NipPop incontra Gianluca Coci


NipPop ha intervistato Gianluca Coci, professore di lingua e letteratura giapponese all’Università degli Studi di Torino e traduttore. Fra i suoi lavori c'è anche Nero su bianco di Tanizaki Jun'ichiro, romanzo al centro del secondo appuntamento di NipPop Book Club che si terrà il 14 novembre 2019.

NipPop: Caro Gianluca, innanzitutto grazie per avere accettato questa intervista. Come sai NipPop ha finalmente lanciato il suo primo Bookclub, e il secondo libro scelto per il nostro ciclo “Giappone noir” è proprio un romanzo da te tradotto, Nero su bianco di Tanizaki Jun’ichirō, edito nel 2018 da Neri Pozza. Non è il primo romanzo di Tanizaki del quale ti sei occupato in quanto poco tempo prima hai avuto l’occasione di tradurre Le domestiche, uscito per i tipi di Guanda: com’è stato tradurre Tanizaki, confrontarsi con un grande autore di epoca moderna, per te che solitamente prediligi autori contemporanei? 

Gianluca Coci: Ciao a tutti! Prima di tutto voglio ringraziarvi per avermi dato l’occasione di partecipare tramite questa intervista al primo Bookclub di NipPop: è sempre molto bello parlare di libri e confrontarsi. 
Sì, in effetti traduco soprattutto autori contemporanei, però ho anche tradotto autori moderni come Abe Kōbō, Ōe Kenzaburō, Inoue Yasushi e, adesso, Tanizaki Jun’ichirō.
Sono molto contento di avere avuto l’occasione di tradurre Tanizaki: tra i grandi autori del Novecento è sempre stato il mio preferito. Tra l’altro ho tradotto tre suoi romanzi completamente diversi l’uno dall’altro. Le domestiche è l’ultimissimo romanzo di Tanizaki, del 1963, ed è una sorta di corollario a Neve sottile in cui l’autore parla delle domestiche nella casa di questo scrittore ormai anziano (alter ego dello stesso Tanizaki); è scritto in un linguaggio molto classico, è un romanzo in cui le atmosfere sono assai rarefatte. Poi ho tradotto Nero su bianco, un mistery, uno dei romanzi del crimine di Tanizaki a cui lo scrittore si è dedicato intorno agli anni Venti e Trenta. L’ultimo, che ho appena finito di tradurre, è invece La gatta, Shōzō e le due donne, ma riguardo questo vi parlerò meglio dopo.

NipPop: Nero su bianco è un romanzo annoverato nel genere hanzai mono, romanzi del crimine. In un certo senso si scosta dalla produzione più tradizionale di Tanizaki (nonostante i temi come l’ossessione e il delirio ritornino quasi come a voler rassicurare i lettori riguardo la paternità dell’opera): leggerlo e tradurlo, ti ha ricordato qualche altro autore? Se sì, in quali dettagli?

Gianluca Coci: Nero su bianco è una crime story molto particolare, in cui Tanizaki si ispira molto ad altri autori del genere di quel periodo: in particolare a Edogawa Ranpo, considerato il maestro del mistery, sia nelle descrizioni molto dettagliate, sia nelle ambientazioni. Ma mi ha ricordato molto anche Unno Jūza nel suo Shin’ya no shichō, Il sindaco della notte, un mistery molto psicologico e intricato nella trama, oscuro, notturno.
Nelle prime pagine addirittura mi sembrava di non tradurre Tanizaki, era abbastanza insolito, poi pian piano vengono fuori le sue caratteristiche, le sue ossessioni erotiche e distruttive, l’ossessione per la bellezza femminile… anche se queste vengono spesso messe in secondo piano dalla volontà di cimentarsi in questo nuovo genere. Non riesce a eguagliare i grandi maestri, ma l’essersi cimentato in un genere diverso è una dimostrazione del genio ecclettico di Tanizaki, che si svincola in questo modo dall’etichetta di romanziere ossessionato dal sesso e dalla bellezza femminile.

NipPop: Quali sono, a tuo avviso, i punti di forza di questo romanzo, e quali quelli di (eventuale) debolezza? La traduzione italiana è molto fluida grazie al tuo lavoro, e immaginiamo che tradurre un autore del calibro di Tanizaki ti abbia portato a confrontarti con un lessico diverso: quali sono, se ce ne sono state, le parti che hanno rappresentato una sfida durante la traduzione? 

Gianluca Coci: Un punto di forza è senza dubbio il fatto che si tratta di un mistery scritto da un autore che di mistery non si occupava. Tuttavia, questa stessa caratteristica è anche il suo punto di debolezza, poiché per quanto Tanizaki calchi la mano in alcuni punti tentando di imitare i grandi maestri del crime non riesce a eguagliarli. Nel complesso, la bellezza di Nero su bianco sta nel coniugare le caratteristiche del mistery con i tropi narrativi più ricorrenti di Tanizaki.
Nero su bianco presenta un linguaggio ormai obsoleto rispetto al giapponese contemporaneo, del resto parliamo di un romanzo scritto quasi un secolo fa. Difficile nella lettura, con un gran numero di kanji anche complessi e non più utilizzati: la comprensione del testo è stata la prima grande difficoltà. Dopodiché la seconda difficoltà stava proprio nel rendere questo giapponese nel migliore italiano possibile, cosa che ovviamente ogni traduttore cerca sempre di fare. Nero su bianco è, a detta di Tanizaki stesso, un romanzo incompleto e mal riuscito, nel senso che non è mai stato pubblicato in un volume a sé stante. Come ho già detto, considerato il tentativo di Tanizaki di cimentarsi in un genere non suo, soprattutto nelle prime pagine avevo l’impressione di tradurre un altro autore, il Tanizaki che tutti conosciamo è emerso poco alla volta.

NipPop: Sappiamo che hai appena finito di lavorare a un altro Tanizaki: puoi anticiparci qualcosa?

Gianluca Coci: Sì, ho appena finito di tradurre un romanzo breve, di un centinaio di pagine che si chiama La gatta, Shōzō e le due donne. In questo caso, mi ha affascinato molto il fatto che la vera protagonista della storia, una gatta, vada a sostituire la bellezza femminile che in genere è al centro delle storie di Tanizaki. La gatta protagonista diventa la discriminante in questa storia dove due donne si contendono l’amore di un uomo. In questo caso l’infatuazione di Tanizaki per l’occidente è trasmessa al lettore attraverso il piccolo felino, a volte simpatico, a volte meno, come spesso accade coi gatti. Il romanzo uscirà per Neri Pozza a gennaio e spero che andrà a infoltire la serie di storie giapponesi che hanno come protagonisti i gatti e che costituiscono quasi un genere a sé della letteratura giapponese – si pensi a Io sono un gatto di Natsume Sōseki, o Sayonara, gangsters Takahashi Gen’ichirō in cui il gatto Enrico IV è un gran bevitore di latte e vodka, o altri romanzi da poco usciti nelle nostre librerie come Se i gatti scomparissero dal mondo di Kawamura Genki. 
Grazie ancora per l’intervista, e spero che la discussione su questo romanzo possa essere bene animata e attendo di conoscere i vostri pareri!


 

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