NipPop @ TIFF 2019: HUMAN LOST


Tokyo, 2036: il progresso scientifico e tecnologico ha reso la morte ormai un ricordo lontano. Riscrittura in chiave cyberpunk di Lo squalificato di Dazai Osamu, HUMAN LOST (HUMAN LOST Ningen shikkaku 人間失格) trae ispirazione dalle opere più famose dell’immaginario fantascientifico giapponese e ci dimostra che, ancora una volta, la minaccia più grande dell’umanità rimane se stessa.

Da sinistra: Ubukata Tow (sceneggiatore), Hanazawa Kana (doppiatrice), Kizaki Fuminori (regista) sul palco dell’EX Theater Roppongi per il Tokyo Film Festival 2019. (Copyright: TIFF Press)

Da Neon Genesis Evangelion a Ghost in the Shell, da Akira a Godzilla, sono numerose le citazioni che si possono trovare in questo lungometraggio realizzato in computer grafica e diretto da Kizaki Fuminori. Traendo spunto sia dalla tradizione di science-fiction giapponese sia dallo spleen che permea l’opera di Dazai, HUMAN LOST mette in scena una società vittima di se stessa e in perenne contrasto con la tecnologia, contemporaneamente benevola e distruttrice, in puro spirito cyberpunk. La sconfitta della morte non è più simbolo di libertà, ma anzi diventa l’ostacolo che impedisce all’umanità di liberarsi: la liberazione attraverso la morte costituisce infatti uno dei motivi principali che spingono i personaggi all’azione.

Gli squalificati
Il film, scandito in quaderni come l’opera di Dazai, si apre sulla rush hour notturna a Takadanobaba, Shinjuku. Un uomo si allontana dalla stazione, cominciando a mostrare evidenti segni di mutazione e degenerazione cellulare. Hiiragi Yoshiko e l’agenzia per il mantenimento della salute non hanno dubbi: sta per trasformarsi in un LOST, un vero e proprio mostro dalla forza sovrumana che semina distruzione ovunque vada. Yoshiko ha un’abilità molto particolare: quella di riuscire a monitorare a distanza le condizioni di salute della popolazione per prevenire il fenomeno dei LOST. Attraverso la sua abilità, Yoshiko è una delle colonne portanti della “Curva della salute”, un grafico che permette di prevedere la salute futura dell’umanità. Se questa curva si mantiene positiva, S.H.E.L.L — il sistema informatico basato su nanomacchine che mantiene le persone in vita — può funzionare correttamente. Esiste però un altro individuo, Horiki Masao, che possiede la stessa abilità di Yoshiko, ma con una differenza fondamentale: il suo obiettivo è seminare distruzione, può influenzare negativamente la Curva ed è ritenuto il principale responsabile del fenomeno dei LOST.

La spinta criminale di Horiki e l’azione benevola di Yoshiko si bilanciano nella Curva, e per questo la ragazza è convinta che ben presto apparirà un terzo individuo, in grado di far pendere l’ago della bilancia verso la salvezza o la distruzione, e determinare il destino dell’umanità: si tratta di Yōzō, giovane pittore tormentato dai fantasmi della sua infanzia che più volte ha tentato il suicidio. Basta però una telefonata al 119 dell’amico Takeichi, seccato dal suo ennesimo tentativo, per riportarlo in vita: attraverso un meccanismo di geolocalizzazione infatti, l’operatore può mettere in funzione le nanomacchine presenti nei corpi delle persone per riattivare i loro corpi senza vita.
Così Yōzō e Takeichi fanno la conoscenza del misterioso e apparentemente innocuo Horiki, che, in una scena chiaramente ispirata a Matrix, propone loro una scelta: restare tra le braccia opprimenti di S.H.E.L.L, oppure provare la sua droga e diventare veramente esseri umani liberi. Takeichi, Yōzō e i loro compagni, stanchi di essere cittadini di serie B e abitare nell’Outside, il degradato quartiere fuori Tokyo, decidono di tentare un disperato assalto alle mura della Tokyo centrale, nella speranza di un futuro migliore. Il piano però fallisce disastrosamente: Takeichi perde il controllo a causa della droga e si trasforma in LOST. Lo stesso Yōzō, incapace di contenere la disperazione, si trasforma e fa a pezzi l’amico, riuscendo in qualche modo a sopravvivere grazie all’aiuto di Yoshiko.

L’ago della bilancia
Da questo momento, parallelamente al romanzo di Dazai, Yoshiko e Horiki diventano per Yōzō i due punti di riferimento fondamentali, le due spinte verso cui la sua vita tende: da un lato la speranza di un futuro migliore, dall’altro la distruzione ultima per l’umanità; da un lato il perdono e l’assoluzione, e dall’altro l’attaccamento a un passato di sofferenze e l’incapacità di andare avanti.  
Incapace di salvare Yoshiko dall’élite politica che la sacrifica per allungare la propria vita, la morte della ragazza fa piombare Yōzō in una spirale di odio e distruzione, il cui sfondo è la Tokyo moderna, che in pieno spirito cyberpunk viene messa a ferro e fuoco dalle migliaia di persone improvvisamente trasformatesi in LOST. Il finale è catartico: in un mondo nuovo, ormai privo di S.H.E.L.L. e di qualsiasi garanzia sulla salute umana, Yōzō sceglie di combattere per l’umanità per difendere l’ultima cosa che gli ha lasciato Yoshiko. “Tu [Horiki], non hai più niente. Io invece ho la speranza: ho un mondo libero da catene e il futuro che Yoshiko ha voluto proteggere”.

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