Storie di fantasmi e cortigiane dal Giappone: la vita nei quartieri del piacere al di là di ogni stereotipo


Quattro racconti dei tre più celebri autori di letteratura licenziosa, operanti tra XVIII e XIX secolo, in una raccolta pubblicata in Italia nel 2019 da Atmosphere Libri, a cura di Cristian Pallone.

Yoshiwara è il quartiere dei piaceri ufficiale di Edo nel periodo Tokugawa (1603-1867). Negli anni precedenti al grande incendio del 1657, sorgeva nel cuore della città, a Nihonbashi, per poi essere trasferito ai margini, presso Asakusa, cinto da mura e circondato da un fossato; un’unica entrata lecita si apriva presso il cosiddetto Grande Portale, che portava alla zona centrale, Nakanochō. Un’unica entrata voleva dire anche un’unica uscita, il che faceva sì che le donne che vivevano all’interno del quartiere raramente, se non mai, mettessero piede al di fuori di Yoshiwara. È questo il luogo descritto in tre dei quattro racconti contenuti ne Il rovescio del broccato - Storie di fantasmi e cortigiane dal Giappone, che mostrano uno spaccato della routine quotidiana di prostitute, geisha, apprendiste, clienti e varie altre figure che operavano nei quartieri del piacere. 

Dismessi gli abiti di scena, anche le cortigiane non sono altro che donne

 

Tutti e quattro i racconti seguono alcuni cliché letterari che accomunano gli scritti licenziosi, come ad esempio il fatto di racchiudere la vicenda in una sola giornata che va dal tramonto all’alba, arricchirla di dettagli precisi sugli ambienti, sull’abbigliamento dei personaggi e sugli aspetti della vita quotidiana nel quartiere; far rientrare i personaggi in determinati “tipi umani” come il giovane bello ma inesperto, l’impostore che si finge uomo raffinato, la prostituta d’alto rango esigente; adottare uno stile discorsivo incentrato prevalentemente sui botta e risposta tra i personaggi. Questo tipo di stile, in particolare, ricorda molto la trascrizione delle battute di un’opera teatrale, e richiama alcune performances degli intrattenitori che operavano nei quartieri licenziosi, chiamate ukiyo monomane, “imitazioni del mondo fluttuante”, consistenti nella messa in scena di imitazioni dei toni e dei modi di parlare tipici di alcune tipologie di persone. Gli scambi di battute, quindi, permettono a chi legge di comprendere il carattere dei personaggi, in base ai modi di dire, ai giochi di parole e ai neologismi che utilizzano; oppure il loro stato d’animo, anche quando non è esplicitamente mostrato. I cliché, pur essendo tali, appaiono squisitamente letterari, e cioè non contribuiscono affatto all’immaginario comune della geisha nel mondo occidentale, che trasforma queste donne in mere prostitute “esotiche” e intriganti, dotate di fascino ammaliante ed esclusivamente sensuale, tutte con un solo ruolo da interpretare e prive di qualunque altra caratterizzazione. Allo stesso tempo, gli autori dei quattro racconti si cimentano in diverse sperimentazioni, scegliendo di non rispettare sempre gli “schemi” propri dei racconti licenziosi e conferendo alle storie una più ampia varietà e un più ampio spessore. 

Da che mondo è mondo, sono molte le storie di fantasmi di defunti che tormentano i vivi, ma quella di uno spirito vivente che tormenta un morto è inaudita. 

Il primo racconto della raccolta è intitolato Geisha e il lamento del cuculo e fu scritto da Tanishi Kingyo, le cui date di nascita e morte ci sono sconosciute, ma che sappiamo aveva pubblicato diversi racconti licenziosi tra il 1777 e il 1780. La storia, fittizia, vede protagoniste due donne realmente esistite, Otoyo e Otomi, che si contendono l’amore di un bel giovane di nome Rojū. L’ambientazione, in questo caso, è al di fuori del quartiere dei piaceri ufficiale, Yoshiwara, ma ciò non ha impedito all’autore di arricchire il racconto di descrizioni dettagliate dei luoghi e di inserire il gossip nei dialoghi. Un altro aspetto che costituisce una deroga dallo standard dei racconti licenziosi è, inoltre, l’estensione del tempo della narrazione: non è racchiusa in una sola giornata, ma si sviluppa in più giorni. Le vicende delle due rivali in amore permettono anche ai lettori meno esperti di entrare nelle dinamiche dei rapporti tra i clienti e le intrattenitrici, in quanto subito entrano in gioco temi importanti come la gelosia tra rivali e la fedeltà del cliente nei confronti di una sola donna, sancita da gesti drammatici ed eclatanti: il tatuaggio del nome dell’amato sul braccio, la recisione delle dita come pegno d’amore, il suicidio. Nel racconto, sarà proprio il tatuaggio a essere responsabile dell’equivoco che porterà a svelare gli inganni tramati e permetterà all’autore di mostrare tutte le difficoltà e le sofferenze che è necessario affrontare in una relazione tra un giovane e una geisha. Non mancano i riferimenti ad altre opere letterarie di diverso genere - il titolo stesso del racconto sembrerebbe richiamare un’opera di ornitologia - e diverse eco di una cultura più folkloristica. La gelosia di Otoyo, infatti, la porterà a celebrare riti magici contro Otomi, fino al punto di perseguitarla anche dopo la morte: riti accuratamente descritti, che rimandano a leggende tradizionali e al taoismo.

Dopo la notte col suo amato, lei resterà malinconica, non vorrà mangiare niente, né esporsi alla vista dei passanti. Dopo esser tornato a casa, lui vedrà il volto di lei in ogni cosa, persino nella statuetta di Amida sull’altare di famiglia. Chiunque li vedesse, li prenderebbe per sciocchi, ma per loro nulla è mai stato più sensato.

 

Quarantotto mosse per conquistare una cortigiana è il secondo dei quattro racconti della raccolta. Fu scritto da Santō Kyōden (1761-1816), autore prolifico di illustrazioni e racconti licenziosi che incappò anche nelle maglie della censura, evento che contribuì ancora di più al suo successo. Le “mosse” descritte, in realtà, sono soltanto cinque, di cui quattro effettivamente narrate, e sono raccontate attraverso storie diverse, tutte con un proprio titolo, ambientate a Yoshiwara e incentrate sugli incontri tra clienti di diverso tipo con prostitute di vario rango. L’autore, dunque, si concentra particolarmente sui personaggi e sul loro modo di essere, piuttosto che sulla descrizione degli ambienti: clienti giovani ma raffinati con prostitute di alto rango eppure ingenue, che suscitano una sorta di tenerezza; clienti abituali che hanno instaurato un rapporto molto confidenziale con le no di una geisha, che contribuiscono a dare ulteriore profondità a ciò che provano i protagonisti.cortigiane; clienti rozzi o impostori, finti raffinati che si fanno vanto di qualità che non possiedono; coppie di amanti che si ingegnano per coronare un sogno d’amore che potrebbe non realizzarsi mai. La mossa del vero amore è sicuramente la storia più intensa delle quattro, e vede protagonisti un giovane e una prostituta profondamente innamorati l’uno dell’altra, i quali devono affrontare non solo le difficili condizioni economiche di lui, ma anche il rifiuto di lei di frequentare altri clienti e i conseguenti scontri con la tenutaria della casa alla quale appartiene per contratto. I sentimenti dei due personaggi, espressi nei dialoghi, sono inoltre accompagnati nel racconto a due poesie, inserite con il pretesto del canto lonta 

Non sarà la scatolina di Urashima o uno scrigno di vetro ma doloroso è l’aprirsi del giorno dopo una nottata d’amore.

 

Il terzo racconto della raccolta si intitola Il rovescio del broccato: scritto da Santō Kyōden, è parte di una trilogia: l’autore fu colpito dalla censura proprio dopo la sua pubblicazione. La storia vede protagonisti la cortigiana Yūgiri e il giovane mercante Izaemon, disconosciuto dalla famiglia proprio a causa delle sue continue frequentazioni dei quartieri di piacere. Pur non essendo ambientata a Edo, le descrizioni dei luoghi si rifanno molto al quartiere di Yoshiwara. In realtà, la vicenda sembra costituire un pretesto per l’autore per raccontare ciò che di solito sfugge ai racconti licenziosi, ossia la vita mattutina nei quartieri del piacere. Gran parte del racconto, infatti, è incentrato su ciò che accade di giorno, quando i clienti normalmente vanno via. Si sussegue un via vai di persone alla casa in cui vive Yūgiri, tra parrucchieri, bigiottiere, venditori di cibo, mendicanti, apprendiste e bambine intente alle loro mansioni, scambi di battute tra le diverse cortigiane. Un vero e proprio bagno di realismo, molto dinamico, raccontato in modo da far credere a chi legge di essere uno spettatore effettivo di ciò che di norma rimane fuori dall’interesse narrativo. Non manca, però, l’espressione dell’intensità del sentimento fra i due protagonisti, perdutamente innamorati, svelato attraverso un dialogo inframmezzato dai versi, inseriti con il pretesto dei giochi che si svolgevano nelle stanze adiacenti a quella in cui si trovavano i due amanti.

Per quanto un soldo basti a comprare il ferro per annerire i denti, una cortigiana non si piegherà neanche di fronte a mille monete d’oro.

 

L’ultimo racconto che chiude la raccolta, Un bivio sulla strada della conquista della cortigiana, è stato scritto da Umebori Kokuga (1750-1821). Il successo dell’autore si deve proprio a quest’opera, caratterizzata dalla focalizzazione su un preciso momento della serata, la notte: in questo modo, la tipica attenzione ai dettagli dell’ambiente lascia il posto all’approfondimento della relazione tra i protagonisti. Il racconto è un vero e proprio “bivio”, costituito da due storie speculari. La prima, intitolata Un’intima serata d’estate, riguarda un cliente altezzoso e sfrontato che cerca di raggirare una cortigiana scaltra, ed è quindi caratterizzata da un folto scambio di battute piene di allusioni culturali e sarcasmo. La seconda, intitolata Un’intima serata d’inverno, ha come protagonisti Bunri, un uomo poco attraente ma molto raffinato, e Hitoe, una giovanissima prostituta di alto rango superficiale e schiva. Quest’ultima storia sembra mostrare più di tutte la dura vita delle giovani donne nelle case di piacere: risalta la frustrazione della giovane Hitoe, che si comporta in modo scontroso nei confronti di Bunri, perché non lo apprezza. Ma essendo egli un cliente abituale e gradito alle altre ragazze, rifiutarlo sicuramente provocherebbe gravi conseguenze. Ecco perché i tentativi di riappacificazione da parte di Hitoe risulteranno incalzanti e struggenti. 

I quattro racconti della raccolta mostrano a chi legge il mondo di Yoshiwara e dei quartieri del piacere, adottando molteplici punti di vista e descrivendo un’ampia varietà di occasioni e tipi umani. Non c’è bisogno di una conoscenza pregressa di questo mondo per comprendere ciò che viene raccontato, in quanto la raccolta è dotata di una prefazione e di una ricca postfazione, a cura di Cristian Pallone, e alcuni aspetti più opachi contenuti sono chiaramente spiegati nelle note. La lettura in un primo momento risulta sicuramente leggera, spesso anche divertente ma, se si presta attenzione, vi sono molti aspetti che possono fungere da spunti di riflessione sulla condizione, per niente facile o felice, delle donne che operavano nel campo della prostituzione nel periodo Tokugawa. 

Qui comincia il diritto del broccato. Il fulgore del paesaggio notturno leggetelo pure in altri libretti, che in gran numero sono già circolati. 

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