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NipPop

Dietro la maschera: “Persona 5” e la società giapponese contemporanea

Persona 5 (ペルソナ5, Perusona Faibu), sesto capitolo nonché punta di diamante della serie Persona, è un Japanese Role-playing Game (JRPG) nato nel 2016 dalla direzione e sceneggiatura di Hashino Katsura, affiancato da Yamamoto Shinji e Tanaka Yuichirō. Prodotto dall’azienda videoludica giapponese Atlus e dalla divisione P-studio, la serie venne inizialmente pensata come spin-off di Shin Megami Tensei (真・女神転生) nel 1996, per poi superare quest’ultimo in popolarità. Grazie alla fusione tra elementi culturali giapponesi e trama soprannaturale, Persona 5 si è affermato come uno dei JRPG migliori degli ultimi anni, distinguendosi soprattutto per la critica sociale rivolta alle grandi istituzioni – il sistema giudiziario, la scuola, la famiglia e la politica – e alle problematiche del Giappone contemporaneo.

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Il jōruri, un’arte dal cuore di legno

Il bunraku, in origine chiamato jōruri, è una delle forme di teatro più importanti del teatro tradizionale giapponese, caratterizzata dall’uso di burattini e da una complessa combinazione di narrazione e musica. Nato nel periodo Edo (1603-1868) dal gusto della nuova classe emergente dei mercanti, questo genere teatrale riflette l’incontro tra diverse tradizioni artistiche e lo sviluppo culturale del Giappone dell’epoca.

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“Nel paese delle donne selvagge” di Matsuda Aoko: il folklore tradizionale giapponese interpretato in chiave femminista

Matsuda Aoko, traduttrice e scrittrice giapponese, è conosciuta per la sua estetica satirica e fortemente femminista. Ha riscontrato il suo primo grande successo con La donna muore (Onna ga shinu) del 2019, finalista allo Shirley Jackson Award. È però con la sua ultima opera Nel paese delle donne selvagge (2021) che si afferma nel panorama della letteratura femminile e fantasy mondiale.

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IN di Kirino Natsuo: tra INvenzione e INdagine

Attraverso un’investigazione sospesa tra finzione e realtà, In riflette la crisi delle relazioni umane e dei sentimenti che le attraversano. Menzogne e tradimenti, verità e concretezza: ogni confine si assottiglia quando la letteratura entra in gioco. Kirino Natsuo, figura portante della detective fiction giapponese, costruisce una storia in cui la soppressione delle emozioni sembra essere l’unica via possibile per sopravvivere all’amore.

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NipPop X FEFF28: “The Ozu Diaries” di Daniel Raim

Un viaggio nell’universo di Yasujirō Ozu, dove il vuoto si fa immagine e il quotidiano diventa eterno. Attraverso frammenti di diari e luoghi sospesi nel tempo, Daniel Raim ci guida alla scoperta del regista che ha saputo filmare gli invisibili turbamenti del cuore umano.

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 NipPop X FEFF28: “Tokyo Taxi” di Yamada Yōji

Yamada Yōji, regista novantaquattrenne, è alle prese con la sua novantunesima pellicola. Sarà la sua ultima fatica? Dopo aver visto Tokyo Taxi, c’è da sperare di no, considerando che il film rappresenta una delle sue prove migliori degli ultimi anni. Per questa nuova regia si affida, alla sceneggiatura, a Asahara Yuzō, in una riscrittura del film franco-belga A spasso con Madeleine. Tra gli interpreti troviamo un altro nome storico del cinema giapponese, Baishō Chieko, affiancata dal carismatico Kimura Takuya. Un team che non delude le aspettative.

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NipPop x FEFF28: “Tiger” di Anshul Chauhan

Tra critica sociale e rappresentazione di una dimensione rurale che fatica ad accettare il diverso, l’ultimo film di Anshul Chauhan ci immerge nella gay scene di Tokyo, tracciando il profilo di un protagonista maturo, sospeso tra le responsabilità che derivano dalla volontà di vivere la propria identità e il bisogno di costruire un nucleo familiare solido.

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NipPop X FEFF28: “Unchained” di Yoshida Keisuke

Questa è la storia del signor Nishi e dei ragazzi che si trovano nel suo centro riabilitativo per giovani violenti e problematici, la storia di un adulto dal passato criminale per il quale tenta di fare ammenda ogni giorno scegliendo di non abbandonare questi adolescenti bisognosi di una guida e soprattutto di qualcuno che creda in loro.

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NipPop X FEFF28: “90 Meters” di Nakagawa Shun

90 metri: la distanza massima entro cui il ricevitore del giovane Tasuku può captare le richieste di aiuto della madre, costretta a letto a causa della SLA. Novanta metri: il raggio entro cui si è contratto il suo intero mondo. Quanto è difficile, per lui, spingersi anche di un solo passo oltre quella soglia invisibile? E quanto lo sarebbe per noi se, figli unici con un genitore malato e nessun altro a cui appoggiarsi, ci trovassimo a fare i conti ogni giorno con quella stessa frontiera silenziosa? È la domanda con cui il regista Nakagawa Shun interroga il suo pubblico, presentando in anteprima internazionale 90 Meters: la storia di un caregiver adolescente costretto a ridisegnare la propria vita attorno alla malattia della madre.

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