Il capolavoro di Minato Kanae ritrae in maniera inquietante una società che premia il successo a scapito dell’umanità: giovani sospesi tra il desiderio di onnipotenza e il vuoto etico, nati dalle macerie di una famiglia tradizionale ormai incapace di trasmettere il peso morale della responsabilità. “Sono ben conscio che l’omicidio sia un crimine. Ma non lo sono altrettanto a proposito del fatto che sia da ritenere a tutti i costi un atto malvagio.”(Shūya, Confessioni) In un ordinario ultimo giorno dell’anno scolastico, il chiacchiericcio degli studenti della 1ºB di una scuola media di provincia viene interrotto dal gelido discorso pronunciato dalla loro insegnante di scienze e responsabile di classe, la professoressa Moriguchi Yūko. Il suo non è solo un addio alla sua classe, ma un più definitivo addio all’insegnamento e alla sua professione. Questa drastica scelta è maturata a causa di un evento straziante e quanto più inquietante. Appena pochi mesi prima, infatti, la figlia di quattro anni di Moriguchi, la piccola Manami, è stata trovata priva di vita nella piscina della scuola e la sua morte è stata archiviata come incidente. Nessuno avrebbe biasimato la professoressa per la sua scelta visto il forte trauma che aveva affrontato, ma la questione