


























































































Tratto dall’omonimo manga di Fujimoto Tatsuki e prodotto dallo studio MAPPA, questo film è molto di più di un sequel della prima stagione dell’anime, ma uno spunto di riflessione sul significato intrinseco della parola amore.

In una Tokyo appena oltre il nostro presente, la giustizia non si misura più in anni di pena, ma in gradi di compassione. Al posto delle prigioni sorgono torri; i colpevoli scompaiono dietro nuove etichette, mentre la punizione si dissolve in un linguaggio che simula empatia. Tokyo Sympathy Tower di Rie Qudan si apre così come un esperimento narrativo e morale: che cosa accade quando linguaggio, tecnologia e architettura si alleano per “correggere” l’umano? Dietro l’apparente utopia di una società empatica si nasconde una domanda più inquietante: fino a che punto le parole possono alleviare la colpa — e quando, invece, iniziano a occultarla?

”L’uovo dell’angelo” (天使のたまご, Tenshi no tamago) del 1985 scritto e diretto dal regista Oshii Mamoru, autore di “Ghost in the Shell”, è arrivato per la prima volta in Italia al cinema in una versione inedita in 4K per celebrare il 40ª anniversario dall’uscita dell’opera.