Quanto si è disposti a rischiare per raggiungere la libertà? Questa è la storia di tre giovani studentesse che sono pronte a tutto pur di realizzare i loro sogni!
All Greens di Koyama Takashi è un film tragicomico tratto dall’omonimo romanzo di formazione di Nakimi Do. Protagoniste della vicenda sono tre giovani studentesse di un istitituto tecnico nel remoto villaggio di Tokaimura, situato nella prefettura di Ibaraki, dove è cresciuto lo stesso regista Koyama.
Hidemi Boku, personaggio principale interpretato da Minami Sara, vive una situazione difficile sia in casa, a causa del padre violento, che a scuola, perché emarginata e bullizzata. Si sente oppressa in quel villaggetto di campagna che lei stessa definisce “senza futuro”. La sua unica via di fuga dalla realtà è il rap, con il quale riesce a esprimere appieno i suoi sentimenti. Quasi ogni sera, Hidemi si riunisce per strada con un gruppo di ragazzi con la sua stessa passione, e insieme formano i Tokaimura Chypher: lei ne fa parte con l’alias di Neuromancer, tratto dall’omonimo romanzo di Gibson. Un giorno le viene detto che un famoso beatmaker vuole produrre un suo brano e la invita a casa sua. L’incontro si rivela una trappola, ma Hidemi, con astuzia, riesce a rovesciare la situazione trovando a casa del produttore qualcosa che le cambierà la vita: tre sacchetti contenenti semi di cannabis!
Yaguchi Miruku, seconda protagonista della storia, è una grande appassionata di cinema, tanto che sogna di diventare una famosa regista a Tokyo. Nella vita reale è costretta a interpretare il ruolo della figlia e studentessa modello, ma l’unica cosa che vuole è godere appieno la giovinezza. Arrivata al limite della sopportazione, sceglie di far accadere “qualcosa di grosso” per far ripartire da zero la sua vita.
A chiudere questo improbabile trio è Iwakuma Mako, sicuramente la più coscienziosa delle tre. Sogna di diventare una mangaka, ma viene rifiutata in tutti i concorsi, arrivando quasi al punto di arrendersi. La sua vita familiare non è complicata come quella delle sue compagne, tuttavia anche lei ha un ottimo motivo per voler fuggire: evitare un matrimonio combinato.
Anche se per motivi diversi, tutte e tre le ragazze sognano di cambiare vita e di andarsene da Tokaimura. L’unico modo per farlo è procurarsi una forte somma di denaro e Hidemi offre loro una soluzione perfetta – tanto quanto rischiosa -, cioè coltivare la marijuana per poi rivenderla.
La pellicola riesce a mescolare commedia, dramma e soprattutto una grande dose di ironia. Quest’ultima è data dalla tematica principale del film, ossia il commercio e la coltivazione della cannabis. La semplicità e facilità con le quali il processo di vendita e produzione di un prodotto severamente vietato in Giappone come la marijuana viene avviato e gestito da tre studentesse qualunque, nonostante sia descritto in maniera molto dettagliata (quasi a volerne insegnare la metodologia), rendono la situazione tanto reale quanto allo stesso tempo improbabile, provocando un senso di straniamento nello spettatore. L’ironia, che permea l’intera opera sta anche nel fatto che le ragazze, in particolare Hidemi e Yaguchi, si sottraggono a una lettura in chiave di “racconto di formazione”. Questo perché rifiutano di vivere una storia noiosa e banale come quelle che caratterizzano il genere, anche se Koyama presenta le loro vicende proprio attraverso gli stessi cliché del più classico format da coming-of-age. Le ragazze nel corso dell’opera, infatti, crescono e maturano, acquisendo una nuova consapevolezza in merito ai propri obiettivi per il futuro , ma senza rinnegare più la realtà nella quale vivono.
Nel suo lavoro di regista Koyama sceglie la semplicità. Non usa nessun tipo di effetto speciale: per rendere le scene più impattanti usa il silenzio, tagliando di netto la musica e ogni altro rumore, e tenendo così il pubblico in tensione per ciò che potrebbe capitare da un momento all’altro. La scelta dell’ambientazione quotidiana e banale – come per esempio la serra della scuola – utilizzata per qualcosa di atipico e anormale, dona al film un tratto decisamente paradossale.
Gli spunti di riflessione che l’opera suggerisce allo spettatore sono numerosi. Tra questi spicca quello dato da Hidemi (grazie alla grande interpretazione di Minami Sara) con la sua affermazione che “il karma non esiste”. Le protagoniste, infatti, agiscono solo spinte dal proprio desiderio di libertà e di fuga dalla società opprimente nella quale si sentono costrette. Le tre ragazze ci insegnano che la realtà non è mai semplice. Tuttavia, per essere veramente liberi, non è necessario cercare di costruirsi una vita anticonvenzionale o fuori dal comune, come in un film di fantascienza. La vita può essere anche un banale romanzo di formazione, l’importante è scegliere come viverla.



