NipPop

NipPop X FEFF28: “90 Meters” di Nakagawa Shun

8 Maggio 2026
Lisa Stivé

90 metri: la distanza massima entro cui il ricevitore del giovane Tasuku può captare le richieste di aiuto della madre, costretta a letto a causa della SLA. Novanta metri: il raggio entro cui si è contratto il suo intero mondo. Quanto è difficile, per lui, spingersi anche di un solo passo oltre quella soglia invisibile? E quanto lo sarebbe per noi se, figli unici con un genitore malato e nessun altro a cui appoggiarsi, ci trovassimo a fare i conti ogni giorno con quella stessa frontiera silenziosa? È la domanda con cui il regista Nakagawa Shun interroga il suo pubblico, presentando in anteprima internazionale 90 Meters: la storia di un caregiver adolescente costretto a ridisegnare la propria vita attorno alla malattia della madre.

Il punto di forza del film risiede proprio nell’identità del suo protagonista. Nella narrativa culturale dominante — giapponese e non solo — il carico della cura ricade quasi sempre sulle spalle delle donne: madri, figlie, mogli. 90 Meters sceglie deliberatamente di ribaltare questa convenzione, mettendo al centro un ragazzo. Un adolescente maschio che cucina, assiste, gestisce le visite degli OSS e pianifica le proprie giornate attorno ai bisogni di qualcun altro. Non è un dettaglio marginale: è una scelta autoriale precisa, tanto più significativa perché il film è ispirato alle vicende personali dello stesso regista, Nakagawa Shun, che da giovane ha vissuto in prima persona l’esperienza del caregiving. Quella di Tasuku non è una storia inventata a tavolino per commuovere il pubblico — è una storia vera, restituita con la misura di chi la conosce dall’interno.

Tasuku ha l’età in cui si dovrebbe avere il mondo davanti. Il club di basket, gli amici di scuola, i progetti ancora vaghi sul futuro, ma anche la normale quotidianità fatta di piccole libertà. Sono tutte cose che ha imparato a rimandare, ogni giorno, per rincasare in tempo e affiancare l’OSS di turno nelle cure della madre. Non è una scelta eroica: è semplicemente ciò che è diventata la sua vita, senza che nessuno glielo chiedesse esplicitamente. È il tipo di sacrificio che non fa rumore e non si vede dall’esterno.

A complicare il quadro c’è l’incomunicabilità che contraddistingue il rapporto madre-figlio. Da un lato un adolescente che attraversa uno dei momenti più instabili della propria formazione, intrappolato in una casa che sa di malattia e di responsabilità che non gli appartengono per diritto d’età. Dall’altro una madre che la SLA ha privato dell’autonomia fisica, ma non del pensiero né della preoccupazione per il figlio. Se le parole scarseggiano, a sostituirle ci sono i gesti: le cure quotidiane, la presenza costante, la cucina.

Le incomprensioni, però, non mancano. La madre è in pensiero per il futuro di Tasuku, che sembra aver smesso di progettare qualsiasi cosa — non solo il domani, ma anche il presente. Cucina solo cose basilari, mangia quasi esclusivamente carne, ignora le verdure. I voti scolastici scendono di pari passo con le sue prospettive. Al ragazzo, con le porte delle scuole superiori che si chiudono una dopo l’altra, non resta che la via del colloquio diretto con gli istituti, che richiede la scrittura di un tema incentrato su ciò a cui si è dedicato di più durante gli anni scolastici.

Tasuku sceglie di scrivere della madre. Nel farlo mette a fuoco qualcosa che fino ad allora era rimasto confuso: che sua madre non è da compatire, che nemmeno lui lo è, e che entrambi — lei soprattutto — meritano stima per la forza che dimostrano ogni giorno. È una presa di coscienza più lucida che sentimentale, il tipo di chiarezza che arriva solo quando si è costretti a trovare le parole giuste per raccontare qualcosa che si è vissuto senza mai davvero guardarci dentro.

Con il supporto degli OSS, che nel tempo sono diventati una rete concreta attorno a loro, Tasuku trova il modo di parlare con la madre. Le confessa il desiderio di continuare gli studi a Tokyo. La madre lo incoraggia a farlo, a costruire la propria vita senza trattenersi per lei. E lo fa nell’unico linguaggio che ha sempre padroneggiato meglio di qualsiasi altro: gli prepara un diario di ricette, perché possa prepararsi i pasti da solo ogni giorno — verdure incluse.

Tasuku parte. Porta con sé il ricevitore e si allontana oltre i novanta metri, oltre il segnale, oltre il confine che aveva imparato a non attraversare.

Il film non indugia sulla commozione: Nakagawa Shun racconta questa storia con la sobrietà di chi sa che la realtà, quando è autentica, non ha bisogno di essere amplificata. In un panorama cinematografico in cui il tema del caregiving giovanile è ancora poco esplorato — e quasi mai declinato al maschile — 90 Meters occupa uno spazio preciso e necessario.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Oltre a rimanere aggiornato sui nostri eventi e le nostre attività, riceverai anche l'accesso a contenuti esclusivi!

Marketing a cura di

Prossimi eventi

Articoli recenti

NipPop X FEFF28: “The Ozu Diaries” di Daniel Raim

Un viaggio nell’universo di Yasujirō Ozu, dove il vuoto si fa immagine e il quotidiano diventa eterno. Attraverso frammenti di diari e luoghi sospesi nel tempo, Daniel Raim ci guida alla scoperta del regista che ha saputo filmare gli invisibili turbamenti del cuore umano.

Leggi tutto

 NipPop X FEFF28: “Tokyo Taxi” di Yamada Yōji

Yamada Yōji, regista novantaquattrenne, è alle prese con la sua novantunesima pellicola. Sarà la sua ultima fatica? Dopo aver visto Tokyo Taxi, c’è da sperare di no, considerando che il film rappresenta una delle sue prove migliori degli ultimi anni. Per questa nuova regia si affida, alla sceneggiatura, a Asahara Yuzō, in una riscrittura del film franco-belga A spasso con Madeleine. Tra gli interpreti troviamo un altro nome storico del cinema giapponese, Baishō Chieko, affiancata dal carismatico Kimura Takuya. Un team che non delude le aspettative.

Leggi tutto

NipPop x FEFF28: “Tiger” di Anshul Chauhan

Tra critica sociale e rappresentazione di una dimensione rurale che fatica ad accettare il diverso, l’ultimo film di Anshul Chauhan ci immerge nella gay scene di Tokyo, tracciando il profilo di un protagonista maturo, sospeso tra le responsabilità che derivano dalla volontà di vivere la propria identità e il bisogno di costruire un nucleo familiare solido.

Leggi tutto