Salta al contenuto principale

NipPop

NipPop X FEFF28: “The Ozu Diaries” di Daniel Raim

15 Maggio 2026
Clarice Greco

Un viaggio nell’universo di Yasujirō Ozu, dove il vuoto si fa immagine e il quotidiano diventa eterno. Attraverso frammenti di diari e luoghi sospesi nel tempo, Daniel Raim ci guida alla scoperta del regista che ha saputo filmare gli invisibili turbamenti del cuore umano.

The Ozu Diaries è un documentario che attinge direttamente dai diari personali di Yasujirō Ozu (1903-1963), maestro del cinema giapponese che ha saputo mettere in scena la trasformazione del dramma e la profondità del quotidiano con l’arte della regia in opere come Il tempo del raccolto del grano, Viaggio a Tokyo e Il gusto del sakè. Il grande successo dei suoi film risiede proprio nello stile contemplativo, nell’attenta osservazione delle dinamiche familiari e nella capacità di rappresentare sia lo scorrere che la perdita del tempo. 

Un omaggio visivo e filosofico al maestro Ozu, che si avvale delle fonti più private come lettere e fotografie della cerchia degli amici e collaboratori più stretti. Un documentario che prova a raccontare la vita di un uomo colmo di dilemmi, che ha faticato a metabolizzare il ricordo della guerra, a comprendere le fratture del suo animo ma che, al contempo, è riuscito a creare opere di estrema tenerezza ed umorismo. Il lungometraggio tenta di avvicinare gli spettatori all’animo travagliato di Ozu attraverso le sue stesse parole e pensieri. Per tutto il corso del documentario ascoltiamo i racconti della sua vita tratti dai diari, come la sua prima esperienza lavorativa nei Tokyo Kamata Studio, dove lavorò come assistente di camera, o i suoi racconti sul periodo militare in Cina. Nel 1926 il maestro inizia a lavorare per il regista di commedie Tadamoto Okubo per poi intraprendere la sua personale carriera, ispirandosi ai film muti occidentali tra cui quelli di Charlie Chaplin. Per molti anni i giornalisti e gli spettatori stessi gli chiesero perché non facesse film parlati, visto che le tecnologie lo permettevano, e così arrivò la sua prima pellicola con audio nel 1936 con Hitori Musuko. Riguardo al periodo militare in Cina (1937-1939), sappiamo che Ozu scattò più di 4000 foto andate perdute in un incendio, ricordi che hanno lasciato una profonda frattura nell’animo del regista. In quegli anni Ozu, obbligato a normalizzare la morte del nemico, dovette accettare scelte che lo tormenteranno per gli anni a venire. 

Elemento centrale del progetto è il coinvolgimento di figure eminenti del panorama cinematografico contemporaneo — fra cui Wim Wenders, Kurosawa Kiyoshi, Tsai Ming-liang, Luc Dardenne e l’attrice Kagawa Kyoko — che condividono riflessioni personali su come l’eredità di Ozu continui a permeare la pratica filmica mondiale. Questi interventi testimoniano come la capacità di Ozu di elaborare artisticamente il dolore personale, le cicatrici della guerra e la quiete della routine quotidiana, abbiano generato un corpus di opere che trascendono i confini geografici e temporali. Il cinema di Ozu è spesso descritto come l’essenza stessa dell’anima giapponese: un mix di rassegnazione, rigore e spiritualità, uniti a una profonda tenerezza per la fragilità umana. David Thompson, il regista di questa pellicola, evita saggiamente la trappola del documentario didattico fatto di date e “teste parlanti”. Al contrario sceglie un’impostazione che si configura come un pellegrinaggio. Thompson ci porta nei luoghi cari al regista: dagli studi della Shochiku a Ofuna, dove Ozu ha forgiato il suo stile unico, fino alle strade di Kamakura, dove riposa sotto una lapide che reca un solo carattere: 無 (Mu), il nulla o il vuoto. Il vuoto è un concetto cardine del pensiero classico giapponese, da intendere non come assenza, quanto più come vuoto creativo e generativo che attinge direttamente al buddismo zen. Ozu trasporta nell’arte questo concetto: inquadrature di stanze vuote, corridoi silenziosi, pause prolungate prive di dialogo diventano spazi di contemplazione in cui lo spettatore è invitato a riflettere sul significato nascosto degli eventi appena accaduti. Le sue celebri pillow shots — inquadrature fisse di ambienti domestici o paesaggi urbani inserite tra le scene drammatiche — non costituiscono semplici transizioni, bensì respiri visivi che creano distanza e meditazione, un vuoto apparente in cui risiede la densità emotiva.

The Ozu Diaries offre un accesso privilegiato all’universo creativo di un maestro assoluto del cinema, un’opera imprescindibile per chiunque desideri comprendere le radici profonde del cinema moderno e riscoprire la lezione senza tempo di Ozu: la bellezza risiede nell’essenziale, la verità emerge dal silenzio. Un tributo degno a un titano del settore.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Oltre a rimanere aggiornato sui nostri eventi e le nostre attività, riceverai anche l'accesso a contenuti esclusivi!

Marketing a cura di

Prossimi eventi

Articoli recenti

Dietro la maschera: “Persona 5” e la società giapponese contemporanea

Persona 5 (ペルソナ5, Perusona Faibu), sesto capitolo nonché punta di diamante della serie Persona, è un Japanese Role-playing Game (JRPG) nato nel 2016 dalla direzione e sceneggiatura di Hashino Katsura, affiancato da Yamamoto Shinji e Tanaka Yuichirō. Prodotto dall’azienda videoludica giapponese Atlus e dalla divisione P-studio, la serie venne inizialmente pensata come spin-off di Shin Megami Tensei (真・女神転生) nel 1996, per poi superare quest’ultimo in popolarità. Grazie alla fusione tra elementi culturali giapponesi e trama soprannaturale, Persona 5 si è affermato come uno dei JRPG migliori degli ultimi anni, distinguendosi soprattutto per la critica sociale rivolta alle grandi istituzioni – il sistema giudiziario, la scuola, la famiglia e la politica – e alle problematiche del Giappone contemporaneo.

Leggi tutto

Il jōruri, un’arte dal cuore di legno

Il bunraku, in origine chiamato jōruri, è una delle forme di teatro più importanti del teatro tradizionale giapponese, caratterizzata dall’uso di burattini e da una complessa combinazione di narrazione e musica. Nato nel periodo Edo (1603-1868) dal gusto della nuova classe emergente dei mercanti, questo genere teatrale riflette l’incontro tra diverse tradizioni artistiche e lo sviluppo culturale del Giappone dell’epoca.

Leggi tutto

“Nel paese delle donne selvagge” di Matsuda Aoko: il folklore tradizionale giapponese interpretato in chiave femminista

Matsuda Aoko, traduttrice e scrittrice giapponese, è conosciuta per la sua estetica satirica e fortemente femminista. Ha riscontrato il suo primo grande successo con La donna muore (Onna ga shinu) del 2019, finalista allo Shirley Jackson Award. È però con la sua ultima opera Nel paese delle donne selvagge (2021) che si afferma nel panorama della letteratura femminile e fantasy mondiale.

Leggi tutto