NipPop

NipPopxFEFF26 – “Motion Picture: Choke”

1 Maggio 2024
Noemi Caforio

Vivere in un mondo dominato dal silenzio e dall’assenza di civiltà può fare paura, eppure è questa la dura realtà con la quale deve fare i conti la protagonista del film Motion Picture: Choke, proiettato in anteprima internazionale sabato 27 aprile al Far East Film Festival 26 di Udine. Un film drammatico e intenso, capace di stimolare le riflessioni dello spettatore con la sola forza del linguaggio del corpo.

Nagao Gen, con la sua opera distopica, diventa il primo regista giapponese a proporre un film senza dialoghi e in bianco e nero nel genere della science-fiction; ebbene sì, il linguaggio verbale è totalmente assente dalla pellicola, nonostante la mancanza di parole venga perfettamente sopperita dalla gestualità e dall’espressività dei personaggi.

Felicità, stanchezza, frustrazione, rabbia, paura… tante sono le emozioni ben identificabili sul viso dell’attrice Wada Misa, che interpreta un susseguirsi frenetico di sentimenti nel momento in cui si ritrova ad affrontare le situazioni più disparate, come ad esempio la necessità di procacciarsi da mangiare e da bere o la gioia che scaturisce dalla melodia generata da una pioggia gentile.

 

È un mondo post-apocalittico quello in cui si ritrova a vivere la protagonista, dove lo spettro di una civiltà perduta si ripresenta sotto forma di esoscheletri di edifici in rovina e di una umanità regredita a uno stato primordiale, dove l’urgenza della sopravvivenza e gli istinti più animaleschi scandiscono l’andamento dei giorni e delle stagioni.

Seguendo quelle che sono le abitudini della donna, riportate nella loro semplicità più cruda, veniamo proiettati in una realtà apparentemente idilliaca, ma l’illusoria spensieratezza che tinge le prime scene del film viene continuamente minacciata e minata dai ricorrenti incubi che assillano la donna di notte e che sono evidenti presagi di un futuro prossimo funesto. 

Difatti l’arrivo di una banda di furfanti determinerà la fine del quieto vivere e – se vogliamo – dell’ingenuità che sembra caratterizzare la protagonista, da quel momento in poi più consapevole delle ombre che si allungano nel suo mondo. 

Le trappole posizionate dalla donna a seguito dell’evento traumatico, la porteranno all’incontro con un giovane ragazzo che presto diventerà il suo compagno di vita e con il quale imparerà a condividere quelli che erano i piaceri e le paure di una esistenza  fino ad allora solitaria.    

 

 

Sebbene possa sembrare che il film proceda in maniera lineare, lo spettatore, giunto a quella che potrebbe essere una plausibile conclusione, si ritrova invece di fronte a un risvolto inaspettato, culminante nel finale effettivo.

Motion picture: Choke si propone come il racconto di un’umanità agli esordi, in cui gli uomini, in un mondo senza regole, vengono guidati dalla necessità e dalle inclinazioni personali. Il bene e il male sono concetti che sfuggono alle costrizioni imposte dalla filosofia o da un’etica condivisa tipiche di una società civilizzata, e la loro pratica così come qualunque tipo di scelta dipendono solo ed esclusivamente dalla natura intrinseca dell’uomo. 

Tuttavia, così come il bianco e il nero, le luci e le ombre si fondono e si mescolano, anche i confini tra bene e male si fanno labili e difficili da tracciare con matematica certezza.  

 

 

Non va tralasciato il fatto che la pellicola è anche e soprattutto la storia della crescita personale della protagonista, che attraverso un percorso di sofferenze e disillusioni matura, lasciando da parte l’innocenza quasi infantile delle prime scene per cogliere in maniera più tempestiva i pericoli che le si pongono davanti, e affrontarli. 

Le atrocità e le violenze che da sempre hanno contraddistinto l’indole umana, vengono percepite in maniera amplificata da lei per il semplice fatto di essere donna. Wada Misa diventa dunque un ulteriore veicolo per raccontare la battaglia femminista contro la prevaricazione e la violenza maschile. 

In conclusione Motion Picture: Choke cattura con forza e suggestione, riesce a strappare il sorriso e a provocare tensione e disagio, offre al pubblico piena libertà di interpretazione sul significato del finale e di riflessione sui messaggi che in generale il film vuole comunicare. 

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Oltre a rimanere aggiornato sui nostri eventi e le nostre attività, riceverai anche l'accesso a contenuti esclusivi!

Marketing a cura di

Prossimi eventi

Articoli recenti

Takopi’s Original Sin: la speranza di un futuro più luminoso

Takopi’s Original Sin (タコピーの原罪 – Takopī no Genzai) di Taizan 5, manga pubblicato tra il 2021 e il 2022 sulla piattaforma digitale Shōnen Jump+ e successivamente adattato in una serie anime nel 2025, affronta con toni crudi e disarmanti temi come bullismo, abusi domestici e solitudine infantile. Attraverso l’incontro tra la piccola Shizuka e l’alieno Takopi, l’opera mette in discussione il semplice binarismo tra vittima e carnefice e propone una riflessione sulla violenza sistemica che colpisce l’infanzia, contrapponendo l’estetica kawaii a una narrazione profondamente tragica e rivelando come empatia e comunicazione possano diventare l’unico possibile spiraglio di speranza.

Leggi tutto

Namamiko – L’inganno delle Sciamane: un peculiare e inquietante spazio di rivendicazione femminile

Namamiko. L’inganno delle sciamane (なまみこ物語 – Namamiko monogatari) di Enchi Fumiko, una delle voci più importanti della letteratura femminile giapponese del secolo scorso, è stato pubblicato in Giappone nel 1965, e uscito in Italia nel 2019 tradotto da Paola Scrolavezza per Safarà editore. Romanzo storico di particolare costruzione e intreccio, riprende una delle più celebri ambientazioni del Giappone antico, la corte imperiale, e all’interno dei suoi palazzi dà voce ai personaggi che più sono rimasti oscurati e silenziati all’interno della letteratura tradizionale: le donne.

Leggi tutto

Far East Film Festival 28 – Novità dell’edizione 2026!

Dal 24 aprile al 2 maggio 2026 a Udine si terrà la 28esima edizione del Far East Film Festival (FEFF), intitolata “Un nuovo racconto dell’Asia”. Con un programma ricchissimo e una forte identità culturale, il festival continua a raccontare l’Asia contemporanea attraverso uno sguardo plurale capace di unire storie, volti e sensibilità diverse sotto l’impronta cinematografica.

Leggi tutto