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NipPop

NipPop x FEFF26 – Uno, due, uno due, “Shall We Dance?”

29 Aprile 2024
Andrea Balena

Un classico del cinema giapponese: il Far East Film Festival 26 propone una retrospettiva su Suo Masayuki con una delle sue pellicole più famose, Shall We Dance? (Shall we dansu?, 1996).


Più noto all’estero per il remake statunitense del 2004 con protagonisti Richard Gere, Susan Sarandon e Jennifer Lopez, Shall We Dance? di Suo Masayuki è in realtà una perla di comicità che, tramite la danza, vuole toccare vari talloni d’Achille dell’emotività umana. Che sia per mantenere vivo il ricordo del proprio defunto marito, per ritrovare un po’ di stima in se stessə o per esprimersi attraverso i movimenti del corpo, la danza diventa un punto focale della narrazione, che porta lo spettatore a immergersi nella musica da ballroom che accompagna tutta la pellicola.

Inizialmente noto per i suoi ruoli di assistente all’interno del mondo del pink eiga, quella branca della filmografia giapponese dedicata a lungometraggi erotici, Suo ha fatto la sua gavetta durante gli anni Ottanta, debuttando con Abnormal Family: Older Brother’s Bride (Hentai kazoku: aniki no yome-san, 1984), che trae ispirazione – ma ne offre anche una satira – di Tokyo Story (Tōkyō monogatari, 1953) del famoso cineasta Ozu Yasujirō. Tuttavia, le opere più popolari di Suo sono sicuramente quelle nate durante l’ultimo decennio dello scorso secolo: Sumo Do, Sumo Don’t (Shiko funjatta, 1992) e il sopracitato Shall We Dance?, entrambi parte del catalogo di retrospettive del FEFF26.

Proprio Shall We Dance? ci presenta Sugiyama, interpretato da Yakusho Kōji, che, smarrito e depresso in un momento della sua vita fatto di scelte difficili per la famiglia (principalmente la scelta di acquistare una casa), si invaghisce di una giovane donna, Mai, che tutte le sere si affaccia sconsolata dalla vetrata della scuola di ballo Kishikawa. Da qui, il film ci mostra il tuffo nel buio di Sugiyama che, impacciato, cerca di iscriversi proprio alla scuola di ballo: inizialmente potrebbe sembrare la trama per un intrigo fedifrago e invece Suo presenta la nascita di una genuina passione per la danza di coppia.

Durante le lezioni di danza frequentate da Sugiyama, lo spettatore si imbatte in un cast dalla spettacolare comicità, dove spiccano i personaggi di Aoki (Takenaka Naoto), dallo stile e dalla personalità un po’ ‘eccentrici’, e di Toyoko (Watanabe Eri), diretta e sempre pronta alla critica. La vena comica pervade tutto il film, pur senza mai esagerare, lasciando modo alla trama di raccontarci davvero i rapporti e anche i legami che si creano fra i personaggi.

Proprio per l’origine straniera dei balli da sala, il film vuole sottolineare la diversità fra la cultura del ballo in Giappone e in Europa: balli di coppia e non di gruppo, intimità fisica con lə partner, comunicazione diretta fra due persone. Chiaramente, Sugiyama, come molti altri uomini all’interno della scuola di ballo, deve superare l’ostacolo dell’imbarazzo e dell’estraneità: non solo i movimenti fisici (che, in quanto novizio, lo trovano scoordinato e impreparato), ma anche l’opinione della società che li circonda. Un uomo che danza? Per di più con una donna che non è sua moglie? In una società così impostata e rigida riguardo alle relazioni interpersonali, specialmente negli anni Ottanta, il passo da fare (gioco di parole voluto) per uscire dal seminato è rischioso. L’impaccio che accompagna i neo-ballerini nel toccare un’altra persona, che non sia parte del proprio nucleo familiare o del proprio circolo di amicizie strette, è parte integrante del loro percorso di crescita— ed è proprio una delle scene finali che ci mostra come superare questo paletto sociale possa aiutare a rafforzare anche le relazioni con i propri cari. Sugiyama danza con sua moglie, come a voler consolidare una nuova comunicazione, più profonda, fra di loro.

Vincitore di quattordici premi al ventesimo Japan Academy Film Prize e grande successo al botteghino, Shall We Dance? è un film scorrevole, nonostante i suoi 136 minuti, divertente e dalla recitazione delicata ed emotiva al punto giusto. Un’ottima aggiunta alla selezione di quest’anno del festival!

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