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“My Son is Probably Gay”: attraverso gli occhi di una madre

1 Agosto 2025
Sophie Irene Oyo

Un manga slice of life di inaspettata dolcezza e sensibilità, “My Son is Probably Gay”, creato dal mangaka Okura è la rappresentazione della semplicità dell’amore in tutte le sue forme. Una storia di una famiglia che si ama, si conosce e si scopre ogni giorno.

Il mangaka Okura, noto anche per il precedente lavoro intitolato “That Blue Sky Feeling”, inizia a lavorare alla nuova serie “My Son is Probably Gay” nel 2019, pubblicandola inizialmente online e riscuotendo enorme successo, tanto da portare il manga alla pubblicazione cartacea. “My Son is Probably Gay” narra gli eventi della vita quotidiana della famiglia Aoyama: Tomoko, dopo che il marito si è trasferito per lavoro, vive da sola con i due figli adolescenti Hiroki e Yuri. L’intuito materno e la difficoltà di Hiroki a celare le proprie emozioni fanno sorgere il dubbio a Tomoko riguardo l’orientamento sessuale del figlio. Questa è una storia di scoperta, supporto e tutela di un ragazzo che inizia a conoscere sé stesso grazie alla grandezza dell’amore di una madre, un amore privo di condizioni o aspettative da soddisfare. 

L’interrogativo di Tomoko riguardo l’orientamento sessuale del figlio è evidente a partire dalle prime pagine in cui spesso ripete “probabilmente, mio figlio è gay”. I suoi occhi sono, non a caso, lo strumento principale attraverso il quale seguiamo il cammino del protagonista. Una scelta peculiare perché fornisce una prospettiva alternativa nel trattare la tematica di scoperta ed esplorazione della sessualità. È più comune incontrare produzioni sull’argomento in ogni medium che si focalizzano sull’immedesimazione del personaggio che scopre e vive la propria sessualità in rapporto alla società e famiglia, ma nel caso di “My Son is Probably Gay” sappiamo relativamente poco di quello di Hiroki possa provare. Tomoko non ha prove concrete e, tuttavia, si sforza nel comprenderle il figlio, accompagnandolo nel suo percorso senza forzare conclusioni precoci.

Arriviamo dunque al personaggio protagonista del manga: Hiroki. Frequenta il primo anno di liceo ed è descritto come un ragazzo solare, ingenuo e un po’ bonaccione, che si lascia trasportare dalle proprie emozioni. Fin da bambino, Hiroki si mostra estroverso e coccolone, come si vede in diverse tavole del manga, dove sono rappresentati affettuosi baci e abbracci con gli amici d’infanzia. Nonostante la sua personalità aperta, Hiroki appare anche impacciato e talvolta trasparente, soprattutto quando, riferendosi ai suoi interessi romantici, usa involontariamente il maschile, per poi scusarsi imbarazzato. Inoltre, Hiroki sembra nutrire un forte interesse per Shiraishi Daigo, un compagno di classe con cui scambia messaggi e pensieri dolci, proprio ciò che ci si aspetterebbe da un adolescente innamorato. I primi due volumi della serie esplorano proprio questo: la crescita del rapporto tra i due ragazzi, che, attraverso la conoscenza reciproca, iniziano a scoprire sé stessi.

I ragazzi non sono però gli unici ad affrontare un percorso di sviluppo, Tomoko stessa intraprende un grande cambiamento. Se all’inizio del manga considera suo figlio Hiroki un libro aperto, nel corso del tempo e con un’attenta riflessione sull’infanzia del figlio, si convince al contrario del fatto che Hiroki, come tutti noi, è fatto di luci e ombre con i propri segreti e insicurezze non dette, idee e convinzioni che lo rendono sfuggente anche a chi gli è più vicino. Il nascondersi è un comportamento tipico della fase adolescenziale; Hiroki ha, possibilmente, le sue prime cotte scolastiche, le prime delusioni romantiche o amicizie che si perdono nel tempo, e nonostante Tomoko non sia a conoscenza di tutto, è sempre al suo fianco. Si ha l’idea di un comportamento materno quasi ideale, Tomoko è una madre che sostiene il figlio in ogni passo nel percorso della vita, senza opprimerlo, lasciandogli la libertà e possibilità di sperimentare, di provare emozioni, di trovare la propria strada nel mondo in completa autonomia ma senza fargli mancare quel supporto genitoriale di cui un figlio ha bisogno. 

Tomoko è una donna paziente, riflessiva, razionale ed emotivamente matura. Il suo personaggio, pur contrastando con quello del marito Akiyoshi, sembra lavorare in sintonia con lui, almeno per quel poco che vediamo. A differenza di Tomoko, Akiyoshi tende a indirizzare i figli verso strade più convenzionali, in linea con le aspettative sociali. Un esempio di ciò è la sua speranza che Hiroki cambi idea e scelga un percorso di studi scientifico, piuttosto che umanistico. Akiyoshi è un uomo che, spinto dall’affetto e dal senso di protezione, trasmette ai figli ciò che conosce, cercando di farli seguire la vita che ha scelto e vissuto. Tuttavia, pur non imponendo mai le sue idee su Hiroki e Yuri, è un personaggio che vediamo poco e che, nel contesto narrativo, appare principalmente per contrasto, senza mai essere violento o autoritario, non propone il proprio punto di vista come quello “corretto” da adottare. È un uomo molto propenso alla riflessione, al cambio di opinione e all’accoglienza che mai si è dimostrato intollerante o restio nell’informarsi su ciò che non conosce.

Il fratello minore, Yuri, è anch’egli parte integrante del manga. Frequenta le scuole medie e rappresenta il classico personaggio maschile taciturno, misterioso, che preferisce la quiete della solitudine piuttosto che il caos della compagnia. Le diverse sfaccettature di Yuri iniziano ad essere svelate nel secondo volume del manga, in cui vengono rivelati i suoi interessi e hobby, ma anche le difficoltà che incontra nel relazionarsi e capire gli altri. Yuri stesso dice “credo di non riuscire a comprendere bene cosa voglia dire che qualcuno ‘ti piace’”. Nonostante ciò, è impossibile negare l’intesa che c’è tra i due fratelli, e in cui, paradossalmente, Yuri ha un intuito più sviluppato che gli rende possibile leggere l’anima del fratello come fosse la sua.

“My Son is Probably Gay” è una lettura che non solo esplora il significato di scoprire sé stessi e la propria sessualità, ma celebra anche l’importanza di un supporto incondizionato, come quello che una madre può dare a un figlio, senza imporre etichette o aspettative. Come ci ricorda la nostra Tomoko “Questo è mio figlio, probabilmente è gay, e questa è la nostra preziosa famiglia, tutto qui”.

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