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NipPop

Satori: l’illuminato dispettoso

26 Gennaio 2016
Davide Maggio

Secondo il folklore giapponese, il Satori 覚 è uno yōkai che ha la sua dimora tra le montagne di Hida e Mino, nella prefettura di Gifu, e che ha la capacità di leggere i pensieri di chi si ritrovi a passare per le zone da lui abitate.

Ma non si limita a questo: la peculiarità del Satori è quella di enunciare a voce alta questi pensieri, mettendo così a nudo le proprie vittime. Si racconta, inoltre, che la creatura non disdegni di banchettare con le carni dei vari malcapitati, se necessario, e che l’unico modo per liberarsene sia spaventarlo, prendendolo alla sprovvista dicendo qualcosa prima ancora che la si pensi.

Benché nella serie animata Satori-chan sia stata rappresentata con le sembianze di una cagnolina, antichi rotoli illustrati come il Kyōka Hyaku Monogatari 狂歌百物語 raffigurano lo yōkai come un essere scimmiesco, tanto da legare la sua origine a quella della Jué Yuán 玃猿, una leggendaria scimmia cinese il cui nome viene pronunciato in Giappone Kakuen.

Il nome dello yōkai viene scritto con lo stesso carattere utilizzato per i verbi “ricordare”, “imparare” (oboeru 覚える) e “svegliarsi”, “aprire gli occhi” (sameru 覚める) e deriva infatti dall’omofono termine buddhista satori 悟り che indica il risveglio, l’illuminazione. Allo yo-kai della serie viene quindi semplicemente aggiunto il suffisso –chan ちゃん, che ha lo scopo in giapponese di conferire un aspetto più dolce, familiare.

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