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NipPop

La Kyōto che non ti aspetti

14 Aprile 2016
Davide Maggio

Kyōto è indubbiamente la città dei templi, delle maiko, della tradizione. È quella città che perfettamente incarna lo stereotipo occidentale del Giappone, dove anche negli angoli più impensabili è possibile imbattersi in un Torii 鳥居 e in eventuali templi (jinja 神社 se shintoisti, tera 寺 se buddisti) di diversa grandezza. Dove non è raro incontrare qualche bellissima ragazza che passeggia indossando un elegante wafuku 和服. Ma c’è molto di più.

Per quanto a prima vista non possa sembrare, il nuovo millennio è arrivato anche a Kyōto. L’immancabile accessorio dell’elegante ragazza in wafuku non è più il kinchaku 巾着, ma il selfie stick.

A Kyōto convivono in egual misura palazzi imperiali e grattacieli, parchi e agglomerati urbani. Se a nord della città, ad Arashiyama, si trova una gigantesca foresta di bambù, qualche chilometro più a sud si trova Kawaramachi, una gigantesca foresta di negozi.

Shijō-Kawaramachi, la zona dove si intersecano Shijō-dōri e Kawaramachi-dōri (due delle vie principali della città) è, insieme alla zona della stazione di Kyōto, la perfetta antagonista di classici spot turistici come Gion o Nijō. Una parte della città frenetica, intensa, dove si salta da un negozio all’altro, da un ufficio all’altro, da un treno all’altro. Dove grattacieli e centri commerciali fanno da sfondo a un carnevale di luci, voci, vetrine, colori.

Scesi da un qualsiasi bus partito da una qualsiasi zona periferica della città, il primo impatto è quello di rimanere senza fiato, di sentirsi di troppo, di avere come l’impressione di non aver capito niente di quella che pensavi fosse la città della quiete, della tranquillità. Ci si aspetta la pagoda a tre piani del Kiyomizudera e una bottega di matcha 抹茶, ma davanti a noi troviamo la Kyōto Tower accompagnata da un immancabile Starbucks Coffee.

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Nella sua incoerenza Kyōto ti abbraccia. Ti dà l’opportunità di scoprire una cultura distante migliaia di chilometri da quella occidentale, ma senza negare quel pizzico di globalizzazione selvaggia che ti fa sentire a casa. Ti catapulta dalla parte più remota dell’Asia alla più familiare delle metropoli.

Kyōto non va visitata, va decantata. È un’esperienza indispensabile per ogni amante del Giappone, ma ha sicuramente bisogno del suo tempo per essere apprezzata nel migliore dei modi.

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