Nato come evoluzione del fandom giapponese, l’oshikatsu si è trasformato in una pratica sociale diffusa e socialmente legittimata. Supportare un oshi significa oggi costruire una routine, relazioni affettive e identità personali. Un fenomeno che riflette le trasformazioni culturali del Giappone odierno.
Negli ultimi anni, in Giappone ha cominciato a prendere sempre di più piede la pratica dell’oshikatsu (推し活) che ha cambiato in modo radicale la cultura giapponese. Ma quale è il significato di questo termine e perché è diventata una pratica culturale socialmente rilevante?
Il termine è nato dalla fusione delle parole oshi 推し (‘preferito’) e katsu 活 (‘attività’)e indica l’insieme di attività con cui una persona decide di supportare il proprio oshi. Esistono una moltitudine di “preferiti”, in sostanza tutto può potenzialmente diventare un oshi: i più popolari sonoidol, personaggi di anime o manga, attori/attrici, mascotte, oggetti, ecc., insomma qualsiasi cosa può essere considerata da qualcuno come un oshi.
Le sue radici storiche affondano nella cultura idol degli anni ‘80. Man mano che gli idol hanno guadagnato popolarità, i fan hanno iniziato a sviluppare modi unici per esprimere il proprio sostegno. In rete il termine è apparso per la prima volta nel 2016 e ha iniziato a guadagnare grande popolarità su Twitter, fino a raggiungere, durante la pandemia di COVID-19, un incremento molto significativo come forma di evasione, arrivando addirittura nel 2021 ad essere nominata parola dell’anno in Giappone.

Ad oggi è una pratica estremamente diffusa e riconosciuta anche a livello economico e mediatico. Un articolo pubblicato su Reuters datato gennaio 2025 mostra come ad oggi venga stimato che circa 14 milioni di persone sono impegnate nell’oshikatsu, ovvero l’11% della popolazione giapponese.
L’universo dell’oshikatsu non viene considerato un semplice hobby, ma qualcosa di più, una “forma avanzata di fandom”. Si caratterizza da un insieme di rituali che spaziano dalla fruizione passiva alla creazione attiva. Partecipare a concerti, manifestazioni, creare fan art, fan fiction, circondarsi di gadget iconici del proprio oshi e dedicarsi a lui viene vista come una forma di cura di sé, una vera e propria valvola di sfogo emotiva contro lo stress della vita quotidiana.
Questa vitalità si manifesta prepotentemente anche nell’estetica urbana giapponese. Un elemento visivo molto popolare è la Ita-bag, divenuta simbolo dell’oshikatsu ben prima che il termine diventasse di uso comune. Queste borse, fungono da teche portatili in cui i fan espongono file ordinate spille e peluche a tema del proprio oshi. Quello che possiamo osservare non è solo una forma di collezionismo ma una vera e propria armatura sociale che segnala appartenenza e dedizione.

A differenza della vecchia immagine dell’otaku, stereotipo che per decenni ha visto l’individuo socialmente isolato e problematico, l’oshikatsu gode invece di una reputazione socialmente accettata. In particolare risulta dominante a causa di fattori sociali e culturali. Il contesto culturale giapponese è caratterizzato da un forte senso di conformismo e da un contesto lavorativo molto pesante. L’oshikatsu si inserisce in questo contesto fornendo uno spazio di evasione e di espressione del sé tale da rappresentare uno sfogo emotivo cruciale per la vita di tutti i giorni.
Non si tratta solo di “tifare”, ma di avere un vero e proprio scopo. Supportare l’idolo fornisce una routine quotidiana, obiettivi a breve termine e soprattutto una comunità con cui condividere gioie e dolori senza il timore di essere giudicati.
E’ proprio questo impatto sul benessere psicologico e sociale a rendere il fenomeno trasversale, abbattendo anche le barriere anagrafiche. Sebbene sia nato tra i giovani, l’oshikatsu si sta rivelando una risorsa inaspettata anche per la terza età. Recenti studi accademici hanno dimostrato come per la popolazione più anziana il supporto attivo a un oshi funga da stimolo cognitivo ed emotivo favorendo un “invecchiamento attivo”. La devozione riaccende una vitalità che contrasta l’isolamento, suggerendo che avere qualcosa o qualcuno per cui “battere il cuore” sia un fattore protettivo per la salute a lungo termine, indipendentemente dall’età.

Tuttavia l’oshikatsu non è esente da critiche e anzi, dietro alla facciata scintillante della passione condivisa emergono preoccupazioni legate alla sostenibilità economica e alla salute mentale dei fan.
Un recente sondaggio condotto dalla rivista economica Toyo Keizai ha evidenziato come per quasi il 50% dei ventenni l’oshikatsu sia percepito come un vero e proprio “fardello finanziario”. La narrazione secondo cui “spendere equivale ad amare” spinge molti fan a investire somme ingenti per garantire il successo commerciale del proprio idolo, innescando talvolta dinamiche di spese compulsive.
Esiste inoltre un termine specifico con cui i media giapponesi descrivono il logoramento psicologico derivante da questa pressione performativa: Oshi-zukare 推し疲れ(letteralmente “stanchezza da oshi”). Questa condizione si manifesta quando il supporto diventa un obbligo, costringendo i fan a un ciclo continuo di acquisti e presenza sui social media per non sentirsi “meno fedele” degli altri. In casi estremi, come riportato da alcune inchieste, l’ossessione per l’oshikatsu ha portato individui a isolarsi dalle relazioni reali o a trascurare doveri sociali e lavorativi, in un paradosso dove la continua ricerca di connessione porta all’isolamento sociale.

L’oshikatsu si rivela dunque un fenomeno sfaccettato, impossibile da etichettare come una semplice “mania” o “dipendenza”. Se da un lato presenta rischi innegabili legati alla pressione economica e al burnout emotivo, dall’altro risponde a un bisogno umano fondamentale che la società giapponese moderna, spesso frammentata e segnata dalla solitudine urbana, fatica a soddisfare altrove: il bisogno di appartenenza.
In questo scenario la pratica funge così da “collante sociale”, offrendo uno spazio sicuro dove l’individuo può costruire la propria identità, non più basata solo sul lavoro o sulla famiglia, ma sulle proprie passioni. Le Ita-bag, i concerti e i raduni non rappresentano solo occasioni di consumo, ma rituali che generano solidarietà e appartenenza.
La sfida per il futuro risiede sicuramente nell’equilibrio. L’oshikatsu dà il meglio di sé quando rimane una “attività” che arricchisce la vita, senza sostituirsi ad essa. In definitiva, guardare a questo fenomeno significa guardare al cuore del Giappone odierno, caratterizzato da una società, che attraverso la devozione per i suoi idoli, cerca instancabilmente nuove forme di connessione e di speranza.



