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“Toshi Densetsu”: le più celebri, suggestive e spaventose storie del terrore giapponesi!

2 Novembre 2025
Lisa Nicole Manco

È ampiamente risaputo che il Giappone è la terra del fascino e del mistero agli occhi occidentali: terra di potenti divinità, delicata religiosità e paesaggi romanticamente sublimi. Ma dietro alla facciata di rigore, spiritualità e anche cultura kawaii che tutti noi abbiamo imparato a conoscere, si cela un sentimento di profonda irrequietezza, un’angoscia di fondo che si palesa nelle forme più variegate. Mentre finisce il nostro periodo di Halloween, vi proponiamo tre storie del terrore giapponese da brividi!

Le origini storiche della mitologia giapponese risalgono al Kojiki (“Vecchie cose scritte”, 712 d.C.), l’antico testo composto da Ō no Yasumaro per ordine del sovrano Tenmu (631- 686 d.C.) che narra la storia del Giappone dalla sua mitica creazione fino al regno dell’imperatrice Suiko (592-628 d.C). Dalla comparsa di quest’opera, saranno numerosi i racconti orali che verranno messi per iscritto, a testimoniare non solo i grandi miti fondativi, ma anche quelle storie che trovano spazio nei sussurri in penombra di adulti che ammoniscono bambini, nei ghigni di dispettosi fratelli maggiori che terrorizzano i minori e nell’ostentato coraggio dei ragazzini che fingono di non avere paura.

Divinità o kami, spiriti malevoli e benevoli, yōkaiyūrei e non solo, sono i protagonisti del folklore giapponese dai tempi più antichi fino ai giorni nostri: ne vedremo adesso qualche esempio.

La leggenda del Gashadokuro
Il Gashadokuro (“Scheletro affamato”) è uno yōkai, ovvero uno spirito che può presentare una natura sia benevola che malevola in base alle singole caratteristiche: a voi indovinare quella del protagonista di questa prima storia!
Lo spettro nasce in quei luoghi dove è più plausibile trovare importanti ammassi di ossa, come ad esempio campi di battaglia oppure villaggi resi fantasma da carestie o malattie. Questo proprio perché le ossa di coloro che non hanno ricevuto una degna sepoltura costituiscono la gigantesca struttura del Gashadokuro, alto infatti non meno di quindici volte una persona di altezza media! Si tratta, quindi, di un immenso scheletro che vaga nei boschi e nelle campagne notturni in cerca di viaggiatori solitari a cui staccare voracemente la testa a morsi per dissetarsi con il loro sangue.
Come se ciò non bastasse, il Gashadokuro è persino dotato di poteri sovrannaturali: è infatti capace di muoversi senza produrre alcun rumore e addirittura rendersi invisibile agli occhi della vittima!
Il Gashadokuro viene anche menzionato in un racconto del periodo Heian (794-1185 d.C.) che lo vede subordinato ad una maga: Takiyasha-hime, figlia di un samurai ribelle, per vendicare il padre giustiziato a seguito di un colpo di stato fallito, raduna un esercito di yōkai. Come ultimo viene evocato proprio il gigantesco scheletro che, tuttavia, verrà sconfitto dal guerriero Mitsukuni. Appunto la scena dell’evocazione del Gashadokuro è stata rappresentata in una famosa stampa ukiyo-e di Utagawa Kuniyoshi intitolata Takiyasha la strega e lo spirito scheletro (1844).

La leggenda di Kuchisake-Onna
Nel periodo Edo (1603-1868 d.C.), viveva una donna bellissima, moglie di un samurai. La donna, tuttavia, era scontenta del suo matrimonio e venne il giorno in cui il marito la sorprese nell’atto di tradirlo. Infuriato, il samurai sfoderò imperiosamente la katana sfregiando il volto della consorte da orecchio a orecchio: “Nessuno ti troverà bella adesso!”
Si narra che da quel momento lo spirito irrequieto della Kuchisake-Onna (“Donna dalla bocca spaccata”) vaghi nelle notti giapponesi cercando di soddisfare la sua sete di vendetta. L’onryō (“spirito vendicativo”) si presenta allora al malcapitato passante come una figura femminile dal sublime aspetto e dallo straordinario fascino, con il volto coperto da una maschera – che con il passare del tempo si è tramutata in una mascherina chirurgica. Porge solo una domanda alla sua vittima: “Mi trovi bella?”.
In caso di risposta negativa, il povero passante viene pugnalato all’istante (nelle versioni più recenti, tramite un affilatissimo paio di forbici). In caso di risposta positiva, invece, lo spirito rimuove la maschera mostrandosi nel suo vero aspetto: “E adesso mi trovi bella?”. A questo punto si aprono due possibili scenari per la sventurata vittima: fuggire il più velocemente possibile per poi venire comunque trucidata sulla soglia di casa, oppure incontrare lo stesso crudele destino della moglie del samurai e subire lo stesso sfregio fino a una morte lenta.
Questo racconto ha da sempre suscitato grande inquietudine in Giappone e pare addirittura che, nell’estate del 1979, una donna dall’atteggiamento e aspetto del tutto simili alla Kuchisake-Onna terrorizzasse bambini e ragazzi nei sobborghi di varie città giapponesi al punto tale che essi non desideravano più allontanarsi da casa!
Infine, sono numerosi i prodotti della cultura popolare che si ispirano proprio alla leggenda della Kuchisake-Onna: citiamo su tutti il film del 2007 Carved: The Slit-Mouthed Woman, di Kōji Shiraishi e Naoyuki Yokota.

La leggenda di Teke Teke
Leggenda metropolitana più recente, quella di Teke Teke, è la triste storia di una ragazza caduta sui binari di un treno che, spinta da crudeli coetanei o suicida, viene disgraziatamente tranciata a metà. La denominazione Teke Teke risulta essere un’onomatopea in quanto questo sarebbe proprio il suono che lo spirito della ragazza, ormai onryō anch’esso, produrrebbe trascinandosi sui gomiti, essendo stato separato dalla parte inferiore del corpo. Si racconta che la Teke Teke si aggiri nelle zone urbane, in prossimità delle stazioni ferroviarie avvolte dal buio della notte. Sarebbe lecito pensare che, in caso di uno sventurato incontro con il vendicativo spirito, si potrebbe avere abbastanza tempo a disposizione per mettersi in salvo, essendo quest’ultimo sprovvisto di gambe. Tuttavia, Teke Teke è dotata di una soprannaturale rapidità e, una volta in prossimità della vittima, è addirittura in grado di evocare una falce per rendere il favore e tranciare il poveretto a metà. Non è difficile immaginare il perché di tanti prodotti mediatici che presentano questa creatura come protagonista, come ad esempio Teke TekeMoonlit Dread, videogioco horror sviluppato da Med nel 2021 (cliccate qui per provarlo subito!), dove ci si ritrova intrappolati in un convenience store proprio vicino ad una desolata stazione ferroviaria…

In conclusione, nonostante il Giappone presenti una tradizione vastissima di storie del terrore, la celebrazione della festa di Halloween ha un carattere sicuramente diverso rispetto a quello occidentale: per l’arcipelago nipponico, infatti, questa festività rappresenta principalmente un’occasione di svago, un momento dedicato a fare festa con gli amici e organizzare cosplay elaborati. Viene dato più risalto alla cultura pop e alla socialità che alla dimensione spirituale e al ricordo dei defunti.
Nella tradizione giapponese, il momento dedicato al culto dei defunti non è a fine ottobre ma a metà agosto durante l’Obon, ricorrenza di origine buddhista-confuciana, celebrata nei festival estivi attraverso danze e offerte di luce. È proprio durante questa festività che si crede facciano ritorno gli spiriti dei propri cari. Ma non solo: secondo la credenza tornerebbero tra i vivi anche gli spettri di coloro che non hanno ricevuto le dovute preghiere e gli onryō, gli spiriti vendicativi! Ecco spiegato il perché di una così radicata fascinazione del popolo giapponese per il terrore!

Questi tre esempi di leggende metropolitane giapponesi, che si trattino di prodotti indesiderati della tradizione religiosa o metodi subliminali per manifestare l’angoscia derivante dalle rigide norme sociali, oggi sono certamente apprezzate come qualità di espressioni culturali in Giappone e più di recente anche nel resto mondo, in particolar modo durante questo periodo dell’anno in cui l’orrore è ormai divenuto un costume popolare. E voi, cari lettori, conoscete altre leggende metropolitane giapponesi? Quali sono le vostre preferite?

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