Tra fusion, funk e vibrazioni tropicali la musica di Masayoshi torna a circolare tra i social soprattutto tra le nuove generazioni. E’ una nostalgia degli anni ‘80 oppure un bisogno contemporaneo di evasione ed espressione?
Negli ultimi anni il nome di Takanaka è tornato con forza nelle playlist digitali e nei contenuti social, diventando una presenza sempre più familiare anche per chi non ha vissuto la sua epoca d’oro. La sua musica, sembra rispondere a un bisogno contemporaneo. Takanaka Masayoshi è nato nel quartiere di Akabane ma si è trasferito presto a Oimachi, nel quartiere di Shinagawa a Tokyo. Ha iniziato la sua carriera nel 1971 nelle band progressive rock Flied Egg e dopo nella Sadistic Mika Band. La carriera legata alle sue prime band ha avuto una durata relativamente breve; infatti si pensa che il suo momento di picco si sia avuto per lo più con le sue composizioni da solista. E’ stato molto conosciuto dai giovani che sono stati travolti dal movimento della “surf culture”, un movimento che ha spopolato in Giappone intorno agli anni ‘70 ma già presente in America dove è stato ritenuto più uno stile di vita che un semplice movimento culturale che i giovani hanno scelto di adottare come forma di ribellione e di auto-espressione. Vediamo allora come tale movimento e non solo, si riflette nelle composizioni di Takanaka. Si ritiene che la sua carriera sia articolata in quattro fasi: negli anni ‘70 abbiamo l’era tropicale della Kitty Records. In tale epoca ritroviamo il primo album da solista “Seychelles” composto interamente da Masayoshi.
Questo album è stato il suo primo album in studio pubblicato nel 1976 e prende il nome dalle IsoleSeychelles, anche se Takanaka non ha mai visitato tale arcipelago.
“トーキョー レギー” (Tokyo Reggie), èuna canzone il cui testo parla dell’estate, di due amanti, il vento, il mare e il canto principale seguito dai vocalist di sottofondo e dagli archi che trasmettono quella “ascesa” che richiama la felicità e la libertà.
“蜃気楼の島へ” (To the island of Shinkirou), è una canzone pacifica che ti abbraccia calorosamente e ti culla in un sound super rilassante. Dalle sonorità è evidente l’attenzione che Takanaka ha prestato nel confluire ritmiche rilassanti in un genere ricco di strumenti e percussioni (che possono presentarsi sincopate). Il riff di chitarra richiama quel sound Americano di cui John Lee Hooker, i Cactus e JJ Cale ne sono stati i pionieri.
Secondo il The Japan Times, Seychelles è stato un album pionieristico per il fusion e il funk giapponese. Quindi, nel complesso, un album fantastico che è all’altezza del suo nome portando vibrazioni isolane particolarmente adatte per una tranquilla giornata estiva.
Brasilian Skies è il quarto album pubblicato nel 1978, registrato tra Rio de Janeiro e Los Angeles, include Ryuichi Sakamoto e membri dei Toto, con influenze bossa nova e samba.
Parliamo di un artista di grande spessore la cui fama ha colpito soprattutto l’Occidente, espandendosi progressivamente e diffondendosi tra ascoltatori di diverse età, come egli stesso ha raccontato in un’intervista da parte dello scrittore James Balmont: “a un certo punto, la mia casa discografica mi ha chiesto con chi volessi suonare, finì che feci un concerto insieme a Santana allo stadio di baseball di Yokohama” e ancora “in Giappone, la maggior parte del pubblico ai miei concerti ha un’età compresa tra i 50 e i 70 anni, ma a Los Angeles erano per lo più ventenni. Si sentiva davvero la loro energia, il pubblico gridava fortissimo mi sono emozionato”.
Insomma potremmo già arrivare a una minima conclusione del perché stiamo riscoprendo tale artista; in un mondo postmoderno, ricco di tumulti e scosse telluriche che rendono l’identità dell’individuo totalmente dinamica e in contrasto con la società si sente il bisogno di richiamare la spensieratezza, la libertà e la felicità degli anni ‘80. Tuttavia non possiamo fermarci solamente a questo, sia perché non è l’unico motivo per il quale si parla di riscoperta e sia perché si potrebbe cadere nel vortice del “finto benessere” che i media hanno tramutato.
La seconda era rientra tra gli anni ‘80 e ‘90 ed è correlata al suo passaggio a una delle principali etichette discografiche giapponesi, ovvero la EMI Music Japan concentrandosi di più sulla musica contemporanea.
“Jungle Jane”, già dalla prima canzone dell’album, sento di dover precisare la presenza di strumenti digitali presenti in numerose produzioni degli anni ‘80: la batteria con un kick molto box, uno snare abbastanza riverberato e percussioni che a mio parere ricordano un brano pionieristico funky – hip hop del 1982 “The Message” di “Grandmaster Flash & The Furious Five”. Sebbene si distinguono tonalità, tempo e altri fattori insiti musicali, notiamo come tale album rispecchia il sound di tale epoca.
“Exotica”, è un altro brano in cui Takanaka dimostra la sua impronta samba e rivela il suo contatto con Santana; ascoltando con molta attenzione si percepiscono le vibrazioni isolane ed esotiche che Masayoshi ha sempre cercato di rendere note. Si tratta di una miscela Messico-contemporanea che dimostra la grande creatività e spazialità di Takanaka.
La terza era rientra negli anni ‘90 ed è stato invece conosciuto più per le sue apparizioni in tv che per la sua musica. Ricordiamo la sua presenza insieme a Tina Turner in un live del 1985 in Giappone dove hanno performato “Show Some Respect”, oppure in live nella tv giapponese in cui suona “Finger Dancin”. Inoltre la sua carriera musicale non si è fermata assolutamente. Gli album degli anni ‘90 hanno un’atmosfera diversa rispetto a quelli del decennio prima. Molte canzoni presentano proprio quelle caratteristiche di quel decennio.
“Guitar Wonder” dell’omonimo album presenta un sound molto disco. Possiamo dire un simil Jamiroquai, ma ovviamente con le sue grandi differenze. Senz’altro anche qui ritroviamo le sue follie ritmiche chitarristiche, dove viaggia sul manico della chitarra e riempie il vuoto grazie ai suoi mistici e rapidissimi assoli funky.
Prima di trattare della sua ultima era vorrei soffermarmi su un capolavoro artistico che secondo il mio pensiero si presenta come simbolo della versatilità di Masayoshi. L’album in questione è Rainbow Goblins.
Uno degli album più creativi che l’audience giapponese, e non solo, possa ascoltare. Nono album di Takanaka il quale si ispira all’omonimo libro illustrato dell’artista italiano UI de Rico (Ulderico Conte) autore di libri per bambini. L’album è influenzato da artisti come King Crimson e Pink Floyd dove ha unito il suo stile chitarristico tropicale, funkeggiante e suggestivo in sintonia con la profondità visiva e narrativa del libro. Il risultato è una delle sue creazioni più ambiziose, immaginative e fantasiose.
Il libro illustrato Rainbow Goblin racconta la storia di sette goblin che sopravvivono rubando i colori dell’arcobaleno. Li seguiamo durante la narrazione in ambientazioni forestali e montane. La storia termina con la sconfitta dei goblin che si conclude con un potentissimo assolo di chitarra della traccia di Takanaka “You can never come to this place”. L’album crea un ricco viaggio musicale che ripercorre l’arco narrativo del libro originale e ogni traccia riflette una fase della storia in cui sono presenti brevi narrazioni parlate tra le canzoni.
“Prologue”, la prima traccia, inizia con un prologo orchestrale ricco di archi, arpa e percussioni di tamburi, dove gli archi alternano le tecniche del pizzicato e dell’archetto. Il brano finisce con una narrazione in lingua inglese da parte di una ragazzo di nome Roy Garner. A tratti i componimenti assumono un carattere infantile, giocoso e ingenuo. Tuttavia essendo eseguita da turnisti di alto livello e musicisti jazz fusion dimostra un’impronta estremamente raffinata.
L’ultimo periodo è quello più spensierato. Ci troviamo negli anni 2000 in cui ha fondato la sua etichetta Lagoon Records. In questo decennio, le uscite degli album hanno subito un certo rallentamento e abbiamo assistito a un approccio più acustico con nuove interpretazioni di vecchi classici di Takanaka.
L’album “Surf & Turf” del 2004 emana un sound più moderno e rispecchia anche una ripresa di quelle vibrazioni isolane di cui abbiamo parlato.
La canzone “Finger Dancin” dimostra un approccio più progressive. La chitarra è modulata probabilmente con un pedale overdrive o meglio ancora mediante un fuzz face (sono pedali di modulazioni del suono che restituiscono dei suoni più “sporchi” o meglio “crunchy”). Possiamo dire che si tratta di una ricerca di un sound che possa rispecchiare l’espressione di Masayoshi in un mondo che pian piano sta diventando più caotico.
Se non fosse per la sua impronta samba ed esotica in questo album e particolarmente nella canzone “Early Bird”, con i suoi skit e fills di chitarra e con tanto di pinch harmonic (tecnica armonica che prevede l’utilizzo del plettro e del pollice in cui si suona la nota con il plettro e subito dopo la si armonizza avvicinando la punta del pollice che produce un suono acuto, “stridulo”) potremmo anche notare una certa somiglianza con il gruppo “Lynyrd Skynyrd”.
In sostanza, di che genere parliamo? Tutto e niente. Masayoshi si dimostra ancora una volta uno degli artisti più versatili di sempre. Un artista che non ha subito un occidentalizzazione ma che ha sempre seguito il suo istinto. Felice, spensierato, attivo, irrefrenabile, dinamico e non solo, il suo stile visivo eccentrico è il motivo che lo rende immediatamente riconoscibile, soprattutto grazie alle sue chitarre fuori dal comune, come per esempio la chitarra a forma di tavola da surf.
È stata creata in collaborazione con il liutaio Takeda Yutaka, progettata per catturare l’essenza ariosa e balneare del suono psycho-surf di Takanaka. E’ anche un omaggio a un amico scomparso – un’esperienza che ha spinto il chitarrista a riflettere sulla natura fugace della vita. Takanaka, nella stessa intervista al Guardian, ha detto di aver regalato lo strumento “in realtà l’avevo regalata dopo averla usata in molti concerti, ma l’ho ripresa per il tour mondiale. Pensavo di non averne più bisogno. Ma la vita è breve e bisogna fare ciò che si vuole davvero finché si è vivi – è per questo che avevo creato quella chitarra”.
Ma come si spiega questa riscoperta?
Diciamo che effettuare una ricostruzione della sua rinascente fama risulterebbe un’opera travagliata. In un mondo dove siamo circondati e bombardati di notizie, sia positive, sebbene siano poche, che negative sarebbe più opportuno, secondo la mia idea, prendere in considerazione diversi fattori: tra i primi fattori da tenere conto abbiamo il famosissimo algoritmo dei mass media. Le canzoni di Takanaka sono spesso associate a generi come Fusion, Funk, Samba e Masayoshi non è l’unico ad appartenere a questo fenomeno. Così come Dave Brubeck, in piccola parte, ha subito una riscoperta o ancora Casiopea, Fairuz – nonostante sia di diverso genere – e così via.
Un altro fattore probabilmente è il suo stile. Gli ascoltatori, così come gli osservatori hanno bisogno di ribellarsi dalle norme e dalle convenzioni. C’è un crescente impulso nell’individuo nel notare e apprezzare “l’esagerazione” che si presenta soprattutto nello stile di Takanaka partendo dalla sua musica fino ad arrivare alla sua appearance con i suoi vestiti vivaci e le sue chitarre fuori dal comune. Come ultimo fattore, probabilmente uno dei, se non, il più importante è il ruolo dei social media. Prendiamo in considerazione TikTok e Instagram: in entrambe le piattaforme è centrale la condivisione delle foto degli album di Takanaka. Le persone creano reels dove condividono le sue canzoni partendo dalle foto degli album che, come già esplorato, sono spesso giocose, divertenti e vivaci. Inoltre c’è una forte tendenza, quasi come un trend virale, di riprodurre realmente le copertine degli album.
Quindi è chiaro il messaggio che Takanaka vuole trasmettere, ed è chiaro che il messaggio è stato recepito con successo. L’audience sente il bisogno di condividere i capolavori di Masayoshi e di reinterpretarlo perché in un’epoca in cui prevale la catalogazione e la categorizzazione l’individuo ha bisogno di fuggire da ciò per rendersi libero ed espressivo.
Masayoshi non offre risposte ma sensazioni. Non impone significati, non veicola il pensiero ma invita all’interpretazione e alla dinamicità. Proprio questa capacità di essere “ tutto e niente” lo rende incredibilmente attuale. È un invito a riscoprire il piacere dell’espressione.



