Yaguchi Yatora è un comune studente delle superiori: abbastanza popolare, nonostante l’aspetto da “teppista” si fa ben volere dagli altri per la sua disponibilità e gentilezza, e riesce a giostrarsi alla perfezione tra studio e serate a oltranza nei bar di Shibuya in compagnia dei suoi amici. Una vita all’apparenza perfettamente normale, un ragazzo brillante con una prospettiva futura piuttosto standard che, improvvisamente, viene stravolta da un semplice compito di educazione artistica: “disegnate un paesaggio a piacere”.
“Un po’ abbagliante…così tranquilla da
non farla sembrare
nemmeno Shibuya…quando inizia un
nuovo giorno
ma si sta per andare a dormire.
Un mondo blu.”
Sono questi i presupposti che danno inizio al lungo e tortuoso percorso nel mondo dell’arte che intraprende il protagonista di Blue Period, manga scritto e disegnato da Yamaguchi Tsubasa e pubblicato a partire dal 2017 sul magazine Monthly Afternoon. L’opera è raccolta ad oggi in 17 volumi, e il suo successo è attestato dalle numerose copie vendute e dal prestigioso premio Kodansha Manga Award, vinto nel 2020 nella categoria Generale.
La sua attrattiva risiede sicuramente nel presentare una visione estremamente sfaccettata e completa del mondo dell’arte, visto anche lo stesso background dell’autrice, laureata all’Università delle arti di Tokyo, ma ciò che rende la sua storia realmente speciale è la centralità del punto di vista di Yatora, che guida tutta la narrazione attraverso i suoi pensieri, i suoi (numerosi) dubbi e le sue riflessioni. Insomma, una storia vissuta attraverso il più personale e intimo punto di vista di un artista che offre una prospettiva originale su questo ambito, forse meno romanticizzata, più reale e, per questo motivo, più schietta e pungente.
Tutto comincia con un semplice compito di educazione artistica, in cui la professoressa chiede di disegnare un paesaggio a propria scelta: Yatora decide di ritrarre il quartiere di Shibuya all’alba, una delle viste che gli è più familiare, epilogo di un tipico after con i suoi amici più cari. Quando i suoi compagni e la stessa insegnante lo elogiano per i colori che ha deciso di utilizzare – delle tenui sfumature di blu – Yatora si rende conto che, per la prima volta, sente di essere riuscito a comunicare le sue vere e sincere emozioni, e avverte una passione che non aveva mai provato prima di allora.
Nonostante sia considerato un ragazzo troppo brillante e intelligente per frequentare un’università d’arte, come se un tale potenziale potesse venire “sprecato” in una facoltà considerata di serie B, Yatora decide di andare contro ogni aspettativa e impegnarsi per entrare alla Geidai, l’unica università d’arte pubblica di Tokyo, entrando nel club d’arte della professoressa Saeki e iniziando a frequentare uno yobiko, ossia una scuola privata, per aumentare le sue possibilità di superare il temibile esame di ammissione.
Inizia così un viaggio di totale immersione nel mondo dell’arte, un percorso che parte dalle nozioni base del disegno fino ad arrivare ai concetti più astratti della disciplina, evolvendosi di pari passo con le abilità del protagonista, che non smetterà mai di riflettere e mettersi instancabilmente in discussione. Le difficoltà e i problemi, infatti, lo accompagneranno in modo costante, e non si fermeranno al periodo di profondo studio ed esercizio volto a superare l’esame, ma proseguiranno anche una volta ufficialmente accettato alla Geidai, nei suoi anni da studente universitario.
L’aspetto interessante di Blue Period è l’influenza che le persone che circondando Yatora esercitano sulla sua crescita personale. Il suo continuo monologo interiore è sempre accompagnato da una molteplicità di personaggi secondari estremamente sfaccettati, ognuno con la sua storia, i suoi obiettivi e i suoi punti di vista, e l’interazione con loro sarà cruciale per arricchire sempre di più la sua prospettiva non solo sull’arte, ma anche su cosa significhi trovare la propria strada.
È in particolare alla sua senpai Mori, membro più promettente del club di arte, che Yatora deve infatti la nascita della prima scintilla di interesse per la pittura: quando si ritrova ad osservare per caso uno dei suoi dipinti, ha istantaneamente l’impressione di esservi risucchiato dentro, e rimane colpito dalle diverse tonalità utilizzate dalla ragazza. Questo leggero turbamento si insidierà dentro di lui, ed è nel tentativo di replicare tale sensazione che sovrappone varie sfumature di blu ad altri colori, realizzando così la vista di Shibuya.
I primi volumi sono incentrati inoltre sul rapporto complesso con Yuka, una sua compagna di liceo dal carattere ribelle e audace con cui si stuzzica spesso, ma che è in realtà una tra le prime a intuire il suo interesse per il disegno, nonché colei che lo invita per la prima volta a entrare nel club della Professoressa Saeki. Nel corso della storia sarà uno stimolo fondamentale per Yatora in più di un’occasione, nonché un grande aiuto nel suo percorso. La sua identità di genere non conforme, inoltre, costituisce un aspetto importante del suo personaggio, essendo origine del difficoltoso rapporto con i genitori, oltre che motivo di una profonda conflittualità tra ciò che sente essere la sua vera personalità e ciò che invece gli altri si aspettano da lei.
Un’altra presenza importante sono i compagni dello yobiko con cui Yatora trascorre gran parte del tempo dopo la scuola, e in particolare il rapporto di amore-odio che si instaura gradualmente con Yotasuke: tanto vero e proprio prodigio dell’arte da una parte quanto ragazzo schivo e scontroso dall’altra, è l’esatto opposto di Yatora, che nasconde la sua paura del fallimento sotto un’apparenza socievole e cordiale, cercando di compensare i dubbi sulle sue effettive capacità nella pittura con l’esercizio e l’impegno costante. Lo scontro delle loro personalità crea una delle dinamiche più interessanti di tutta la serie.
Nel corso dei volumi, il giovane artista avrà a che fare con una poliedrica schiera di personaggi, tra compagni universitari singolari, professori enigmatici, membri di un collettivo d’arte e addirittura bambini di un corso di disegno in cui lavorerà part-time. Ciascuno di essi presenta una complessità peculiare, che emerge nelle sezioni in cui la storia sposta temporaneamente il punto di vista su di loro, in periodi di focus che si alternano ciclicamente con la narrazione principale di Yatora. La percezione è dunque quella che ogni personaggio abbia vita propria e che la sua storia continui anche al di là delle pagine che ci vengono mostrate.
Effettivamente, le relazioni umane e le persone sono ciò che attira e affascina maggiormente Yatora, soprattutto nel campo dell’arte, come affermato da lui stesso in un capitolo di grande rivelazione, e sono in realtà di fondamentale importanza anche per l’autrice stessa, che si appoggia ad amici, conoscenti e addirittura studenti delle scuole d’arte per la realizzazione delle numerose opere create dai personaggi all’interno della storia, allo scopo di rendere realisticamente l’unicità che contraddistingue lo stile personale di ogni artista.
All’interno della narrazione sono presenti occasionalmente delle brevi sezioni più “didattiche” in cui, ad esempio, vengono spiegate in modo accurato alcune nozioni tecniche relative al disegno o vengono approfondite rapidamente la vita e la visione artistica di un noto pittore, con il duplice scopo di essere tanto funzionali alla narrazione vera e propria quanto informative per il lettore. Pur interrompendo la fluidità del ritmo, queste digressioni contribuiscono all’unicità del manga, offrendo uno sguardo accurato sul mondo dell’arte e accrescendone il fascino, in modo da incuriosire anche i lettori più estranei a questo campo.
Ad accompagnare una storia ben costruita e solida dal punto di vista narrativo troviamo uno stile di paneling d’impatto, che va da vignette strutturalmente più tradizionali a riquadri dalla composizione decisamente originale, specialmente nei momenti di climax, tanto che certe pagine possono essere considerate delle vere e proprie opere d’arte in miniatura. Lo stile di disegno della mangaka è delicato e caratterizzato da tratti sinuosi e tondeggianti, ma è al tempo stesso fortemente espressivo. Ciò si unisce a una scrittura che si alterna tra l’essere estremamente realistica, specialmente nei dialoghi tra i giovani protagonisti, e tanto sensibile da diventare quasi poetica, rendendo l’esperienza di lettura coinvolgente e spesso profondamente toccante.
Questa poeticità è infatti riflesso dell’approccio che rende così unico Blue Period: Yatora non è un protagonista esemplare né tantomeno incredibilmente dotato, ma al contrario è imperfetto e spesso ritratto nei suoi momenti di debolezza. In altre parole, è estremamente umano e vicino alla realtà che molte persone, soprattutto giovani, sperimentano nella quotidianità, ed è per questo che è semplice empatizzare con lui e immedesimarsi nei suoi panni. I suoi errori e le sue conquiste non sono raffigurati in modo eccezionale, ma hanno spesso a che fare con la semplicità della vita di tutti i giorni, in situazioni in cui dà voce a pensieri e riflessioni che parlano al cuore di qualsiasi individuo in cerca della propria strada.
Ogni aspetto del manga lascia intravedere l’enorme passione per l’arte dell’autrice, dall’attenzione posta nell’inserire nozioni tecniche e storiche molto precise fino alle illustrazioni che precedono ogni capitolo, raffiguranti alcune tra le opere d’arte più famose rielaborate con i protagonisti della storia. Allo stesso tempo, si percepisce la cura minuziosa nel rappresentare il lato più umano e reale di ogni personaggio, e ciò fa di questo manga qualcosa di più di una semplice opera incentrata sull’arte: è una storia che invita a guardare dentro sé stessi a fondo per comprendersi meglio, e che sprona ad avere il coraggio di rimanere fedeli a ciò che si è, in qualsiasi circostanza.



