“In ventotto anni, non avevo mai frequentato nessuno, non avevo mai avuto alcuna esperienza sessuale […]. Ma nel giugno del 2015, in pieno giorno, ero faccia a faccia con una escort più grande di me”: è così che inizia il manga autobiografico di Nagata Kabi, mangaka giapponese che attraverso il disegno ha trovato non solo un modo per raccontare la sua storia, ma anche un modo per guarire e riflettere sulle sue esperienze personali.
La mia prima volta di Nagata Kabi è un essay manga, ovvero un manga attraverso il quale l’autrice parla di sé e di alcuni particolari eventi della sua vita. Pubblicato in Giappone tra il 2015 e il 2016, inizialmente in versione digitale sul sito Pixiv (una piattaforma online giapponese per artisti), grazie all’immediato successo ottenuto è stato subito pubblicato in versione cartacea dalla casa editrice East Press, sempre nel 2016.

Nagata Kabi, classe 1987, non si è mai mostrata in pubblico, ma grazie alle sue opere sappiamo abbastanza sulla sua vita. La mia prima volta, infatti, è solo il primo di una serie di essay manga dove l’autrice riflette sulle sue esperienze, prima tra tutte quella che l’ha portata a rivolgersi a un’agenzia di escort lesbiche.
Il titolo dell’opera lascia ben poco spazio all’immaginazione, e il lettore può immediatamente immaginare di che cosa parlerà la storia. Molto interessante è anche il titolo originale in giapponese, che è ancora più diretto: “さびしすぎてレズ風俗に行きましたレポ” (letto sabishisugite rezu hūzoku ni ikimashita repo), che letteralmente può essere tradotto come “report di quella volta in cui ero così triste che sono andata in un bordello lesbico”. Tuttavia, nonostante l’attenzione venga subito posta sull’esperienza sessuale dell’autrice, si potrebbe dire che questa non sia il vero fulcro dell’opera.
Nagata, infatti, parte dal vero inizio, ovvero da tutto ciò che l’ha influenzata e che l’ha portata a rivolgersi a questa agenzia di escort. Nel corso dei primi capitoli approfondisce il modo in cui la sua vita è cambiata una volta finite le scuole superiori, il suo bisogno di sentirsi parte di un gruppo, il rapporto un po’ travagliato con i suoi genitori e in particolare con la madre. Tocca anche argomenti delicati come la depressione e i problemi alimentari, che l’hanno a lungo toccata in prima persona.
Dalle pagine del manga emerge che l’origine della maggior parte delle sue difficoltà era il rapporto con i genitori, da parte dei quali percepiva forti aspettative su chi doveva diventare, che tuttavia ella stessa distorceva nel tentativo di compiacerli. Parla anche del rapporto con la madre, quasi morboso e fatto di odio e amore; Nagata stessa si rende conto che il suo attaccamento per la lei non era affatto sano.

Altra tematica che più volte compare nel corso dell’opera è quella della morte, in particolare del suicidio, che in un certo senso si fa catalizzatore di tutto quanto il percorso di Nagata perché, come afferma con rabbia in uno dei panel del primo capitolo, “visto che non ho niente da perdere, tanto vale morire solo dopo essermi data da fare per risollevarmi un minimo!”
Anche le riflessioni sulla sessualità sono fondamentali all’interno del manga. Nagata riflette sulla sessualità intesa sia come esperienza personale, sia come rivolta nei confronti di altre persone. Ed è qui che espone i suoi pensieri su come nella sua ricerca di affetto non importa il sesso biologico della persona, ma nel momento in cui dovesse avere un rapporto sessuale si sente attratta solo dalle donne. Parallelamente a ciò, Nagata offre anche qualche riflessione sull’identità di genere, e su come l’essere una persona, l’essere sé stessa, venga per lei prima ancora dell’essere una donna.
Tuttavia, quella che forse potremmo considerare come la riflessione più importante del manga, è quella che l’autrice compie sul valore della vita, in particolare della propria, e di che cosa ha bisogno per continuare a viverla. Nagata si rende conto di non essersi mai chiesta che cosa voglia davvero, e di aver a lungo vissuto cercando di compiacere i propri genitori.
Nel corso di questo processo di ricerca e conoscenza di sé che Nagata intraprende, ecco che si inserisce anche l’episodio che dà il titolo all’opera: nel tentativo di colmare il vuoto, la solitudine e la curiosità che prova, si rivolge a un’agenzia di escort lesbiche, ed è così che avviene la sua prima esperienza sessuale, che sarà poi la base per altre riflessioni importanti, come quella sulla comunicazione, e per le sue opere successive.
La mangaka presenta la sua storia attraverso disegni semplici e una narrazione schietta, tuttavia non manca di una profonda sensibilità, che va in un certo senso ad alleggerire quella che è un’opera carica di tematiche forti. Nagata Kabi non ricerca la commiserazione del lettore; piuttosto vuole condividere la sua storia in modo genuino, forse anche come dimostrazione che è sempre possibile rialzarsi e ricominciare da capo.
La mia prima volta è una storia di vero vissuto ed è intensa, coinvolgente. Nagata Kabi apre il suo cuore al pubblico e presenta così un’opera sincera e piena di speranza che, indipendentemente dalle esperienze di ciascuno di noi, può facilmente toccare chi la legge.



