Shōjo Tsubaki: storia di eccentrica follia


Tre declinazioni di un’unica alternativa rappresentazione dell’adolescenza

La shōjo tsubaki o ragazza delle camelie è spesso rappresentata come una bambina alla quale la povertà e l'assenza dei genitori hanno strappato l'infanzia, costringendola a vendere camelie agli angoli delle strade per sopravvivere. Presente già all'interno dei kaimishibai, racconti del folklore giapponese che si servivano della voce di un narratore e di alcune immagini per illustrare vicende spesso drammatiche, diviene poi protagonista dell'opera di Suehiro Maruo, Midori. La ragazza delle camelie, graphic novel da cui vengono tratti un film d'animazione e un live-action.

Rappresentazioni deliranti

La storia che Suehiro Maruo ci racconta è quella di una ragazza, Midori, che, dopo essere stata abbandonata dal padre e aver perso la madre, si lascia ingannare da un uomo incontrato lungo la via dove stava vendendo dei fiori di camelia. L'uomo le offre un posto dove stare, definito spesso da Midori come l'inferno in terra, ovvero il circo di cui egli si occupa. Qui la ragazza subisce abusi e violenze, umiliazioni e torture, sia fisiche che psicologiche, da parte dei mostri che abitano il circo fino a quando l'incontro con un altro scherzo della natura sembra poterle assicurare qualche fuggevole attimo di felicità.

Suehiro Maruo non si limita a riproporre la stessa shōjo tsubaki dei racconti del folklore. La sua rappresentazione è eccentrica, fuori dagli schemi, talmente assurda e delirante da trasformare una vicenda drammatica in un racconto grottesco. I disegni condividono alcune caratteristiche con le rappresentazioni più tradizionali: pensiamo, ad esempio, alle labbra della protagonista disegnate sempre molto piccole a sottolineare l'incapacità di parlare e ribellarsi al suo destino. Eppure le tavole non sono mai banali o prevedibili, anche quando il tratto si fa più nitido e lineare, gli sfondi e l'intreccio dei corpi ci ricordano di essere di fronte a un mondo delirante.

Trasposizioni disturbanti

Il film d'animazione diretto da Hiroshi Harada è una pellicola del 1992 la cui caratteristica principale è la capacità di dare voce e suono all'orrore descritto nell'opera da cui trae ispirazione.

Se, infatti, la figura di Midori è tratta delle storie dei kamishibai la pellicola si apre con il caratteristico suono di due pezzi di legno che sbattono tra di loro, lo stesso che i cantastorie utilizzavano per richiamare il loro pubblico. Allo stesso modo, se le vicende si svolgono in un circo allora la colonna sonora sarà ispirata alle musiche ripetitive e inquietanti che spesso si sentono all'interno di quei tendoni polverosi.

Ulteriore, disturbante, consapevolezza ci è data dalla voce della protagonista. Se infatti nell'opera originale, tavola dopo tavola, si potrebbe tendere a dimenticarne l'età, la sua voce nella trasposizione di Hiroshi Harada ci ricorda costantemente che ci troviamo di fronte al dolore di una bambina, amplificando il senso di orrore.

Contemporaneità surreali

Il film live-action, Shōjo Tsubaki, diretto da Torico nel 2016 presenta alcune differenze con le due opere che lo precedono. Quella più importante sta sicuramente nell'ambientazione, fin troppo contemporanea e quindi, a prima vista, destabilizzante e irrealistica. Un circo che accoglie i corpi mutilati degli esclusi dalla società per farli esibire di fronte a un pubblico affamato di orrore e violenza non riesce a trovare spazio nella nostra concezione di presente. Sono scene e realtà che appartengono al passato, lo stesso che il graphic novel e il film d'animazione ci presentano.

Altra sostanziale differenza sta nell'atteggiamento di Midori, più freddo e distaccato, lontano da quello della ragazza dai grandi occhi tristi delle illustrazioni di Maruo. È evidente che la protagonista non si limita più a soffrire in silenzio e anche le sue azioni nel finale ce lo dimostrano: riesce a conquistare, in qualche modo, un spazio diverso da quello che le era stato assegnato nelle trasposizioni precedenti.

Inoltre quest'ultimo adattamento, pur mantenendo il surrealismo e le scene psichedeliche dei precedenti, anzi forse accentuandole, non risulta altrettanto crudele.

Eccentrica follia

Ci troviamo di fronte a un horror che sconfina nello splatter, nel racconto erotico e disturbante, nel macabro e nel grottesco, ma soprattutto nella riflessione psicologica. Midori, per sfuggire all'orrore che la circonda spesso si rifugia in un mondo di illusioni, un mondo distorto, strano, che non segue nessuna regola se non la necessità di fuga da una realtà crudele.

Eppure, per quanto assurda e crudele possa sembrare la realtà, c'è sempre una logica che guida le azioni di ciascuno: la miseria, la brama di denaro, le perversioni, i desideri, la gelosia, l'invidia. Tutti temi che sfociano nell'eccesso, che spaventa e sconvolge lo spettatore più sensibile, ma aiutano a delineare una rappresentazione alternativa dell'adolescenza, definita non più solo in un panorama di purezza e innocenza, ma in un mondo di depravazione, eccentricità e follia.

 

 
 
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