Ghost in the Shell torna sul grande schermo

Nell'attesa di Ghost in the Shell: Arise in uscita solo per un giorno, il 2 Aprile, nelle sale italiane
Nexo Digital ha organizzato la  Ghost in the Shell Night.
Nelle sere dell’11 e 12 marzo in numerosi cinema di tutta Italia sono stati proiettati i due film diretti dal maestro Mamoru Oshii: Ghost in the Shell e Ghost in the Shell: Innocence.
 
Ghost in the Shell (Kōkaku kidōtai) era originariamente un manga di Shirow Masamune. Edito nel 1991-1992, il manga racconta le vicende di una sezione di polizia composta prevalentemente da cyborg, i quali in ogni episodio devono indagare su crimini ad alta tecnologia. Il mondo inventato da Shirow è infatti una tentacolare metropoli cyberpunk dove chiunque possa permetterselo ricorre alla conversione del proprio corpo e cervello in una versione cibernetica che ne migliora le prestazioni. Motoko Kusanagi, la protagonista del manga, è un cyborg di tal fatta sin dall’infanzia.
Nel 1995 Oshii fu incaricato della regia e sceneggiatura di un film ad esso ispirato; la pellicola ebbe un grande successo anche fuori dal Giappone, e si attestò insieme al contemporaneo Evangelion come stato dell’arte dell’animazione giapponese. Ciò che conquistò il pubblico e la critica furono l’elevato livello tecnico della realizzazione, l’accurato desing dei personaggi e del setting e una trama intricata e ricca di colpi di scena; inoltre, la regia di Oshii dosava sapientemente momenti di pausa e riflessione con azioni intense e frenetiche.
La trama raccoglie i primi e ultimi capitoli del manga, con il maggiore Motoko Kusanagi che deve indagare sui crimini compiuti dal sedicente Signore dei Pupazzi: un hacker capace di manomettere i cervelli elettronici delle persone, ottenendone il controllo del corpo e delle memorie ivi contenute. La scena in cui Kusanagi passeggia per la città e le sembra di vedere dei propri doppioni, con la sottile malinconia indotta dalla pioggia e dalla musica di sottofondo è una tra le migliori sequenze dell’animazione giapponese a detta dell’esperta Susan Napier.
Nel 2004 Oshii torna alla regia con il seguito, Ghost in the Shell: Innocence (tradotto in italiano come L’attacco dei cyborg, titolo più accattivante ma molto fuorviante), che gli valse il premio come miglior film d’animazione al Festival di Cannes. In questo sequel Oshii si distanzia ancora di più dall’opera originaria di Shirow, aumentando i dialoghi a sfondo filosofico e le citazioni colte e recuperando i contatti con la tradizione giapponese. Il protagonista non è più il maggiore Kusanagi, ma il suoi ex-sottoposti Batou e Togusa. Questa interessante coppia di personaggi deve indagare su delle ginoidi (androidi dall’aspetto femminile) che si suicidano pur non avendo un ghost. Anche in questo caso, l’investigazione offre spunti per importanti domande sul rapporto tra uomo e tecnologia; all’interno di un contesto che cita sia la tradizione del karakuri ningyō (gli automi nipponici dell’epoca Edo) che la letteratura europea (ad esempio Cartesio o L’Eva Futura).
La qualità più importate di Ghost in the Shell è il fatto che la tecnologia non è vista come puramente risolutiva dei problemi materiali e deleteria per i rapporti umani e le questioni spirituali; l’importante innovazione di Oshii sta proprio nel vederla, entro i suoi limiti, come una possibile risposta alle basilari questioni filosofiche.
 
Fonte e lista delle sale per Ghost in the Shell: Arise 
 
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