Riuscite a immaginare il peso di un intero conflitto mondiale racchiuso nel palmo di una mano o in un petalo di cosmea? Spesso siamo abituati a pensare alla guerra come a un fragore assordante di bombe e proclami, ma Imanishi Sukeyuki ci costringe a fare l’esatto opposto: ci chiede di tendere l’orecchio verso il silenzio.
La raccolta Un fiore solo e altri racconti di Imanishi Sukeyuki, pubblicata in Italia da Atmosphere Libri, rappresenta un tassello fondamentale della “letteratura di guerra per l’infanzia” (sensō jidō bungaku) giapponese.
Imanishi, vincitore del premio Hans Christian Andersen, che è considerato il più alto riconoscimento internazionale nel campo della letteratura per l’infanzia, trasforma le sue esperienze personali — in particolare il trauma della bomba atomica di Hiroshima — in narrazioni delicate ma oneste, rivolte sia ai bambini che agli adulti.

Il tema centrale che lega i dodici racconti della raccolta è la volontà dell’autore di schierarsi in difesa degli oppressi e di chi lotta quotidianamente per la sopravvivenza. Attraverso le storie di bambini e animali, Imanishi esplora il contrasto tra la brutalità della guerra e la ricerca di una pace duratura, enfatizzando il rispetto per la vita umana.
Nel racconto Un fiore solo, ad esempio, la guerra è descritta attraverso le piccole mancanze quotidiane, come l’assenza di dolci o riso, che costringono la piccola Yumiko a ripetere come una preghiera magica la frase «Uno solo, per favore» per ottenere un briciolo di cibo. In Un racconto da Hiroshima, invece l’orrore della guerra e in particolare della bomba atomica, è narrato senza filtri: i “corpi senza volto”, l’acqua rossastra del canale e la morte straziante di una madre che continua a stringere a sé la figlia neonata.

Nel mezzo della sofferenza causata dalla guerra, il fiore emerge come simbolo ricorrente di speranza. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, il padre di Yumiko, prima di partire per il fronte, regala alla figlia un fiore di cosmea trovato per strada, dicendole: “Un fiore solo. Mi raccomando, custodiscilo”. Dieci anni dopo, il giardino di Yumiko — ormai adolescente — è pieno di cosmee. In “Un racconto da Hiroshima” il simbolismo naturale è presente in modo indiretto attraverso elementi come: il ricamo sulla camicia, regalata dalla giovane Hiroko al soldato, di un piccolo fungo atomico; oppure la descrizione della natura all’inizio, che fa da cornice alla distruzione portata dall’esplosione della bomba. Emblematica è la cerimonia delle lanterne commemorative che galleggiano sul fiume, in ricordo delle vittime della bomba, immagine che richiama la delicatezza e la caducità dei petali di un fiore.

Nella seconda parte della raccolta, la poetica di Imanishi Sukeyuki si sposta dal trauma diretto della bomba atomica a una dimensione più favolistica e allegorica, dove la natura è maestra di etica e resilienza e al contempo custode delle anime.
In La stella di Tarō-scoiattolo, la morte assume connotati diversi rispetto ai racconti precedenti — in cui è associata alla distruzione e alla sofferenza del corpo, causata dalla guerra — presentandosi come momento di passaggio e rinascita: l’albero di cedro diventa l’incarnazione dell’anima del padre di Tarō, che lo guida e gli permette di vincere la gara; la stella — menzionata nel titolo — invece rappresenta l’anima di Tarō. Proprio questa stella si fa emblema di una vita che continua a generare bene: per la gente del Kyūshū, infatti, la stella di Tarō rappresenta un segno di speranza e prosperità, indicando che i cedri cresceranno forti e la terra sarà generosa. In Tarō il grillo e Onigiri, invece, il focus si sposta sulla semplicità dei gesti quotidiani e sulla sacralità delle piccole cose; in particolare, Onigiri si configura come una parabola sulla gratitudine, dove l’atto di preparare e condividere il riso — prezioso frutto della natura — si eleva a vero e proprio rito di pace.
A seguito, in L’organo di ciliegio, la musica e la fioritura si intrecciano indissolubilmente: il ciliegio, simbolo universale del Giappone, smette di essere solo un albero per trasformarsi in uno strumento vivente che “suona” e tramanda il ricordo. Parallelamente, Storia di un albero sposta la prospettiva sulla dimensione temporale, narrando la vita di una pianta che attraversa le epoche restando immobile e silente, mentre intorno a lei gli uomini combattono e stravolgono il paesaggio.

Per lo scrittore, il dualismo tra natura e guerra è il fulcro di una visione etica che contrappone la distruzione umana alla forza rigeneratrice del mondo naturale. Sebbene il conflitto arrivi ad contaminare gli elementi — come l’acqua di Hiroshima, trasformata da fonte di vita in trappola mortale — il dopoguerra decreta il trionfo della natura quale balsamo per le ferite della Storia. Specchio della condizione umana, essa si rivela fragile dinanzi alla violenza, ma capace di tornare a fiorire come le piccole protagoniste Yumiko e Hiroko.
In questo percorso, Sukeyuki osserva il “piccolo” per spiegare il “grande”: i microcosmi di uno stagno o di un fiore diventano mondi retti da leggi di equilibrio e non di odio. È qui che avviene la riconciliazione finale: tra la quiete della campagna e un rintocco di campana che si fonde col vento, la natura smette di essere vittima per farsi luogo di guarigione. Il dualismo si risolve così in un ritorno a ritmi ancestrali, segnando il passaggio definitivo dal tempo della distruzione al tempo della cura.
Lo stile di Imanishi Sukeyuki è caratterizzato da una prosa asciutta e priva di fronzoli, definita dalla traduttrice Giulia Colelli come il frutto di un estremo lavoro di “rifinitura e sottrazione”. L’autore predilige frasi ridotte all’essenziale, lasciando deliberatamente degli “spazi vuoti” tra un pensiero e l’altro per permettere al lettore di elaborare l’emozione sottostante. L’autore non omette i particolari tragici (come le ustioni o i corpi ammassati), affinché i giovani lettori possano comprendere l’orrore reale della guerra senza edulcorazioni.
In conclusione, Sukeyuki ci insegna che, nonostante il vuoto lasciato dalla distruzione della guerra, la dignità umana e la forza della natura continuano a cercarsi, pronte a fiorire ancora, insieme, in un unico fiore solo.



