Great Pretender (グレートプリテンダー, Gurētopuritendā) è una serie tv anime che sposa perfettamente azione e commedia sull’emozionante sfondo delle rapine portate a termine dai protagonisti. È stata prodotta da Wit Studio e lanciata su Netflix nel 2020, diretta da Kaburagi Hiro e scritta da Kosawa Ryōta, e la presenza di questi grandi nomi spiega immediatamente l’altissima qualità di questa opera brillante. Proprio così, brillante è la parola che meglio definisce Great Pretender: dai brillanti colori che caratterizzano ogni singolo frame ai brillanti piani escogitati dai personaggi, questa serie ci lascia fin dal primo istante senza fiato per la sua abbagliante brillantezza.
L’anime si divide in quattro parti, dette “casi”: Legame a Los Angeles (episodi 1-5), Il cielo di Singapore (episodi 6-10), Neve su Londra (episodi 11-14) e Wizard of Far East (episodi 15-23); questa ripartizione coincide, come si può intuire, con i colpi messi a segno dai personaggi nelle rispettive città, e ognuno è collegato al vissuto personale di uno dei protagonisti, offrendo così uno spaccato del loro passato e delle loro motivazioni.

Ma chi sono i misteriosi componenti di questa troupe? Innanzitutto ci viene presentato Edamura Makoto, soprannominato “Edamame”, giovane giapponese con una passione per i gashapon e inesperto truffatore costretto da circostanze sfortunate a raggirare persone comuni; il suo opposto è invece Laurent Thierry, leader del gruppo e con-man di alto livello che inganna Makoto al loro primo incontro, famoso per il suo comportamento da ladro gentiluomo, che ruba solamente ai ricchi corrotti, e con una reputazione da playboy.
Socia di Laurent è Abigail Jones, misteriosa e riservata, che grazie alle sue elevate abilità fisiche gioca ruoli fondamentali per la riuscita di diversi colpi: se Laurent è la mente, Abigail è il braccio; all’apparenza un volatile “cane da guardia”, Abigail si rivela essere un personaggio con un passato crudo e drammatico, che però riuscirà a superare grazie all’aiuto di Makoto.
Infine ci viene mostrata la carismatica Cynthia Moore, donna affascinante che sfrutta le sue abilità da attrice per circuire e manipolare le sue vittime; poiché tra Makoto e Laurent non scorre buon sangue, a causa della tendenza del secondo a non rivelare mai i suoi piani nel completo, Makoto si appoggia a Cynthia per pianificare propri colpi, fidandosi della sua grande esperienza nel campo del raggiro.
Socia di Laurent è Abigail Jones, misteriosa e riservata, che grazie alle sue elevate abilità fisiche gioca ruoli fondamentali per la riuscita di diversi colpi: se Laurent è la mente, Abigail è il braccio; all’apparenza un volatile “cane da guardia”, Abigail si rivela essere un personaggio con un passato crudo e drammatico, che però riuscirà a superare grazie all’aiuto di Makoto.
Infine ci viene mostrata la carismatica Cynthia Moore, donna affascinante che sfrutta le sue abilità da attrice per circuire e manipolare le sue vittime; poiché tra Makoto e Laurent non scorre buon sangue, a causa della tendenza del secondo a non rivelare mai i suoi piani nel completo, Makoto si appoggia a Cynthia per pianificare propri colpi, fidandosi della sua grande esperienza nel campo del raggiro.

La caratteristica che per prima cattura l’occhio dello spettatore è l’estetica incredibilmente dettagliata e abilmente bilanciata: i colori vividi e saturi, nonostante la loro intensità, non infastidiscono o distraggono, anzi elevano la qualità della sceneggiatura offrendo, in ogni scena, uno sfondo esteticamente meraviglioso.
L’animazione dinamica e fluida si sposa alla perfezione con le inquadrature piene di energia, i colpi di scena e le rapide sequenze d’azione, coreografate con una tale attenzione da sembrare pericolose danze in cui solo i nostri personaggi possono succedere. L’uso frequente di prospettive a 360° fa pensare a delle reali riprese con un drone, immergendo il pubblico in un stile da cinema dal vero, immergendosi completamente in questo mondo vitale ed eccitante.

Un altro punto di forza di questa serie è il suo ritmo: le scene non sono né affrettate né lente, con un ottimo equilibrio tra dialogo e movimento e un’unione fluida tra un episodio e l’altro, evitando il classico finale in sospeso che, nel caso di una serie con episodi basati su colpi di scena e sorprese, diventerebbe ripetitivo e pacchiano.
A queste successioni ben ponderate si accompagna una musica variegata che combacia con i temi e ritmi dei momenti scelti; è particolarmente adatta la sigla di apertura composta da Yamada Yutaka, intitolata “G.P.”, un rapido jazz-pop che ricorda motivi sonori come quelli di Cowboy Bebop, mentre in chiusura troviamo l’omonimo brano “The Great Pretender” di Freddy Mercury (originariamente dei The Platters), con toni più lenti e malinconici ma comunque coinvolgente.

A prima vista questa serie può apparire superficiale, con ladri, truffe e comicità, inganni e inseguimenti, tuttavia c’è di più: innanzitutto lo stesso concetto di “rubare ai ricchi colpevoli” si basa sull’esporre la corruzione di questi personaggi, criticandone l’immoralità e portando, al temine di ogni caso, la giusta punizione per le loro azioni.
Viene inoltre esplorato il mondo della droga, del contrabbando, della violenza, della guerra e del traffico umano, mostrando sia i lati più oscuri e negativi dell’umanità che quelli migliori, come la compassione, la gentilezza e il senso di giustizia.
Si potrebbe erroneamente pensare che una storia che dipinge dei truffatori come i buoni, come gli eroi, sia intrinsecamente a favore di valori iniqui e subdoli, eppure la grande morale di quest’opera è l’importanza di pagare per i propri errori, le scelte scorrette e sleali, fare ammenda in modo onesto, degno e dignitoso. Il messaggio centrale permette comunque ai personaggi di essere umani, di sbagliare e provare rancore e desiderio di vendetta, senza che ci sia una spinta per la purezza d’animo e la virtù assoluta che sarebbero aspettative irrealistiche in cui il pubblico non si ritroverebbe.

Ci sono poche critiche che si possono muovere a questo anime, grazie all’attenzione e alla cura con cui è stato prodotto, ma dovendo scegliere ci sono tre elementi principali che si possono considerare negativi: in primis, in certi momenti il dialogo passa dalla lingua originale a varianti (come inglese o francese) parlate dai personaggi in quel momento, rendendo difficile seguire il discorso. Secondo alcuni, il pubblico si aspetta la vittoria dei protagonisti, che tramite diversi escamotage riescono sempre a salvarsi, e ciò può risultare noioso e prevedibile; nonostante questo il fulcro dei film e delle serie su ladri e truffatori è proprio il fatto che lo spettatore vuole farsi stupire dal loro ingegno, e perciò attende con trepidazione la rivelazione finale, dove vengono mostrati i passaggi che hanno portato al successo del colpo.
Per finire, il difetto più grande: la discordanza tra i primi tre quarti dell’opera con il suo caso finale. Nei primi tre casi il tono è più comico e leggero, mentre nella fase finale i temi diventano più pesanti e certe incongruenze per quanto riguarda le scelte e i comportamenti dei nostri personaggi, messi in queste nuove e difficili situazioni. Molti fan sono rimasti negativamente stupiti da questa differenza, descrivendo questo cambio repentino come se appartenesse a due produzioni diverse, eppure la connessione tra le due è comunque valida. Seppur contorto, questo whiplash offre una nuova prospettiva su quelle che sono le tematiche e le personalità che credevamo di conoscere ormai bene.
In conclusione, “Great Pretender” è una serie sottovalutata che vale la pena esperire, regalando una storia avvincente, esilarante e coinvolgente, con visuali mozzafiato, musiche briose e personaggi tanto carismatici da renderci impossibile non tifare per loro.



