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 NipPop x FEFF27 – “Cells at Work!”

28 Aprile 2025
Alice Mazzoni

Anche quest’anno il Far East Film Festival, alla sua ventisettesima edizione, ci presenta una intrigante selezione di film dal Giappone, tra cui spicca la sgargiante prima europea di Cells at Work! di Takeuchi Hideki.

Sfavillante live-action del 2024 che ha già conquistato più di 5 milioni di spettatori giapponesi, è finalmente giunto in Italia il 25 aprile per appassionare anche il nostro pubblico per 109 coinvolgenti minuti: una storia forse bizzarra e inaspettata che ci porta ad esplorare l’interno del corpo umano e i suoi 37 trilioni di cellule, qui creativamente rappresentate come antropomorfe, facendoci conoscere in particolare una sbadata globulo rosso (Nagano Mei) e uno spietato globulo bianco (Satoh Takeru) pronti a sostenere e difendere il corpo di Niko, studentessa delle superiori.

Il regista Takeuchi Hideki, questa volta sfortunatamente assente per impegni lavorativi, ha fatto ritorno al Far East Film Festival 27 dopo avere entusiasmato il pubblico in passato con Thermae Romae (2012) e Fly Me to the Saitama (2012): con un dramma fantasy vivace e vitale, prodotto dalla Warner Bros Japan e tratto dal manga Cells at Work! – Lavori in corpo di Akane Shimizu (pubblicato in Giappone tra 2015 e 2021), distribuito in Italia da Star Comics (tra 2018 e 2021) e adattato nell’omonima serie anime, ci ha trasportati in un microscopico viaggio nel nostro organismo.

Grazie alla sceneggiatura dell’esperto Tokunaga Yūichi (Kaguya-sama: Love Is War, 2019) e il coordinamento delle scene d’azione del veterano Ōuchi Takahito (Yu Yu Hakusho, 2023), la pellicola cattura lo sguardo del pubblico fin dall’inizio con sequenze colorate e dinamiche, teatrali e comiche, tra combattimenti incalzanti, ambientazioni affascinanti e dialoghi spiritosi.

Il film comincia con la presentazione dei nostri protagonisti: il globulo rosso AE3803 (Nagano Mei) e il globulo bianco U-1146 (Satoh Takeru), che insieme a cellule killer T, cellule NK, macrofagi, piastrine e moltissime altre componenti lavorano per mantenere sano il corpo della giovane Urushizaki Niko (Ashida Mana), intelligente e diligente.

La ragazza, dopo la perdita prematura della madre, fa del suo meglio per avere uno stile di vita che la mantenga in buona salute e tenta, con poco successo, di spingere il padre Shigeru (Sadao Abe) a fare lo stesso. Fin da subito viene spiegato come una buona alimentazione e la cura di sè permettano alle cellule di Niko di vivere allegre ed energiche, mentre la situazione dentro a Shigeru è completamente diversa (come illustrato nel manga Cells at Work! Black, spin-off che rivela il mondo all’interno di un corpo malsano): alcol, sigarette e cibi spazzatura hanno lentamente corrotto la sua salute, rendendo l’ambiente di lavoro delle sue cellule degradato e tossico e la loro vita sfiancante e gravosa.

La nostra storia segue quindi padre e figlia e le loro rispettive cellule nella vita di tutti i giorni, mostrandoci uno spaccato della loro quotidianità e insegnandoci come il nostro organismo funzioni e si sostenga quotidianamente, combattendo contro banali infezioni, agenti patogeni e malattie più complesse.

Viste le premesse comiche di questo inizio la platea rimane stupita dalla svolta toccante della seconda parte del film: Niko si ammala gravemente e perciò è sottoposta a difficili cure che comportano un elevato costo per il suo corpo. Improvvisamente l’atmosfera cambia e veniamo messi di fronte al dramma dello spettatore impotente di fronte al dolore delle persone amate, un padre che teme di perdere la propria figlia, unica famiglia rimastagli dopo la morte della moglie, e una giovane ragazza sorpresa e spaventata da una patologia invisibile sulla quale non sa se avrà la meglio. 

Scopriamo l’importanza delle donazioni di sangue e di midollo osseo, le difficoltà di certe terapie sia da un punto di vista fisico che psicologico, vediamo gli effetti che questo processo ha sui pazienti e sui loro cari e, per noi come per Niko e Shigeru, speranza e angoscia si alternano affannosamente in questo limbo di incertezza.

Parallelamente a tutto questo ci viene mostrata la lotta delle cellule di Niko contro l’invasione di quelle malate, schiaccianti in forza e numero, che decimano tutto ciò che incontrano. È nel corso di questa serie di scontri che il ruolo dei globuli rossi, fino ad ora apparentemente superfluo, si fa evidente: sono solo loro, infatti, che possono portare l’ossigeno alle cellule che stanno combattendo e rifornirle con l’energia necessaria per avere successo. 

AE3803, la giovane e impacciata globulo rosso, capisce quanto lei sia parte fondamentale della grande macchina che è il corpo umano, dove ogni ingranaggio ha uno scopo specifico e, per quanto marginale, assolutamente necessario al funzionamento complessivo. Armata di questa nuova consapevolezza combatte a fianco del globulo bianco U-1146 per tenere in vita Niko, in una battaglia finale tragica e commovente, necessaria per un nuovo inizio.

Takeuchi Hideki alterna abilmente tre storie simultanee, passando fluidamente dall’una all’altra per creare un flusso di eventi continuo dove i diversi ambienti della narrazione si distinguono chiaramente grazie agli stili e ai colori caratteristici di ciascuna. L’interno del corpo di Niko è un mondo pop, con colori brillanti e vivaci, costumi raffinati e immacolati, mentre nel caso di Shigeru vediamo quartieri degradati, che richiamano le zone a luci rosse, sporchi e trascurati; la voce fuori campo del narratore spiega le funzioni e i ruoli delle cellule e chiarisce la struttura del mondo “interiore” nel quale queste si muovono, risolvendo eventuali dubbi dello spettatore. 

Queste scenografie nitide e teatrali vengono sostituite da una luce morbida e soffusa con una palette quasi retrò quando si passa alle vicende quotidiane dei protagonisti umani e tale differenziazione delimita in modo molto efficace la diversità di registro tra la realtà umana e quella delle cellule, la prima più drammatica e la seconda più comica: l’ambientazione delle cellule, per quanto attentamente dettagliata, presenta degli accessori che sono evidentemente oggetti di scena e degli effetti speciali non molto realistici, il che contribuisce alla creazione di una dimensione teatrale e cartonesca che, nonostante riduca la credibilità, alleggerisce l’atmosfera.

Un’ulteriore distinzione è data dai diversi ritmi della narrazione: all’interno dei corpi umani tutto è più frenetico, quasi come in un formicaio o un alveare costantemente in movimento, mentre la vita quotidiana di Niko e Shigeru è più lenta, caratterizzata dalla loro affidabile e consolidata routine; la storia si farà più incalzante nella seconda parte, quando la malattia della ragazza sconvolge la loro pace e tranquillità, irrompendo con la paura dell’ignoto e le difficoltà delle terapie.

Cells at Work! è il connubio tra comicità, intrattenimento educativo e dramma delicato e sensibile: vi farà ridere e piangere in egual misura, vi accompagnerà attraverso un viaggio interiore alla scoperta del mondo nascosto che vive in tutti noi, in una commovente celebrazione del corpo umano e della vita.

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