Halloween Explosion!

Considerata fino a un decennio fa come una festa da gaijin, da stranieri, da alcuni anni Halloween ha preso piede anche in suolo nipponico.

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"L'arte del sushi" a cura di Stefania Viti. Pop & posh sushi

Gribaudo ha dato alle stampe all’inizio dell’estate un delizioso libretto a cura di Stefania Viti, L'arte del sushi. Un viaggio gastroculturale alla scoperta del piatto simbolo della cucina giapponese e del suo mondo. Il titolo non poteva essere più esaustivo nel descriverne i contenuti: si tratta infatti di un'antologia di brevi saggi sul fenomeno sushi, giacché di fenomeno globale si può parlare, nonostante i differenti significati che il boccone di riso e il petalo di mare acquisiscono alle diverse latitudini.

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Attentato alla metropolitana di Tokyo – Vent'anni dopo.

 

Era il 20 marzo del 1995 quando accadde. Era mattina e tirava un'arietta frizzante, ma c'erano già tutte le avvisaglie della primavera imminente. E alcuni adepti della setta di Shoko Asahara, l'Aum Shinrikyō, presero i treni più affollati dell'ora di punta. Fecero scivolare a terra dei sacchetti coperti da fogli di giornale e poi li bucarono con le punte degli ombrelli, preventivamente affilate.

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GIAPPONE CHIAMA ITALIA, NEL SEGNO DEL DESIGN

In un mondo globalizzato in cui spesso è facile rincorrere i fantasmi di un passato nazionalista fatto di purezza e tradizioni dismesse a cui ci si aggrappa per sfuggire alla complessità del presente, non è sempre facile vedere la bellezza dell’Altro, tantomeno lasciarsi contaminare da essa.

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ALLA SCOPERTA DEL MOE – La ricerca di Patrick Galbraith

Abbiamo già parlato di Patrick Galbraith e del suo Moe Manifesto e di come per moe si intenda l'attrazione per i personaggi di videogiochi, anime o manga. Un bella intervista rilasciata dall’autore a Otaku USA Magazine ci permette di approfondire il discorso. A partire dal titolo del libro: perché Moe Manifesto?

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Japan Porn boom. Lo hentai ai tempi di internet

La suggestione per questo articolo è nata da una collaborazione con il Museo delle Culture di Lugano in occasione della mostra L'art de l'amour au temps des geishas, inaugurata il 5 novembre alla Pinacothèque de Paris. Una versione più estesa è stata pubblicata all’interno del catalogo della mostra.

È diventato impossibile oggi parlare di pornografia senza considerare l’impatto che l’avvento di internet ha avuto non solo sui meccanismi di produzione, diffusione e fruizione del porno, ma anche sul modo in cui lo approcciamo, come critici o come semplici spettatori della progressiva ‘pornificazione’ del reale. Non solo, ma è un dato di fatto che, proprio attraverso il web, da internet alla videofonia, dal cinema ai video clips, dal manga ai videogiochi, la pornografia made in Japan in anni recenti si è imposta come un vero e proprio fenomeno transnazionale, tanto che il mercato di esportazione del porno è oggi in Giappone fra quelli più attivi.

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Il Giappone e il Natale Take Away

Il Natale in Giappone è tutt’altro che “casalingo”: dalle raffinate opere di cake design al più semplice pollo fritto firmato KFC, il consumismo natalizio sulle tavole giapponesi è ancora più accentuato.

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Giuseppe T. Gervasio: Oggi interprete, domani non si sa.

Traducendo l’indicibile - parte 2

Quello che le mutande (non) dicono.

(Traducendo l'indicibile - parte 1)
 

Ah, le mutande, dolce strazio della vita quotidiana. La mattina appena svegli, oppure dopo una doccia: il rito dell'apertura dell'armadio e della ricerca nel cassetto della biancheria intima, scrutando al suo interno come fosse un portale interdimensionale che ci materializza in un'altra galassia – quella delle tinte probabili e improbabili, vivaci e sbiadite, quella dell'elastico a banda larga o del filo intergluteo, quella dei merletti realizzati con il tombolo o delle fantasie inguardabili che provocano un capi-tombolo. Sì, non ci si può esimere da quel momento della giornata... a meno che non siate nel settore della cinematografia a luci rosse, nel qual caso, per essere sicuri che le mutande non lascino il segno, bisogna evitare di indossarle per svariate ore prima di qualunque ciak... così mi è stato riferito, ovviamente!

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Un gatto di nome Toto. Il mondo al di là delle parole di Kakuta Mitsuyo

 

Mitsuyo Kakuta è l'autrice di numerosi romanzi, tra cui Taigan no kanojo (La donna sull'altra sponda), vincitore del prestigioso premio Naoki nel 2005. Debutta nel 1990 con il romanzo Kofukuna yugi (Un allegro passatempo), vincitore del premio Kaen, e molti dei suoi lavori sono diventati pellicole cinematografiche di successo. Attualmente vive con il suo gatto Toto, regalatole dalla mangaka Rieko Naibara. Soffrendo di problemi di cuore, il piccolo Toto richiede tutte le sue attenzioni e per questo motivo il modo dell'autrice di relazionarsi ai gatti è cambiato radicalmente.

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Loli-moe dal Giappone agli Stati Uniti: dal j-art pop all’east-coast hip pop


Il nuovo video di Pharrell Williams It Girl ha sollevato critiche e curiosità nel panorama mondiale della musica. C'è chi lo considera “an animated epic”, chi lo ha definito “Pokémon-inspired”, chi invece lo ha trovato inquietante.
Ma cosa avrà mai di speciale? Il punto è che questo video nasce dall’incontro tra l'hip-hop americano e il mondo degli otaku giapponesi: la protagonista infatti è una ragazzina animata dagli occhioni grandi e dolci. E i co-direttori e gli artisti che hanno collaborato alla realizzazione sono il designer Fantasista Utamaro e il misterioso pupillo di Takashi Murakami , Mr. , che ha collaborato anche a una mostra dello stesso Murakami nel 2001, Superflat, seguita dalla fortunata Little Boy nel 2005.
Lo stesso Mr., in un'intervista del 2007 , si definisce un lolicon:
“Ho sempre amato i manga, sin da quando ero piccolo. Ma durante il liceo ho cominciato a sviluppare il mio lato più artistico, non volevo più limitarmi a leggerli, i manga. Mi imbarazzava molto essere un otaku. In Giappone ci sono molti otaku che hanno il ‘complesso di Lolita’ (lolita complex) e, quando frequentavo il liceo, uno di questi ha ucciso quattro ragazze. Anche io avevo lo stesso complesso - ce l'ho tutt'ora - ma l'incidente di allora mi ha fatto capire che non volevo far parte di quel mondo. Non mi piaceva essere associato a quel tipo di persone.” (Fonte)

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