Una notte di lettere e miracoli


Cosa ci fanno tre ladri pasticcioni in un emporio abbandonato, intenti a scrivere lettere nel cuore della notte?

Shōta, Kōhei e Atsuya sono tre ladri incapaci che hanno appena svaligiato una casa situata in un piccolo paesino di campagna. Durante la fuga l’automobile con cui viaggiano smette di funzionare e sono costretti ad abbandonarla in un parcheggio isolato e a proseguire a piedi. Mentre girovagano per le strade si imbattono nell’Emporio Namiya, un vecchio negozio abbandonato. Per evitare di essere visti da eventuali passanti o peggio dalla polizia, decidono di fermarsi nell’edificio per la notte. Sembra tutto tranquillo quando, nel cuore della notte, appare improvvisamente una lettera nella buca per la posta. Si tratta di una richiesta di consigli, scritta da una donna che si firma con lo pseudonimo di Lepre della luna e indirizzata proprio al vecchio proprietario dell’emporio. Il signor Namiya infatti era divenuto celebre per dispensare consigli a chiunque glielo chiedesse via lettera. Le lettere contenenti richiesta di consulenza venivano lasciate nella buchetta della posta, e il giorno seguente il proprietario lasciava la risposta nella cassetta per il latte.
I tre furfanti incuriositi e desiderosi di aiutare la misteriosa donna decidono di rispondere alla richiesta facendo le veci dell’ex-proprietario. Una volta scritta la lettera e lasciata nella cassetta per il latte, non passano nemmeno cinque minuti che subito giunge la replica. Proseguendo con la corrispondenza scoprono che le lettere arrivano dal passato. Sembra quasi un miracolo: per qualche strano motivo la cassetta della posta sembra essere un portale che connette al passato, precisamente il 1979. Da quel momento iniziano arrivare lettere da altre persone e i tre ladri si trovano coinvolti in questa folle e miracolosa corrispondenza, cercando con i loro consigli di risollevare le situazioni complicate degli sventurati mittenti. Ma quale sarà il vero miracolo che si nasconde dietro l’Emporio Namiya?

L’emporio dei piccoli miracoli è un romanzo del 2012 nato dalla penna di Higashino Keigo, noto scrittore di romanzi gialli, molti dei quali hanno ispirato serie televisive e film di grande successo. In Italia L’emporio dei piccoli miracoli è uscito nelle librerie il 20 novembre 2018, tradotto da Stefano Romagnoli e pubblicato dalla casa editrice Sperling & Kupfer.

Una delle caratteristiche più interessanti di questo libro è la struttura narrativa, che conferma l’abilità di Higashino come scrittore di gialli. Il romanzo è diviso in cinque parti, ognuna delle quali corrisponde a una storia diversa, ambientata in un arco temporale specifico e dove la voce del narratore si concentra su un unico personaggio. Eppure per quanto possano sembrare storie indipendenti, facendo bene attenzione ai piccoli indizi lasciati dallo scrittore - nomi o riferimenti a determinati luoghi - il lettore riesce a ricostruire un quadro chiaro e completo dell’intera vicenda, vivendola come se la stesse osservando da una fessura nel muro. A rafforzare questa sensazione è l’accuratezza con la quale sono stati costruiti i personaggi. L’emporio dei piccoli miracoli offre personaggi accuratamente studiati, il cui carattere, personalità e modo di comportarsi sono perfettamente calibrati in base alla loro età e al contesto sociale e culturale nel quale sono calati. Sono personaggi dotati di sostanza che invitano il lettore a immedesimarsi in loro e a essere in accordo o disaccordo sulle scelte che fanno. Non solo. Offrono una piccola ma interessante panoramica della generazione giapponese cresciuta nel boom economico. Una generazione che da un lato ha potuto sperimentare la crescita economica e affacciarsi alle nuove possibilità che l’avvento dell’innovazione tecnologica e della globalizzazione offrivano. Ma anche una generazione che è stata in contatto con momenti delicati della storia come il periodo della guerra fredda. 

Senza dubbio il tema centrale è una riflessione sul dare e richiedere consigli. La storia riflette più che altro sull’importanza di ascoltare e farsi ascoltare. Il signor Namiya difatti non dà veri e propri consigli. Ciò che cerca di fare è capire la persona che ha davanti e la situazione che vive, per fornirgli una visione oggettiva e analitica della situazione. Sono le persone stesse a scegliere e spesso sanno perfettamente quale strada intraprendere, serve solo una spinta in più che ispiri loro sicurezza. La chiave di tutto sta nell’osservare e ascoltare se stessi e farsi ascoltare da chi ha la pazienza di farlo.

Con questo messaggio di speranza si chiude il romanzo lasciando un velo di commozione negli occhi dei protagonisti e sicuramente in quelli dei lettori dal cuore tenero.

 

 
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