"Un’estate con la Strega dell’Ovest": lezioni di vita per giovani streghe


Un’estate con la Strega dell’Ovest di Nashiki Kaho è un romanzo semplice, che possiede la capacità di parlare all’animo di chi legge. Racconta la storia di Mai, una tredicenne che non crede molto in sé stessa e ritiene di non avere la tenacia necessaria per affrontare il mondo. La Strega dell’Ovest, così chiama la nonna materna, non è d’accordo e in un’indimenticabile estate al bivio tra l’infanzia e l’adolescenza le impartisce preziose lezioni di vita.

L’opera di Nashiki Kaho, Un’estate con la Strega dell’Ovest, giunge tra gli scaffali delle librerie italiane nel giugno del 2019, edito da Feltrinelli e tradotto da Michela Riminucci. È un romanzo breve che a un primo sguardo, con la sua copertina giallo e arancio, promette qualcosa di magico. Il delizioso disegno di Vincenzo Filosa e il titolo, infatti, sembrano garantire un racconto che sarà delicato e rassicurante. Pare quindi perfetto per un tranquillo pomeriggio di lettura, magari accompagnato da una tazza della propria miscela di tè preferita, seduti sul divano, mentre la luce del sole filtra tra le tende delle finestre.
Questo è il genere di atmosfera che il romanzo ispira, ma durante la lettura si scopre che c’è un messaggio più intimo, che va al di là della semplice storia di crescita che coinvolge la protagonista. Leggere quest’opera fa sentire bene nel modo in cui solo le piccole cose, quelle che si danno scontate ogni giorno riescono a fare. Le piccole cose che diventano ricordi, memorie insostituibili che restano sempre con noi.

La giovane Mai è alle prese con le prime difficoltà della vita: le sue insicurezze personali e il comportamento dei suoi compagni di classe le hanno fatto perdere ogni entusiasmo per la scuola. Pensare di tornare tra quei banchi la fa stare male e quindi si rifiuta di rimetterci piede. La madre non vuole insistere, perciò decide di mandarla dalla nonna per qualche tempo, sperando che la figlia si schiarisca le idee e ritrovi un po’ di sicurezza in sé stessa.
La nonna - segretamente soprannominata la “Strega dell’Ovest” da Mai e da sua madre - è una vispa signora inglese trasferitasi molto tempo prima in Giappone e qui rimasta per amore. Ormai vedova, l’anziana donna vive in una grande casa al limitare dei boschi, nella quiete della provincia nipponica. Laggiù Mai si sente sempre al sicuro, come se nulla delle sue preoccupazioni quotidiane potesse seguirla oltre i confini della proprietà. Solo nella casa della nonna le magie sono possibili, magie un po’ diverse da quelle che si vedono nei film di Harry Potter, ma ugualmente impressionanti e potenti. Così inizia un periodo che Mai ricorderà per sempre: un’estate a metà tra adolescenza e infanzia durante la quale la straordinaria Strega dell’Ovest le insegnerà come trovare il proprio coraggio.


La relazione tra nipote e nonna rappresenta il cuore pulsante di questa storia, durante la quale accompagniamo Mai su un sentiero che tutti abbiamo percorso per crescere. Tuttavia, una volta trasportati nella dimensione immaginaria creata da quella grande casa circondata dalla natura, sembra che non sia permesso al lettore di affrettarsi e gli si chieda di prendere tempo. Lo stesso tempo che si concede la nonna per fare ogni cosa, che sia lavare i vestiti all’aria aperta o preparare panini al prosciutto e foglie di nasturzio. Ogni azione ha il tempo che necessita, non c’è fretta, non c’è una scadenza. Questa è la magia che caratterizza Un’estate con la Strega dell’Ovest: un libro che fa venire voglia di pomeriggi passati a raccogliere le frutta selvatica oppure sdraiati su un prato mentre si osservano le nuvole passare. Soprattutto, però, è il genere di magia che fa pensare al valore dei momenti che si vivono insieme alle persone care.
«Ah, nonna, la forza di volontà può aumentare nel corso della vita? Non è determinata dalla nascita?» domandò Mai.
«Per fortuna si può fare, piano piano. Bisogna farla crescere a poco a poco, nel corso del tempo, come si rinforza chi nasce fisicamente debole. All’inizio non noterai cambiamenti. Poi arriveranno i dubbi, la pigrizia, la rassegnazione, la negligenza, che dovrai sconfiggere, andando avanti a testa bassa. E quando comincerai a pensare che non cambierà mai nulla, finalmente succederà qualcosa che ti farà scoprire che sei diversa da prima.»

(Didascalia: scena tratta dal film omonimo del 2008. © Asmik Ace Entertainment, TV Tokyo)

Nashiki Kaho debutta nel 1994 in Giappone proprio con questo romanzo, che nella versione originale è intitolato Nishi no majo ga shinda (La Strega dell’Ovest è morta). Il manoscritto ottiene un successo immediato, diventando in poco tempo un bestseller che è valso all’autrice diversi premi letterari e che ha avuto in seguito un adattamento cinematografico. Quando l’opera è stata pubblicata la scrittrice dubitava che potesse essere compresa appieno o apprezzata. Tuttavia, come scrive nel post-scriptum dell’edizione giapponese del 2017, negli anni si è dovuta ricredere grazie all’enorme amore manifestatole dai lettori. Tuttora l’autrice spera che questa storia continui a raggiungere, senza distinzioni, chiunque ne possa avere bisogno.
Il romanzo è consigliato a chi vuole fare un viaggio nei propri ricordi personali, grazie alle atmosfere e sensazioni regalate da questa lettura, che finiranno sicuramente per aprire qualche porta nascosta della memoria. C’è qualcosa tra le righe del romanzo di Nashiki Kaho che tocca nel profondo: forse è lo sguardo rassicurante della nonna, le sue carezze affettuose e la sua saggezza che rievocano i ricordi delle persone care. Forse è la dolce nostalgia per quando si era bambini. Forse è la calma di una vita ideale, dove il tempo non corre.
Mai, comunque, avrà sempre la marmellata di fragoline di bosco, il tè caldo alla menta e le lenzuola che profumano di lavanda a ricordarle quell’estate con la Strega dell’Ovest e gli incantesimi giusti per affrontare la vita.


[…] Mai disse «ah» di riflesso, ma poi sentì crescere dentro di sé una sensazione di calore, sussurrò rapida come sempre «ti voglio bene, nonna» e appoggiò la testa sulla sua schiena. E lei rispose, sorridendo: «I know»

(Didascalia: scena tratta dal film omonimo del 2008. © Asmik Ace Entertainment, TV Tokyo)

 
  • 1
  • 2