Quel che affidiamo al vento: Laura Imai Messina in Salaborsa


Martedì 28 gennaio la scrittrice e blogger Laura Imai Messina ha dialogato con Paola Scrolavezza, presentando il suo ultimo romanzo Quel che affidiamo al vento in Salaborsa. Il romanzo, delicato ed emozionale, affronta il dolore della perdita con raro rispetto. 

Nuove uscite in biblioteca 
L’incontro in Salaborsa ha inaugurato il ciclo di presentazioni di nuove uscite legate alla cultura e letteratura giapponese che avranno luogo nella famosa biblioteca bolognese di Piazza Nettuno. Paola Scrolavezza, curatrice di NipPop e docente di letteratura giapponese dell’Università di Bologna ha presentato l’autrice, e attraverso una serie di domande interessanti ha permesso ai presenti di scoprire come è nato il commovente romanzo Quel che affidiamo al vento di Laura Imai Messina, opera recentemente pubblicata in Italia da Edizioni Piemme.

Non solo scrittrice
Laura Imai Messina, nata a Roma e laureata in lettere all’Università la Sapienza, si è trasferita a Tokyo all’età di ventitré anni e da allora non ha più lasciato il Giappone. Attualmente insegna italiano in alcune delle più prestigiose università di Tōkyō. Nel marzo 2011 la giovane scrittrice romana ha fondato il blog Giappone Mon Amour e la relativa pagina facebook. In queste pagine Laura descrive ai suoi appassionati follower la vita quotidiana nella metropoli giapponese. Ha pubblicato con Piemme i romanzi Tokyo Orizzontale nel febbraio 2014 e Non oso dire la gioia nel febbraio 2018. Nell’ottobre 2018, per Vallardi, è uscito il suo bestseller Wa. La via giapponese all’armonia, in cui descrive il Giappone attraverso 72 parole simboliche. Il suo ultimo romanzo Quel che affidiamo al vento, pubblicato in Italia nel gennaio 2020, verrà tradotto in oltre 20 paesi, tra cui il Giappone. Durante la presentazione, Laura ha raccontato al pubblico l’emozione provata quando ha scoperto che il libro sarebbe stato tradotto nel paese in cui vive da più di dieci anni. La scrittrice stava cucinando quando una chiamata la informa che la settima traduzione sarebbe stata in giapponese: la prima reazione è un pianto di felicità e soddisfazione. Questa traduzione è un riconoscimento inaspettato e conferma la sensibilità dell’autrice nel trattare un tema così complesso e delicato come la tragedia dello tsunami del 2011. In Giappone è quasi impossibile pubblicare un romanzo scritto da uno straniero che descriva il paese e in particolare un dramma così sentito, ma Laura con la sua scrittura rispettosa ed emozionale è riuscita a superare uno scoglio considerato dai più insormontabile. È il primo libro della scrittrice romana completamente ambientato nel paese del Sol Levante con soli personaggi giapponesi. Laura ci racconta che fino a ora non si sentiva pronta a un’immersione totale nell’ambientazione nipponica poiché era acutamente consapevole del rischio di filtrare la cultura giapponese attraverso l’occhio dell’occidentale e banalizzare, anziché approfondire. Tuttavia la scrittrice romana ha superato anche questo scoglio con grande maestria. La scrittura, evocativa, delicata e al tempo stesso puntuale di Laura la rendono una voce inconfondibile del panorama letterario italiano. 

La nascita di Quel che affidiamo al vento 
Laura racconta al pubblico com’è nato il suo romanzo: il tutto prende spunto da una foto e da un luogo carico di magia, nel senso spirituale del termine. La scrittrice è venuta a conoscenza di Bell Gardia nell’estate del 2011 quando ha visto su un quotidiano online alcune fotografie del luogo. Affascinata, ha pubblicato un post sulla pagina facebook che cura. Successivamente, incapace di dimenticare dimenticarlo, lo ha inserito in una serie di racconti. Poi ha deciso di scrivere un racconto lungo su questo luogo che tanto l’aveva colpita, tuttavia la storia l’aveva presa a tal punto da renderlo in sole sei settimane un romanzo. Il risultato di questa immersione completa nella scrittura è una narrazione corale, una storia d’amore collettiva in cui tante esperienze finiscono per intrecciarsi e comporre il racconto più ampio. Ma come è nato Bell Gardia? Tutto inizia da un lutto e da un uomo, un uomo che ha perso il cugino, nonché migliore amico, per una malattia che non perdona; quest’uomo decide di affrontare il lutto attraverso un telefono posizionato in un luogo magico. Il luogo magico è un giardino curatissimo, con cabina telefonica e un telefono nero, di quelli di una volta, in cui il numero si compone facendo scorrere le cifre lungo un disco. Il telefono non è collegato. Bell Gardia è il nome di questo luogo magico, creato nel 2010, un anno prima della tragedia del Tōhoku. Meno di un anno dopo una città a pochissima distanza da Bell Gardia ha subito una delle tragedie più grandi, a causa dello tsunami gran parte della popolazione è morta. Migliaia di famiglie hanno perso i propri cari. Durante lo tsunami gli abitanti del luogo sono saliti sulla montagna dove si trovava Bell Gardia, Kujira-yama, e da lì hanno visto il mare spazzare via la loro città. Quando i sopravvissuti sono scesi da Kujira-yama per tornare dai loro affetti, gran parte di questi sono dovuti tornare sul monte perché non era rimasto più nulla. Poco dopo la distruzione, sono cominciati ad arrivare i sopravvissuti, per parlare al telefono con i loro cari, persi a causa della tragedia, chiedendo il permesso al guardiano. Nella cabina telefonica non si recano solo persone che hanno perso qualcuno a causa dello tsunami, ma anche chi piange un lutto dovuto a cause naturali o malattie. È un luogo che dà una speranza a chiunque abbia subito una perdita. A novembre dello scorso anno, la scrittrice romana si è recata a Bell Gardia per intervistare il guardiano di questo luogo, scoprendo così che la maggior parte dei pellegrini che vi si affida sono genitori di figli suicidi. Qualunque sia la ragione della perdita di una persona cara, ciò che rimane è sempre una storia interrotta. Vi è un quaderno vicino al telefono del vento, sul quale le persone registrano pensieri, testimonianze, e Laura ci racconta che sono tutte in lingue diverse: inglese, giapponese, cinese… Vi sono anche delle lettere attaccate alla cabina. La magia di questo giardino sono dunque le storie che convoglia; le persone vi si recano con la speranza di parlare con qualcuno che hanno perduto. Essendo la cabina telefonica posta su un’altura in un luogo molto ventoso, i pellegrini pensano che le voci vengano trasportate dal vento.

Il dolore è la premessa, la soluzione è la rinascita 
Il romanzo ha avuto un grande successo grazie alla rara delicatezza e al profondo pudore con cui tratta la sofferenza, il lutto e soprattutto la rinascita. Grazie a questo romanzo ci si rende conto che superare una perdita e il dolore che ne consegue è possibile. Vi sono tanti pellegrini che si recano a Bell Gardia, alzano la cornetta, toccano il telefono e vanno via perché non ancora pronti, alcuni scrivono sul quaderno che non hanno sentito niente. “Ciò di cui non si parla è come se non ci fosse”. Tali reazioni mostrano che il lutto in questo caso è ancora all’inizio, non sono ancora nemmeno a metà strada lungo il difficile percorso per la rinascita. Il lutto si ciba di tempo e il tempo è personalissimo, nell’amore e nel dolore. Il dolore è la premessa, la soluzione è la rinascita. Fondamentale per superare la perdita è riallacciare un dialogo in modo da portare con sé il proprio passato, che non può essere rinnegato. Attraverso l’evoluzione della storia si arriva a comprendere che la rinascita è un percorso di accettazione e comprensione. Portare il defunto con sé è una nostra responsabilità, è fondamentale per superare il lutto intraprendere una conversazione con chi è venuto a mancare. Spesso le persone non toccano i ricordi per paura di sciuparli, di cambiarli o di provare dolore. Il romanzo di Laura ci permette di capire che chi non ha un buon rapporto con il passato, fa una fatica ulteriore ad affrontare il presente. Laura ha affrontato un tour di quasi due settimane in Italia e racconta che non si aspettava che le persone avessero un desiderio così profondo di parlare del proprio lutto. I lettori si avvicinano a Laura dopo le presentazioni o le scrivono messaggi per ringraziarla, per raccontare le loro storie, il loro passato, e le fanno sapere che dopo aver letto il suo romanzo si sentono più leggere; è come un pianto liberatorio. L’autrice non si aspettava tutto questo successo e questa connessione con il suo pubblico, ma è molto fiera dell’aiuto che il suo romanzo sta dando alle persone. Durante il primo programma radiofonico a cui ha partecipato, la speaker ha chiesto alle persone di lasciare dei messaggi nell’etere: ne hanno raccolti centinaia. Questo dimostra il desiderio, la necessità, il bisogno che le persone hanno di riprendere un passato che avevano abbandonato perché non erano ancora in grado di affrontarlo. Il telefono del vento spiega la cosa più fondamentale di tutte, “non è soltanto ciò che si vede che esiste, ci sono cose che non si vedono, ma esistono lo stesso”. Quando si alza la cornetta non è realmente la persona che hai perso a parlare, ma sono i ricordi, le parole e il pensiero di quella persona. Parlare è dunque curativo. Laura ha dimostrato che si è empatici anche nei confronti del lutto degli altri.

Una struttura particolare
Laura ha spiegato al pubblico la particolare struttura del suo romanzo, inframezzata da una serie di elenchi: cibi al cioccolato, tre soluzioni di persone diverse che spiegano come essere felici di stare al mondo, tre titoli di libri, una scaletta di canzoni. Questi elenchi sono appigli di realtà, utili per i momenti di dolore; il reale è capace di dare conforto. L’autrice ha inserito un elenco di canzoni basandosi su quelle che stava ascoltando mentre scriveva il libro. Ci racconta che senza musica non riesce a scrivere e le canzoni inserite nel romanzo sono emozionali ed evocative. Ci racconta inoltre un aneddoto. In quel periodo ha ascoltato casualmente in uno Starbucks una canzone che l’ha emozionata, ha chiesto banalmente il titolo, era Mrs. Dalloway: In the Garden: evocava il giardino di Bell Gardia. 
Un consiglio: alcuni lettori hanno provato a leggere il romanzo ascoltando una playlist con l’elenco di canzoni che Laura ha inserito nel testo (pagina 25), potrebbe rendere la lettura ancora più coinvolgente ed emozionale. 
Questa interessante e toccante presentazione è stata solo il primo di una serie di appuntamenti in collaborazione con Salaborsa dedicati alla cultura e alla letteratura giapponese. Se siete interessati a scoprire altre novità che trattano della cultura nipponica, seguite la programmazione di Salaborsa e i social di NipPop. Alla prossima!

  • 1
  • 2