NipPop Book Club – La ragazza del convenience store: esiste davvero la normalità?


Mercoledì 10 febbraio, i nostri appassionati di letteratura al femminile si sono riuniti in diretta streaming sulla piattaforma Zoom per il quarto appuntamento del NipPop Book Club di quest’anno. L’evento, curato dalla nostra Paola Scrolavezza, ha raccolto una serie di interessanti commenti, riflessioni e spunti in merito al romanzo La ragazza del convenience store di Murata Sayaka.

 

Pubblicato nel 2018 da Edizioni E/O nella traduzione di Gianluca Coci, La ragazza del convenience store è il quinto romanzo di Murata Sayaka ed è valso alla scrittrice il premio Akutagawa nel 2016, anno dell’uscita in Giappone. Attraverso quest’opera, l’autrice ci fornisce un interessante spaccato della società giapponese odierna. Uno scenario economico e sociale ancora profondamente scosso da cambiamenti come lo scoppio della bolla economica e il disastro di Fukushima, eppure fortemente legato a modelli di vita che potremmo definire tradizionali, in particolare per la popolazione femminile. Il rapporto delle donne con il mondo del lavoro, con il concetto di famiglia e di società stessa sono infatti tematiche centrali in questo romanzo. Chiunque non si conformi ai modelli e alle aspettative fissati dalla società, finisce per provare un profondo senso di esclusione e inadeguatezza. Sono proprio questi i sentimenti che caratterizzano la condizione della protagonista Keiko, una ragazza single di trentasei anni che lavora come dipendente a tempo determinato in un konbini, il tipico convenience store giapponese. Un luogo dove vigono regole ben definite e le interazioni sociali sono piuttosto limitate e ripetitive, che Keiko considera un rifugio dalle persone “normali” che si trovano all’esterno, in un mondo altrettanto “normale”.

L’opinione di Paola Scrolavezza.

La nostra Paola Scrolavezza ha aperto l’incontro condividendo le proprie impressioni su questo romanzo, che ha subito definito “senza dubbio particolare” e “piuttosto destabilizzante”. E sono proprio questi i tratti che l’hanno colpita fin dalla prima lettura. Il fatto che la protagonista non riesca fin da subito a suscitare empatia rende il romanzo estremamente intrigante e ci invita a riflettere sul concetto stesso di “normalità”. Un concetto che spesso applichiamo istintivamente alle cose, alle persone e alle situazioni, anche senza esserne consapevoli. Razionalmente, siamo infatti portati a pensare che certi modelli sociali siano ormai superati, quando, in realtà, alcune circostanze ci spingono quasi automaticamente al giudizio dei comportamenti altrui e, di conseguenza, alla discriminazione. Così, Murata Sayaka, dando vita a una protagonista che non suscita empatia sin dalle prime righe, riesce a creare un personaggio che “funziona e non risulta mai scontato”. Da questa sua caratteristica, derivano inoltre alcuni dei suoi comportamenti più spiazzanti. La protagonista sembra mancare completamente di empatia nei confronti delle persone e delle situazioni con le quali si trova ad interagire durante il racconto. Attraverso un’attenta analisi del suo personaggio, che abbiamo avuto modo di approfondire durante il nostro Book Club, arriviamo a capire che Keiko è in realtà diversa e non priva di empatia, ed è proprio per questo che soffre. Percepisce ed è cosciente del fatto che gli altri la trovino inadeguata e cerca di stabilire dei contatti e dei legami, pur fallendo ripetutamente, poiché le manca una sensibilità “diversa” e, agli occhi altrui “normale”, che le permetterebbe di fare la cosa giusta. La musica del konbini, che Keiko trova rassicurante come l’intero ambiente dello store, è un particolare elemento narrativo e sensoriale utilizzato dall’autrice per sottolineare proprio la sensibilità latente e la capacità di percezione della protagonista.

L’impressione dei lettori

Anche i nostri lettori hanno trovato il romanzo particolare e destabilizzante. Non è facile mettersi nei panni della protagonista, i cui processi mentali non sono canonici. Ha una logica ferrea spiazzante e, ascoltando le sue riflessioni, il lettore è portato a pensare che ciò che dice sia perfettamente logico, ma nel contesto sociale vi sono altri elementi che entrano in gioco: elementi che non sono materiali e che la protagonista non riesce a comprendere. A Keiko manca un tassello che le permetta di capire quello che gli altri trovano perfettamente normale. Non possiede un libro di istruzioni su come funzioni il mondo ed è per questo che trova il suo posto nel konbini dove, memorizzando il manuale delle regole, riesce a ritrovare una sorta di equilibrio. Infatti, uno degli elementi che hanno suscitato l’interesse dei lettori è il modo in cui la protagonista analizza le persone considerate “normali”, cercando di comprendere come ragionano, comunicano e si comportano per cercare di riproporre le stesse modalità e rispondere così alle aspettative altrui. Questi comportamenti dovrebbero svilupparsi naturalmente in situazioni quotidiane ma il fatto che Keiko debba esaminare gli altri per riuscire a comprendere quali atteggiamenti siano considerati normali, rende concreta la sua estraneità, evidenziando ulteriormente la sua appartenenza a un’altra “specie”. Infatti, tutti i momenti in cui si comporta e si esprime ispirandosi alle persone che la circondano, diventando così un’attrice, un riflesso di qualcun altro, non sono che delle tappe della sua evoluzione, del suo percorso di consapevolezza. Tappe che la conducono a scoprire la propria identità, a riconoscersi in una nuova “specie”: lei è un commesso konbini, un’essenza che può essere vera solo ed esclusivamente all’interno del konbini. Ed è anche grazie a questa presa di coscienza che i lettori possono comprendere l’atteggiamento di assoluta devozione da parte della protagonista nei confronti del suo posto di lavoro. È proprio questo uno degli aspetti che ha colpito maggiormente i nostri lettori, poiché, infatti, quando si tratta di lavorare Keiko arriva sempre in anticipo, sostituisce felicemente i suoi colleghi facendo gli straordinari, presta continuamente attenzione alle condizioni climatiche per prevedere quale prodotto verrà venduto di più durante la giornata e rispetta minuziosamente le regole che le sono state imposte.Il konbini è visto da tutti come una sorta di teca di vetro, un luogo asettico e impersonale, un simbolo di assoluta precarietà. Immedesimandosi nella protagonista, tuttavia, è alquanto semplice comprendere il motivo della sua devozione: il konbini è l’unico soggetto che l’abbia accolta e accettata in tutto e per tutto nella sua normalità e per questo si sente in debito e in dovere di continuare a dare qualcosa in cambio.

La questione di genere

Secondo l’opinione dei nostri lettori, il romanzo risulta essere piuttosto ridondante quando si parla di temi come quello del matrimonio, della creazione di una famiglia e di rispondere a ciò che la società richiede alla protagonista in quanto donna. Queste questioni vengono percepite con ansia sia da Keiko che dai lettori poiché sono ricorrenti e mettono sotto pressione non solo la protagonista ma anche le persone che le stanno attorno, comprese la sorella e le amiche. È un discorso che ritorna ossessivamente: Keiko viene percepita come una persona strana perché non ha seguito il percorso che la società considera “normale” per una donna adulta. Avrebbe dovuto lasciare il lavoro al konbini dopo la fine dell’università e cercare un lavoro in cui vi fosse la possibilità di fare carriera. Ed è anche per questo motivo che la protagonista cerca di legarsi al konbini, proprio perché lo considera un ambiente senza gerarchia e ruoli di genere. Accetta la precarietà che caratterizza l’ambiente del convenience store perché se abbandonasse l’unico luogo in grado di accettarla nella sua normalità dovrebbe sottostare alle regole sociali e culturali con cui non riesce ad entrare in sintonia e che ancora non comprende appieno.

Continuando le nostre riflessioni è inoltre emerso un altro aspetto piuttosto singolare legato alla questione di genere. I lettori affermano all’unanimità che, in realtà, il konbini solo dalla protagonista viene percepito come un ambiente non-genderizzato. L’autrice ci fa infatti notare che i responsabili che vede passare durante i suoi diciotto anni di lavoro sono sempre uomini e che i colleghi da lei considerati semplicemente dei commessi, vengono visti come persone a tutto tondo da ogni altro personaggio del romanzo. Lo sviluppo di questa percezione da parte di Keiko e il modo in cui questa visione è radicata in lei sono dovuti al bisogno di sentirsi sicura nel suo perfetto microcosmo, almeno finché non si rende conto che, in scala ridotta, anch’esso subisce l’influenza del mondo esterno: chi non si omologa viene tagliato fuori e lei stessa potrebbe subire, prima o poi, questa esclusione. Nonostante tutto la protagonista rimane però legata a questo luogo considerato da tutti precario perché rappresenta pur sempre una via di fuga e un ambiente sicuro in cui può sentirsi protetta e, in un certo senso, le permette di cristallizzare il suo essere diversa, il suo essere “commessa del konbini”. Questo particolare è ancor più evidente nel titolo giapponese, Konbini ningen コンビニ人間 (lett. “Persona konbini”), che non presenta quella connotazione di genere che troviamo invece nel titolo italiano.

Conclusione

La ragazza del conveniencestore di Murata Sayaka è un romanzo che ci ha dato sicuramente modo di sviluppare e condividere importanti riflessioni attorno al concetto di normalità e alla questione di genere. Questi temi acquisiscono un significato e una profondità del tutto inediti poiché l’autrice è in grado di spiazzare il lettore proponendo una protagonista che non rientra nei canoni classici e che, a tratti, rende difficile per il lettore provare quella sensazione di empatia e comprensione che solitamente solitamente nasce nei confronti del personaggio centrale di una narrazione. Eppure, proprio questa sorta di apparente distacco rende il racconto estremamente reale e attuale, spingendoci a provare ad andare oltre i nostri limiti per ampliare i nostri orizzonti: un’esperienza che è in fondo essa stessa il simbolo di una profonda empatia.

Il prossimo incontro: Storie di fiori di Nobuko Yoshiya

Il prossimo incontro con il nostro Book Club si terrà il 10 marzo, sempre sulla piattaforma Zoom, e parleremo di Storie di fiori di Yoshiya Nobuko, pubblicato in Italia da Atmosphere Libri nel 2020. Si tratta di una raccolta di racconti pubblicati in Giappone tra il 1916 e il 1924, diventata presto un vero e proprio bestseller e ancora oggi sono fonte di ispirazione per molte scrittrici contemporanee. Yoshiya Nobuko è infatti considerata la pioniera della letteratura lesbica giapponese e una figura di spicco intramontabile all’interno di quel ricco filone della cultura emergente del Giappone moderno che identificava il proprio target nelle giovani donne.

Anche questa volta non potete davvero mancare!

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