"Doll", di Yamashita Hiroka


Yamashita Hiroka è una giovanissima scrittrice giapponese (classe 1994) che esordisce nel 2015 con Doll, vincitore del premio Bungei ed edito in Italia per Atmoshere Libri. Al centro della narrazione, l’alienazione che caratterizza la crescita adolescenziale delle nuove generazioni, le cui relazioni amicali sono sempre più dominate dalla prepotenza del bullismo giovanile.

Yoshizawa, il protagonista, è un ragazzino delle medie senza supporto famigliare. La madre è una figura assente e il padre si è disinteressato della famiglia dopo il divorzio. La sorella, convolata da poco a nozze, fa il suo ritorno all’ovile pretendendo di ristabilire la vecchia gerarchia di ruoli nonché il precedente stile di vita da nubile. La sua presenza mortifica gli spazi e il delicato equilibrio emotivo del fratello più piccolo.

La ricerca d’affetto del protagonista si rivolge quindi alle bambole, da cui sembra attingere calore e conforto. Un’attrazione che, di pari passo con la crescita fisiologica di Yoshizawa, si trasforma in morbosa pulsione sessuale. Un impulso atavico che gli consente di autodeterminarsi dando libero sfogo alle sue frustrazioni.

Il protagonista acquista così una love doll in rete e comincia ad intrattenere con lei una relazione dapprima conoscitiva, poi (pseudo)coniugale. Nel disperato tentativo di sentirsi amato e apprezzato, Yoshizawa riverserà su Yurika - questo il nome della sua amica/amante - tutti i sogni e le fantasie di un giovane adolescente.

Mentre questa relazione segreta nasce e si sviluppa tra le pagine di Doll, fino al tragico epilogo, un altro filo conduttore, quello del bullismo giovanile, intreccia le blande relazioni tra il protagonista e i suoi compagni di classe e di scuola. Numerosi gli episodi di bullismo di cui il protagonista è vittima e poi tacito complice. La scrittrice sembra criticare l’imperativo all’omologazione in quanto più forte dei fragili sentimenti di solidarietà che si instaurano tra i banchi di scuola. Schierarsi dalla parte dei più forti diventa una questione di sopravvivenza.

“E allora?” ho domandato con tono alterato.

“Cosa penso del bullismo, è questo che vuoi sapere?”

Ero sul punto di replicare, ma lui mi ha preceduto, tirandosi su a sedere. Un’espressione seccata stampata in volto. […]

“Se anche ti dicessi ciò che penso, non sono io quello bullizzato quindi..come posso dire. Quello che ..vabbè, non fa niente.”

“E invece adesso me lo dici!”

“Io non sono mai stato preso di mira, non so cosa si prova esattamente. ma riconosco che le vittime di bullismo hanno qualche problema…”

“Qualche problema?!”

Con la mano destra si è sistemato la frangetta assumendo un’aria contrita.

“Voglio dire…ma perché non la smettiamo con questi discorsi? Insomma, è inutile continuare a parlarne, no? Tanto per cominciare, io non ho niente a che fare con questa storia.”

Yamashita Hiroka denuncia così due fenomeni che attanagliano le giovani generazioni: una sessualità deviata, non incanalata in maniera adattiva, e il bullismo adolescenziale, così frequente da passare quasi inosservato nel quotidiano. Il fattore scatenante di entrambi sembra essere di nuovo l’isolamento, l’alienazione, il profondo senso di solitudine e mancanza di punti di riferimento che contraddistingue la società moderna e che costringe i giovani a trovare surrogati di piacere, autocompiacimento, stima reciproca.