Giuseppe Gervasio - SimultaneaMente Giapponese

In occasione dell’iniziativa “Working with Japan”, abbiamo avuto l’onore di ospitare Giuseppe Gervasio, interprete e traduttore di giapponese e inglese, il quale ha tenuto per gli studenti un seminario articolato in tre appuntamenti sulla sua esperienza lavorativa con aziende e partner internazionali.

Forte di un’esperienza di oltre quindici anni come libero professionista nel campo dell’interpretariato e della traduzione, Giuseppe Gervasio ci ha illustrato con dovizia di particolari le principali difficoltà riscontrate nel contatto con i più disparati clienti, le gioie e i dolori di chi si prefigge l’arduo compito di creare un ponte fra due mondi così lontani.

Ecco il nostro ospite alle prese con un’intervista alla regista Mari Asato, in occasione del Far East Film Festival dell’anno scorso.

Ma cosa fa un interprete quando si sveglia la mattina e come si prepara giornalmente alle avventure del suo burrascoso, seppur soddisfacente, mestiere? E come si fa a diventare interpreti a tutti gli effetti?

Non esistendo una vera e propria scuola per interpreti fra la lingua italiana e il giapponese, molte delle figure attualmente operanti nel settore devono alla propria preparazione personale, oltre a una utile laurea linguistica in ambito giapponese e al lavoro sul campo, gran parte del proprio bagaglio. Se avevate in mente un futuro da interprete non dovete però scoraggiarvi: per le caratteristiche del giapponese e il suo status di lingua cosiddetta “rara”, per potersi iscrivere ad alcune associazioni del settore non vengono richiesti attestati e/o diplomi di scuola interpreti. Altri vincoli, come l’aver lavorato come interprete per un numero stabilito di giorni e la garanzia del lavoro svolto da parte di colleghi già tesserati, sono requisiti che permangono per l’adesione alle associazioni più prestigiose di questo settore, come Assointerpreti e Aiic.

Una volta completato un ciclo di studi in lingua giapponese, si può, in diverse occasioni, fare esperienza attraverso la cosiddetta “cabina muta” o “shadowing”, che consiste nell’accompagnare un interprete di ruolo durante un incarico a un evento, di solito in cabina d’interpretazione, con lo scopo di assorbire il più possibile i segreti del mestiere.

Oltre all’esperienza sul campo, possono essere utili diversi accorgimenti quotidiani. Per mantenere viva la conoscenza di una lingua utilizzata in un contesto spazialmente distante da noi, si può ricorrere ai media più disparati: tramite applicazioni scaricabili su dispositivi portatili o laptop, emittenti via cavo come “Jstv” o servizi di streaming offrono un’ampia selezione di programmi dal palinsesto della NHK, la tv di stato giapponese, utili per tenersi aggiornati sia sulle novità in campo politico e sociale sia per quanto riguarda i vocaboli e le espressioni che continuamente vengono inglobate nella lingua giapponese d’uso corrente; inoltre, manga, anime e dorama, insieme a tutte le manifestazioni delle culture pop contemporanee giapponesi, costituiscono anch’essi una preziosa risorsa per gli specialisti della comunicazione. Per esempio, la visione dell’anime Il detective Conan (Meitantei Conan 名探偵コナン) è stata descritta dal nostro ospite come particolarmente illuminante per la enciclopedica gamma di espressioni e di termini utilizzati dal piccolo investigatore.

Un consiglio fondamentale per i principianti è quello di registrare la propria voce mentre si eseguono le prime prove di interpretazione. L’ascoltatore, infatti, sottoposto fino a otto ore di discorso tradotto, potrebbe col tempo affaticarsi nell’ascoltare un eloquio da un accento troppo marcato o dal volume inappropriato. Per questi esercizi, YouTube è una risorsa fondamentale per avere un rapido feedback della nostra traduzione, rappresentato dai sottotitoli che vengono spesso inseriti all’interno dei video.

La preparazione dell’interprete, a incarico assegnato, verte su diversi punti. Per ben iniziare, il nostro ospite ha sottolineato l’importanza di reperire tutta la documentazione possibile riguardo all’evento a cui si partecipa. Fatto questo, anche sollecitando le agenzie procacciatrici, è bene leggersi il materiale acquisito, in qualunque forma si presenti (un discorso intero, un canovaccio delle argomentazioni da trattare o una presentazione) e studiarlo in modo sistematico. Dato che, a seconda del cliente, delle parole di cui non si conosce il significato è sempre bene redigere un piccolo glossario, per non sbigottirsi nel momento in cui, durante l’incarico, ci si dovesse imbattere in espressioni come “resistenza al rotolamento del copertone”...

Benché si possa sempre dribblare il problema relativo alla traduzione di un termine tecnico con una perifrasi, utilizzando, però, il corrispettivo esatto si faciliterà la comprensione. A un convegno di medici, ad esempio, l’utilizzo dell’espressione “intervento di ricostruzione della spalla” o di “artroplastica” potrebbe fare seriamente la differenza!

Grazie a tutti questi consigli forniteci dal nostro esperto, perché non provate a cimentarvi nella prova di traduzione di questo video, relativo al discorso di insediamento alla Casa Bianca del presidente Obama?

 
 
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