Toshio Maeda @NipPop

Intervista realizzata a Bologna il 12 novembre 2014, in occasione del vernissage della mostra del maestro Toshio Maeda presso la Galleria ONO Arte Contemporanea.

Per NipPop: Francesca Scotti

NipPop: Due domande per il maestro Toshio Maeda. La prima è relativa all'impatto dei suoi lavori: molto spesso alcune delle sue immagini che sono arrivate da noi sono molto forti e creano nel pubblico sensazioni profonde e a volte spaventose. Lei ha mai riguardato i suoi lavori e trovato qualcosa che l'ha spaventata o turbata pur essendo frutto della sua stessa penna?

Toshio Maeda: Innanzi tutto quando scrivo, quando disegno, molte volte manca davvero poco alla scadenza, perciò sono più concentrato a finire. E non solo quello, ma anche a disegnare bene e velocemente. Non vivo il lavoro con emozione, in quel momento vorrei solo fare un bel disegno. Poi, quando riguardo lo stesso disegno magari dopo 10 anni, dopo 20 anni, mi ricordo di quel momento, quando ero molto impegnato. Quindi il disegno stesso, il contenuto, non mi danno particolari sensazioni. Non ricordo… non mi è mai capitato di stupirmi del mio lavoro.

Un lettore una volta mi ha chiesto: “Mentre disegni una scena erotica, ti capita di eccitarti?”

Assolutamente no, quando noi disegniamo stiamo lavorando e ci distacchiamo dalla scena.

NP.: Un'altra domanda è invece riguarda Urotsukidōji, che l'ha resa sicuramente celebre. Molto spesso il manga erotico, a livello di immaginario pornografico, ci ha abituato a storie molto semplici. Invece in questo caso, siamo di fronte a una storia che non è soltanto narrativamente complessa ma si fa anche portatrice di alcuni messaggi forti. Ci racconta brevemente come è nata e di cosa tratta?

T.M.: Come ho raccontato anche prima [durante la presentazione della mostra, NdR], in Giappone i manga erotici sono basati su storie molto semplici. Basta che ci siano un uomo, una donna e una scena di sesso, e il gioco è fatto. L'editor spesso richiede questo e nient’altro. All'inizio anche io facevo semplici manga erotici, però ovviamente dopo un po' ho cominciato ad annoiarmi, volevo comunicare un messaggio. Allora, invece di dire chiaramente cosa volevo fare, ho proposto all'editor una cosa nuova con dei mostri che violentano giovani ragazze, senza dare altre spiegazioni. In questo modo ho ricevuto l'ok, e questo è stato l'inizio di Urotsukidōji. Ho cominciato a scrivere il fumetto, ma il mio editor non amava le storie di fantascienza e già quando vedeva un personaggio fluttuare nell'aria diceva che non gli piaceva. E ogni volta si ripeteva la stessa scena: “Perchè fai così?” “E perché no?” Io dopo un po' mi sono stancato del fatto che il mio editor non accettasse la mia storia, e quando lui stesso mi ha chiesto di chiuderlo, ho deciso di scrivere la conclusione. Infatti la storia finisce in modo un po' strano, sotto tono. Poi, quando sono usciti i tascabili, ne sono stati venduti moltissimi. Ha avuto un incredibile successo e l'editor allora è venuto a chiedermi di continuare la storia. “Ti prego, continua”. Ma io gli ho risposto che a quel punto non potevo più farlo.

Il manga usciva su una rivista che veniva pubblicata due volte al mese, e per ogni numero dovevo scrivere 30 pagine; in più il mio editor mi chiedeva di inserire almeno due scene erotiche, di sesso. Soddisfare le sue richieste e nello stesso tempo portare avanti la trama era molto faticoso. E poi nemmeno i lettori della rivista amavano le tematiche serie e pesanti, preferivano le tematiche semplici, facili. Quindi dovevo fare finta di scrivere una storia leggera, e intanto raccontare una storia più seria. È stato molto faticoso. Se si leggono le singole puntate può sembrare un fumetto erotico qualsiasi: ci sono tante scene erotiche, e niente di serio. Invece se lo si legge tutto in una volta, si coglie anche la trama più complessa. Si tratta di una tecnica nuova, mai vista, che ho dovuto imparare, ed era anche piacevole pensare, costruire. Ma era molto impegnativo.

Comunque, sono riuscito a nascondere sia al mio editor, sia ai lettori questa trama più complessa dietro la superficie della storia. Solo quando sono uscite le versioni tascabili, alcuni lettori hanno capito il senso del manga. Questo è stato il mio lavoro. Da piccolo io amavo la mitologia, quindi leggevo spesso, soprattutto in biblioteca. Questa esperienza di lettura secondo me mi ha aiutato a riuscire a scrivere trame più complesse.

 

 

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