Never ending man: Hayao Miyazaki, un nuovo anime per lo Studio Ghibli

 


Studio Ghibli accoglie Boro il bruco, un piccolo anime per la grande rinascita di Hayao Miyazaki.

Hayao Miyazaki, famoso animatore giapponese nato a Tokyo nel 1941, ha fondato con Isao Takahata lo Studio Ghibli nel 1985 e contribuito al suo successo grazie a anime ritenuti veri capolavori: tra questi La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi 千と千尋の神隠し), che gli valse il premio Oscar nel 2003.

Si alza il vento: Miyazaki si ritira?

Alla 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, durante la presentazione di Si alza il vento (Kaze tachinu 風立ちぬ, 2013), Miyazaki annuncia ufficialmente la propria intenzione di ritirarsi a vita privata: l’Oscar alla carriera conferitogli nel 2014 dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences sembra coronare definitivamente i suoi anni di lavoro. Il pubblico sembra ormai essersi rassegnato all’uscita di scena del grande regista quando, il 13 novembre 2016, NHK manda in onda Never ending man: Hayao Miyazaki (Owaranai hito: Miyazaki Hayao 終わらない人 宮崎駿) nel quale il maestro rivela di voler produrre un nuovo lungometraggio: qual è la ragione di questa scelta?

Tutta “colpa” di un bruco

Nonostante il ritiro, Hayao Miyazaki non abbandona completamente il disegno e continua a produrre cortometraggi per lo Studio Ghibli. La voglia di sperimentare rimane una caratteristica del grande regista che, per tale ragione, decide di raccontare una breve storia realizzata in CGI (computer-generated imagery) dal titolo Boro il bruco (Kemushi no Boro 毛虫のボロ). La presunta insoddisfazione dell’artista per l’opera in questione sarebbe il motivo che l’avrebbe spinto ad annunciare il nuovo lungometraggio Voi come vivete? (Kimitachi wa dō ikiru ka 君たちはどう生きるか) la cui uscita nelle sale è prevista entro il 2020.

Boro: un completo fallimento?

Le parole dell’animatore circa la sua produzione in computer grafica non convincono: d’altro canto ne è stata confermata la prima proiezione nel museo dello Studio Ghibli di Tokyo. Sembra piuttosto che Miyazaki abbia utilizzato il suo ultimo lavoro come pretesto per ritornare sulla scena perché, in fondo, lui è il Never ending man, l’uomo che non riesce a smettere di disegnare.


Un “ritorno al futuro”

Come mostra il documentario distribuito da Nexo Digital dopo il presunto ritiro del regista, gli uffici, rimasti deserti, riprendono vita: sulle pareti compaiono centinaia di bozzetti, colori, pennelli, matite e inchiostro animano nuovamente le mura che partoriranno il prossimo capolavoro. Tutto sembra tornato come in passato ma una novità si insinua tra le carte: tavolette grafiche, computer e un nuovo staff di collaboratori affiancano il maestro nella sua ultima impresa.

Da bruco a farfalla: la metamorfosi di Miyazaki

Ci si potrebbe aspettare un netto rifiuto della CGI da parte di un cultore del lavoro manuale quale Miyazaki ma non è quello che è avvenuto all’interno degli studi cinematografici. Il maestro ha dimostrato invece di trarre nuova ispirazione dalla strumentazione moderna collaborando e dando consigli alle giovani promesse nel settore. Come afferma con ironia Isao Takahata, Miyazaki non si è fatto abbattere dalla modernità, bensì ha sfruttato l’occasione per rinascere prosciugando la linfa vitale del giovane staff.

La tecnologia trionfa?

«Così le persone non serviranno più?»

«Sento che la fine del mondo è vicina. Gli uomini stanno perdendo fiducia in se stessi»

Con queste parole l’animatore dello Studio Ghibli risponde alla presentazione di un progetto di computer grafica che si propone di generare automaticamente un intero cortometraggio senza bisogno dell’opera umana, basandosi esclusivamente sul calcolo elettronico.

L’uomo dietro un computer

«Hai disegnato dei personaggi, devi disegnare delle persone.»

Più volte il regista osservando il lavoro digitale dello staff definisce i risultati “interessanti” nonostante continui a scartarli: qualcosa manca… ma cosa? Dopo mesi di stallo arriva la risposta. Algoritmi, vettori, numeri e tecnologia possono senza dubbio costruire qualcosa che assomigli alla realtà ma non il quotidiano, il vissuto, la spontaneità che solo la mente umana è in grado di generare. Non è lo strumento a determinare la buona riuscita dell’opera quanto la capacità dell’artista di cogliere le piccole cose e trasporle.

Con lo sguardo di un bambino

«Disegnerò qualcosa che gli farà venire voglia di licenziarsi, voglio sfruttare al massimo la CGI.»

Miyazaki non si accontenta di riprodurre quello che vede. Scava oltre lo sguardo disattento di un adulto per scovare il particolare, il dettaglio e la minuzia dalla quale scaturisce l’immaginazione di un bambino. Boro il bruco non deve essere l’unico elemento animato: è necessario rappresentare anche i peletti che spuntano sul suo corpo per non parlare di quelli presenti su alcune foglie. Il visibile non basta ancora: la naturalità del movimento, l’espressione di sorpresa e meraviglia che il piccolo insetto prova nel vedere il mondo al momento della nascita e il suo punto di vista, che rende delle semplici gocce di pioggia simili a meteoriti, sono quello che nessuno strumento potrà mai replicare.

Autenticità

Never ending man: Hayao Miyazaki documenta la vita di un uomo umile, che trascorre il proprio tempo tra una tazza di tè, un caffè e migliaia di disegni completando il tutto con un sano risveglio muscolare, qualche passeggiata e offrendo dolcetti ai bambini. L’immagine che il genio dello Studio Ghibli fornisce di sé stesso è quella di un comune anziano, eppure è proprio la semplicità della sua esistenza che lo rende speciale: sapere assaporare il tempo che passa, senza rimanere travolto dalla frenesia del mondo esterno, permette al maestro di dare inizio alla propria magia, al vento caldo della fantasia.

L’eredità

Hayao Miyazaki non poteva ritirarsi, non ancora: aveva ancora qualcosa da insegnare alle nuove generazioni, qualcosa che già possiedono ma rischiano di dimenticare nel tumulto del mondo contemporaneo, la loro “umanità”. Boro non è stato un fallimento perché ha avuto il merito di risvegliare lo spirito che contraddistingue il suo creatore, riportando sulla scena un uomo che ha ancora molto da dire. Social media, trasporti sempre più rapidi, nuovi strumenti che ci affiancano anche nelle operazioni più semplici catturano la nostra attenzione e rendono la vita frenetica mentre lo stesso Miyazaki sembra fermarci per strada e chiederci, Voi come vivete?

 

Forse può interessarti anche "Boro" il bruco, il nuovo corto di Miyazaki.

 

 
 
  • 1
  • 2