Mamma, questa è l’Italia! - Conversazione con Ichiguchi Keiko


Mercoledì 29 gennaio alla libreria Feltrinelli di piazza di Porta Ravegnana si è tenuta la presentazione del nuovo manga della scrittrice e fumettista Ichiguchi Keiko, Mamma, questa è l’Italia!, accompagnata dal dialogo dell’autrice con Paola Scrolavezza e col pubblico presente.

Mamma, questa è Keiko
La storia della nuova opera di Ichiguchi Keiko inizia molto lontano ed è strettamente legata a quella della mangaka, considerando che si tratta di una narrazione autobiografica che racconta con umorismo e sagacia il suo trasferimento a Bologna e il lungo percorso di adattamento alle particolarità del Bel Paese. Ichiguchi nasce difatti nei sobborghi di Ōsaka nel 1966 e fin dall’infanzia è attratta dal mondo del fumetto, ispirata soprattutto dallo shōjo manga, e dall’Italia. Nonostante si affermi nel circuito amatoriale come una provetta disegnatrice, capace di partecipare a fiere e competere per il prestigioso premio offerto dalla casa editrice Shogakukan, vincendolo nel 1988, la scarsa fiducia che la sua famiglia ripone nel suo sogno di diventare una fumettista a tempo pieno la convince a completare gli studi universitari, laureandosi in lingua italiana. Nel mentre pubblica tre fumetti, fra cui il molto apprezzato esordio Lucia, presso la stessa Shogakukan, e realizza varie sceneggiature per dorama radiofonici e articoli sulla rivista per ragazze Palet, fino a che decide di tentare la sorte e partire per l’Italia (che in realtà aveva già visitato come studentessa negli anni precedenti), stabilendosi a Bologna nel 1994.

Dopo un inizio sconfortante, caratterizzato dalla ricerca di lavoro come interprete, Ichiguchi Keiko scopre il mondo del fumetto bolognese e tramite la collaborazione con la casa editrice Kappa Edizioni inizia la sua prolifica, nuova, carriera da mangaka in terra straniera, distinguendosi subito per la produzione alternata di toccanti shōjo manga dal tratto raffinato e dal taglio introspettivo, e di opere umoristiche che descrivono, con la curiosità del viaggiatore che non è più turista, il suo rapporto con una realtà completamente diversa da quella natia. Filone perfettamente rappresentato dalla sua ultima opera Mamma, questa è l’Italia!, recentemente pubblicata da Kappalab, un vero e proprio cammino negli anni vissuti a Bologna, nella forma di un manga slice of life umoristico, caratterizzato da un disegno semplice ma vivido e dalla narrazione episodica. Così vengono raccontate varie vicende quotidiane, come il rapporto col marito italiano, il disegnatore della Bonelli Andrea Venturi, la distanza dal Giappone (d’altronde al centro già dello shōjo manga post-tsunami La promessa dei ciliegi) e il continuo shock culturale che il confronto con una realtà così diversa da quella natia come quella italiana riesce a essere a distanza di decenni. Sempre col fine di far affiorare un sorriso sul volto del lettore.

Vivere e raccontare fra Italia e Giappone
E con lo stesso garbo e la stessa affabilità si presenta Ichiguchi Keiko alla serata di presentazione del fumetto alla libreria Feltrinelli di piazza di Porta Ravegnana, vestita con un semplice kimono tradizionale e accompagnata da una ottima parlantina italiana, quasi ad anticipare il tema dei contrasti evidenti fra culture, e soprattutto all’interno delle stesse, che emergerà continuamente nel corso del dialogo con Paola Scrolavezza, professoressa di Letteratura Giapponese e curatrice di NipPop, nonché amica dell’autrice. Tramite l’umorismo delicato e “dolce” di Mamma, questa è l’Italia!, il lettore, e finzionalmente la madre dell’autrice rimasta in Giappone, viene introdotto alle particolarità della vita bolognese, con le sue difficoltà e i suoi lati positivi, nella forma di uno slice of life rivolto a un pubblico femminile adulto, cioè di un genere sviluppatosi dopo l’arrivo della mangaka in Italia, paese in cui invece pare essere fra le prime opere del genere pubblicate. Il timore dell’autrice che il suo umorismo potesse non fare presa sul pubblico italiano si è dissolto, come racconta lei stessa, nella risata di un’amica alla quale aveva presentato alcune bozze, che l’ha convincenta a pubblicare anche nel Bel Paese un’opera concepita in Giappone da un editore alla ricerca di un’abile fumettista che potesse raccontare la quotidianità di una realtà esotica vista dall’interno.

Come afferma più volte Ichiguchi Keiko, l’Italia è il paese più adatto a questo genere di racconto, poiché la sua presenza nell’immaginario dei giapponesi lo rende un luogo noto per quanto distante e curioso, permettendo alla narrazione di mantenere una valenza sia evasiva che descrittiva delle difficoltà della vita quotidiana. Oltre al target previsto di donne di mezza età, afflitte da queste ultime e alla ricerca di un divertimento che ne alleggerisca il fardello senza alienarle, Mamma, questa è l’Italia! ha sorpreso l’autrice per il fatto che in Giappone è stato acquistato principalmente da uomini over 50, il che ribadisce l’universalità di questo racconto di allontanamento e adattamento. Italia e Giappone sono avvicinati dall’essere reciprocamente luoghi esotici e simbolici, distanti ma onnipresenti nell’immaginario, che può fungere da contenitore per tutte le aspirazioni che paiono troppo lontane dalla propria realtà, come ricorda la professoressa Scrolavezza. D’altronde l’Italia amata dal Paese del Sol Levante è quella ben rappresentata da Don Matteo e Il commissario Montalbano, un luogo di solarità e tranquillità, laddove è l’immagine ideale di una Giappone perfettamente efficiente che è molto diffusa nel Bel Paese. Al riguardo la fumettista ricorda uno degli episodi a lei più cari tra quelli immortalati nel manga, ovvero la conoscenza in seguito a un’intossicazione alimentare del suo primo medico di fiducia, che poi era il padre del suo attuale medico curante, con il quale aveva instaurato un rapporto molto più personale e intenso di quello che sarebbe possibile nel paese d’origine. Nel corso della discussione col pubblico si è seguito ancora il tema della comparazione fra i due paesi col racconto di aneddoti sulle contraddizioni del Giappone moderno e del suo immaginario, cercando, con il supporto di Paola Scrolavezza, di separare gli stereotipi dalle condizioni reali che li hanno motivati, rifiutando ogni essenzialismo. Esemplificativa al riguardo è la permanenza nel paese emblema del progresso tecnologico del frequente ricorso ai contanti o al fax, oppure la presenza di bancarelle di ortaggi venduti direttamente dai contadini fino ai sobborghi di grandi metropoli come Ōsaka, mentre viceversa le due culture sono accomunate per la scrittrice dalla forte differenza fra grandi città e provincia e dallo spiccato localismo che ne consegue, oppure dalla fedeltà alle tradizioni religiose, che non è sempre legata a credenze individuali ma spesso è conseguenza dalla stratificazione di usanze vive nel quotidiano. Partendo da aneddoti sulla natia Ōsaka, da Ichiguchi definita la Napoli del Giappone, si è riaffrontato il tema dei rapporti fra Occidente e Oriente parlando del modo in cui il crescente turismo ha cambiato le abitudini e gli atteggiamenti degli abitanti dell’antica capitale Kyōto e della differenza fra cordialità, tipica del paese asiatico e spesso molto formale, e gentilezza, una più spontanea disponibilità più frequente in Italia.

Ricordando al riguardo gli amici che l’hanno molto supportata nei primi, difficili anni a Bologna, presenti non a caso fra le pagine di Mamma, questa è l’Italia!, Ichiguchi Keiko si congeda dal pubblico, non prima di aver firmato le copie del fumetto con le sue illustrazioni dallo stile umoristico, nato come firma per distinguersi nel caso di comunicazioni formali e divenuto il principale strumento per raccontare gli aspetti più personali della sua vita.

 

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