I Santi di Atena sono tornati… e sono più gommosi che mai!


“Freccia Sacra” – è questo il nome del protagonista della serie Saint Seiya, se tradotto letteralmente in italiano. Ricordo ancora il mio primo incontro con la serie animata: ero ai primi anni delle superiori, uno dei miei mitici febbroni adolescenziali mi teneva costretto a letto per un paio di settimane e – un bel pomeriggio – vedo un cartone animato in cui un personaggio con una catena che si anima al suo volere combatte per salvare una ragazza il cui petto è trafitto da una freccia d’oro.

Sono passati oltre 20 anni da allora… ma la storia che ci propinano è sempre la stessa! Saint Seiya (I cavalieri dello zodiaco), Hokuto no Ken (Ken il guerriero) e molte altre serie di quegli anni hanno avuto un grande successo che gli autori in seguito non sono riusciti a bissare con le loro nuove opere. E da lì sono derivati spin-off numerosi come i chicchi di riso in una buona ciotola di riso al curry giapponese [tra gli spin-off di Saint Seiya è degno di nota (e lode) The Lost Canvas, che narra la storia della guerra santa duecento anni prima del Saint Seiya originale – da menzionare che i 26 episodi della serie sono animati, dialogati e doppiati in modo emozionante e coinvolgente!]. Ma veniamo al titolo di questo articolo: questa volta i Santi di Atena sono tornati per celebrare i quarant’anni di carriera del loro creatore, Masami Kurumada, sotto forma di lungometraggio in computer grafica.
Inizia la proiezione di Saint Seiya – Legend of Sanctuary al cinema Wald9 di Shinjuku, uno dei migliori multisala di Tokyo, all’11° piano dell’edificio, mentre al 10° è già allestito un bar a tema con i nomi delle bevande che si ispirano ai personaggi della serie e una serie di elementi visivi che ricordano la serie.

Si spengono le luci e…

SPOILER ALERT – SPOILER ALERT – SPOILER ALERT

(Da questo punto in poi descrivo il film, se non volete perdervi il gusto di vederlo, saltate quanto segue fino alla fine della zona SPOILER ALERT. Premetto che, se avete già letto il manga o visto la serie animata fino al capitolo del santuario, non c’è quasi niente di ciò che sto per annunciarvi che già non conosciate a livello di storia, ma, ovviamente, alcune nuove idee elaborate per il film sono del tutto originali)

…ovviamente inizia il film!

Prima scena: mirabolante ed entusiasmante! Aiolos, Santo del Sagittario, vola giù in una picchiata al fulmicotone allontanandosi dal Santuario, che è ritratto come una sorta di Olimpo in tinte giallo-dorate sospeso nel cielo. Il Santo porta con sé Atena – ancora neonata – e nel frattempo è intrattenuto in combattimento in cielo contro gli altri Santi d’Oro. Una schivata di qua, un contrattacco di là, una poderosa folata di vento creata dalle ali della sua armatura, una piroetta alla velocità della luce… ma, ahimè, un colpo ben assestato dalla spada Excalibur del Santo del Capricorno lo ferisce gravemente. Inoltre, nella lotta, il Santo dei Gemelli muore – o così dicono.
La scena di questo combattimento è davvero spettacolare, con un audio assolutamente coinvolgente, però va ammesso che lo svolgimento è leggermente farraginoso e, secondo me, per uno spettatore che vede il film per la prima volta senza conoscere bene la storia, è un po’ difficile da seguire.
Da questo punto in poi, lo scorrere degli eventi riprende abbastanza fedelmente il manga originale, senza però includere il capitolo della battaglia galattica o dei cavalieri neri – d’altronde, essendo un film, abbiamo solo un’ora e mezza a disposizione. Anche il primo incontro tra Seiya e Saori/Atena è ben orchestrato: è il giorno del 16° compleanno della fanciulla e il suo fido maggiordomo, alla guida di una lussuosa limousine, le rivela che lei è Atena e che aveva aspettato a farle questa confessione seguendo le volontà del di lei nonno adottivo Mitsumasa Kido, ovvero l’uomo – casualmente ricco sfondato con una villa tipo Reggia di Caserta, architettura comunissima in tutti i contesti suburbani giapponesi – che l’aveva trovata ancora in fasce sul petto di un Aiolos esanime (due elementi accattivanti qui: le “fasce” che avvolgono Saori neonata sono una specie di involucro a bande metalliche e l’armatura di Aiolos non si riduce a uno scrigno ma è una specie di lastra dorata lavorata a sbalzo – realizzata egregiamente). Tuttavia, neanche a farlo apposta, appena il maggiordomo le fa questa rivelazione – toh! – arrivano i cattivi che subito vogliono farla fuori! Questi ultimi sembrano un po’ degli esemplari di Predator sofisticati, ma niente paura: arriva Seiya, che lancia per terra un ciondolo con il simbolo di Pegaso, aprendo un portale dimensionale a ingranaggi – nella migliore tradizione di Final Fantasy – da cui appare la sua armatura e, con un “colpo della meteora di Pegaso” (o “fulmine di Pegasus” come griderebbe Ivo De Palma!), elimina tutti… o quasi! Si aggiungono quindi Shiryu (Sirio), Hyoga (Crystal) e Shun (Andromeda), giunti a dargli man forte, ognuno con le tecniche che più rappresentano il proprio cosmo.

Da questo momento, la cosa che inizialmente mi aveva infastidito, ma che poi ho digerito visto che in fondo ha un suo perché, è che Seiya fa molto il pagliaccio con battute e scherzi modulati magnificamente dal doppiatore Kaito Ishikawa, ma con contenuti molto prevedibili e una mimica facciale un po’ gommosa per i miei gusti. Certo, mi rendo conto che la CG scateni maggiore fluidità di gesti con minore veemenza espressiva rispetto a un’animazione disegnata, proprio a causa della continuità del movimento.
Quindi, dopo una serie di sketch (secondo me poco) umoristici di Seiya e di triti cliché su una sua possibile infatuazione (reciproca?) verso Saori, arriva Aiolia del Leone a spaccargli l’Osso Sacro (che non è il nome di una nuova costellazione, ma un cavalleresco eufemismo per “culo”!)! E non si limita a spaccarlo solo a lui, ma a tutti – nel senso che non si salva nessuno dalla sua volontà di conseguimento della missione: uccidere Saori, perché così ha ordinato il Gran Sacerdote del Santuario, e recuperare l’armatura del Sagittario. I santi di bronzo riescono a fare scappare la ragazza, a cui Aiolia aveva quasi fatto lo scalpo (non scherzo, quando vedrete il film capirete), ma lei torna! In ginocchio davanti a un panorama di disperazione, emana per la prima volta il suo divino cosmo che raggiunge il cuore di Aiolia, che si accontenta di tornare al Santuario con la sola armatura del fratello Aiolos – accusato per tutti questi anni di alto tradimento.

Ovviamente, i santi di bronzo e Atena non vogliono lasciarsi dubbio alcuno su quanto stia accadendo al Santuario e decidono di recarsi direttamente lì… non senza che prima di ciò il Santo della Freccia esegua un attacco a sorpresa per trafiggere il cuore della dea della giustizia con una freccia che all’apparenza si dissolve. E indovinate chi lo elimina bruciandolo come uno spiedino? Ikki della Fenice! Ebbene sì, non si è perso per strada: come tradizione di tutto il franchise, lui agisce in parallelo.
I santi di bronzo riuniscono i loro ciondoli aprendo una colonna di luce che porta al Santuario e ci entrano dentro insieme ad Atena che percepisce le prime fitte al petto inferte dalla freccia che l’ha colpita.
Da questo punto in poi, lo svolgimento è molto simile alla serie: il Santo dell’Ariete, Mu, li lascia passare perché ha già capito che la vera Atena è Saori e fa un accenno all’esistenza del maestro di Shiryu, ossia il Santo della Bilancia, che però non farà la sua apparizione in questo lungometraggio. Il Santo del Toro li combatte, ma solo per fare risvegliare il loro settimo senso – la cui spiegazione però è dettata da Mu dopo la lotta. La Casa dei Gemelli è saltata tramite un intro sulla sala del Gran Sacerdote che suggerisce il collegamento tra quest’ultimo e il Santo della casa in questione.
E qui arriviamo a una di quelle note che mi dico: perché? Ditemi il perché? La Casa e il Santo del Cancro sono presentati a mo’ di musical! Sì, sì, lui canta e balla, con tanto di coretti eseguiti dalle facce dei morti sui pavimenti e sui muri… che sono colorati a guisa di luci strobo delle discoteche dei tempi andati. È un po’ l’argomento a piacere del giorno dell’interrogazione: la lezione sarebbe di geografia, ma tu rispondi suonando i tamburi perché in qualche regione mostrata dal professore sull’atlante ci sono popoli che li usano! Death Mask del Cancro proietta Shiryu e Hyoga nell’aldilà con la sua tecnica segreta, ma ci pensa il primo dei due a farlo diventare serio e con una “supremazia del dragone ascendente del Monte Lu” (…ovvero il “colpo segreto del drago nascente”, per gli aficionados) ben inferta, lo sconfigge. Nel frattempo Hyoga, durante la trasmigrazione verso l’aldilà, viene “intercettato” da Camus dell’Aquario, suo maestro, e si sconfiggono a vicenda in quattro e quattro otto in una specie di dimensione parallela con un’enorme anfora in mezzo…

Il Santo del Leone, a cui è stato lavato il cervello dal Gran Sacerdote, combatte Seiya… e da qui la storia si svolge con un incedere così rapido che anche i miei ricordi perdono definizione: dopo che Aiolia riprende il lume della ragione, i santi di bronzo proseguono alla Casa della Vergine dove però vengono lasciati passare da Shaka che è loro alleato. Nella Casa del Sagittario combattono contemporaneamente contro Milo dello Scorpione, che – altro argomento a piacere – è una donna (!), e Shura del Capricorno.
Qui c’è una scenetta che ho trovato alquanto ilare! Come spesso succede in tutti i film di Saint Seiya, Shun viene carcagnato di botte – in questo caso da Shura – e arriva il fratello Ikki a salvarlo dicendo che è troppo debole e gli avversari sono solo dei santi “placcati” d’oro. Allora, dopo averle prese da Shura, Shun ammette: “Io sono… debole…!?” – ma si rialza e, mentre la sua catena riprende a roteare a con un effetto grafico magnifico, sicuro di sé attacca verbalmente Shura dicendo – “Però non scapperò più, perché ormai sono pronto!”, la catena si scaglia con vigore contro l’avversario e… scena successiva: Ikki e Shun entrambi corcati di botte spiaccicati per terra e i santi d’oro freschi come rose!
Ma non scordiamoci che lì con loro c’è Saori! Che, a costo di peggiorare le proprie condizioni fisiche, emana il suo cosmo ridando nuova vita ai santi di bronzo e convincendo così tutti di essere la vera Atena. Nel frattempo, il Gran Sacerdote defenestra (letteralmente!) il Santo dei Pesci… e inizia l’ultima grande battaglia tra Saga, ex Santo dei Gemelli e Gran Sacerdote, e Seiya, il cui cosmo cresce a dismisura grazie alla forza dell’amicizia dei suoi compagni di battaglia e che poi viene aiutato con perfetto tempismo dall’armatura del Sagittario (…bellissima!) che lo trasforma in un centauro alato che galoppa sulle scie del cielo e gli regala la freccia d’oro, arma araldica della vittoria!

FINE SPOILER ALERT – FINE SPOILER ALERT – FINE SPOILER ALERT

Dopo questo panegirico, risponderò alla domanda che probabilmente sta frullando in testa a molti di voi ora: ma vale la pena di vederlo? La risposta è assolutamente sì!
Non sarà particolarmente innovativo. Avrà delle piccole incongruenze narrative. La grafica è passata dalla poesia dei disegni di Shingo Araki (riposi in pace con tutta la mia ammirazione) e Michi Himeno, a una computer grafica da intermezzi video della serie Final Fantasy.
Ma le cose che ho appena detto possono essere ribaltate tutte a suo favore: la storia è una che affascina da trent’anni; la narrazione è così balenante che se sbatti le palpebre troppo a lungo potresti perderti un dettaglio importante (come detto anche dal doppiatore giapponese di Ikki durante i saluti al pubblico che sono venuti a fare a fine proiezione lui e gli altri doppiatori dei protagonisti); e la computer grafica consente dei tocchi di classe sulle armature e sugli sfondi mai visti prima.
E mi raccomando di non alzarvi prima della fine dei titoli di coda! Alla fine vi aspetterà un’ultima scenetta molto divertente!
Se vi fa piacere, ricordatevi di questo articolo quando avrete visto il film e fatemi sapere cosa ne avrete pensato nella colonna dei commenti.

Intanto, un caro saluto a tutti e… avete mai sentito il cosmo dentro di voi?!

Trailer:

 

Inoltre la direzione del doppiaggio italiano sarà a cura del maestro Ivo De Palma, storico doppiatore del protagonista della serie.
Per saperne di più: www.cuoreacciaio.it/2014/07/saint-seiya-legend-of-sanctuary-ivo-de.html

 
 
 
 
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