Dazai X Furuya: il restyling manga di Lo squalificato

Nel 2009, per il centenario della nascita dello scrittore Dazai Osamu (1909-1948), in Giappone c'è stato un vero e proprio revival dell'autore. Il suo testo più noto, Ningen Shikkaku (人間失格, 1948 Lo squalificato), è tra tutte l'opera che ha ricevuto maggiore attenzione mediatica grazie ai tanti remake dedicati a un pubblico molto vasto: cinema d'autore (Ningen Shikkaku – The Fallen Angel, 2010), un progetto anime ambizioso ( Aoi Bungaku) e ovviamente anche alcuni manga. La versione a fumetti più interessante, con e nonostante i suoi limiti, è sicuramente quella di Furuya Usamaru, autore famoso in Italia per 51 Modi per salvarla e Genkaku PicassoNingen Shikkaku di Furuya Usamaru non è semplicemente una trasposizione, ma una vera reinterpretazione personale del famoso romanzo del 1948, ripreso in tutti i suoi elementi ed ambientato ai giorni nostri. Un mangaka naviga su internet alla ricerca di idee per una nuova opera. Incappato in un sito chiamato Ningen Shikkaku, lo apre e trova un lungo testo autobiografico. Ōba Yōzō è un ragazzo di famiglia altolocata che ha un rapporto controverso nei confronti del padre autoritario. Le buffonate e l'ipocrisia sono gli unici modi in cui Yōzō sente di potersi relazionare con gli altri esseri umani. Ancora adolescente, Yōzō abbandona la scuola e si divide tra i suoi disegni, l'alcool e le prostitute. Scoperto, viene diseredato, tenta un doppio suicidio con un'accompagnatrice e ne esce come unico superstite. Scagionato dall'accusa di istigazione al suicidio con i soldi della famiglia, scappa di casa dal suo protettore e diventa il mantenuto di una madre single.

Quando si rende conto di non farcela più, scappa ancora e si rifugia presso una donna matura che gestisce un bar e che si prende cura di lui. Quando finalmente sembra aver trovato la felicità con la donna che ha sposato, lei viene stuprata e Yōzō cade nella dipendenza dalle droghe. Dopo diversi eventi tragici, Yōzō sparisce e vive per strada, ormai ridotto all'ombra di se stesso e completamente pazzo. Il suo romanzo autobiografico è stato pubblicato su Internet da un amico, Horiki Masao, con lo scopo di diffondere la storia e di cercare Yōzō ovunque sia finito. Il mangaka, che scopriamo essere lo stesso Furuya, decide di mettersi anch'egli sulle sue tracce.

Dopo aver parlato con un redattore che conosceva Yōzō come fumettista, si reca nel locale dove il ragazzo aveva vissuto, raccogliendo impressioni e ricordi della padrona del locale (in un parallelismo con la postfazione del romanzo originale).

Tornando a casa, Furuya incontra un barbone per strada, disteso tra i sacchi della spazzatura: è Yōzō, venticinquenne ma ormai completamente irriconoscibile.

Alla fine del terzo volume, Furuya ha inserito una postfazione molto personale sul romanzo di Dazai e sul suo personale lavoro. Il mangaka esprime il proprio attaccamento nei confronti dell'opera originale, che lo aveva molto affascinato da ragazzo. Ammette anche di disegnare spesso storie in cui i personaggi vengono trascinati da sentimenti autodistruttivi, pattern che si ripropone anche nel suo Ningen Shikkaku, con l'aggiunta tuttavia di una nota di speranza alla fine del testo, cosa che nel romanzo originale di Dazai non c'era. Questa differenza secondo Furuya è dovuta al fatto che la disperazione di Dazai era stata tale da indurlo al suicidio, e che non sarebbe possibile scrivere un testo del genere se non con lo spirito di un uomo che sta per morire.

È innegabile, viste queste parole, che Furuya conosca bene il testo e che abbia curato fino nei dettagli la composizione del manga. Alcuni esempi che lo confermano sono i quadri di Modigliani rappresentati sullo sfondo nel bar della mama-san che si era presa cura di Yōzō, ma anche il Rubai'yat letto da Yoshino, o la poesia cantata da Yōzō disteso nella neve alla fine del terzo volume. Anche la scelta di utilizzare tecniche di disegno e colorazione quali la matita e il carboncino per le scene più oniriche, è particolarmente riuscita e interessante.

Il coraggioso esperimento di Furuya di riportare la vicenda ai giorni nostri, sicuro elemento di valore dell'operazione, si scontra però con dei limiti evidenti nella sua interpretazione e con una parziale riuscita nell'adattamento in termini di stile.

Ovviamente il passaggio dal romanzo al manga, benché la vicenda sia rappresentata nei suoi tratti fondamentali, comporta alcune piccole modifiche nell'ordine degli eventi e nella trama - cambiamenti che determinano uno spostamento del climax - ma anche alcune omissioni o aggiunte nella sceneggiatura, tali da creare uno stacco non indifferente rispetto a quello che è lo stile di Dazai. Queste modifiche si ravvisano soprattutto nella struttura emotiva della storia, nel carattere del personaggio e nella conseguente percezione del tutto da parte del lettore.

Nel romanzo è presente una struttura a spirale di decadenza, in cui il protagonista si ritrova a scendere verso il basso trascinato dalla sua passività. Yōzō passa da una situazione all'altra attraverso delle fasi di rottura che di solito portano un breve stallo seguito da una nuova ricaduta. Maggiore è l'aspettativa nella risalita, maggiore è anche il dolore che ricadrà su di lui in seguito.

Nella spirale presente nel manga, ogni fase discendente corrisponde a picchi di decadenza molto più calcati rispetto a quelli raccontati nel romanzo. Ciò che è velato e delicato nella letteratura di Dazai, che poco si perde nelle descrizioni dettagliate ma si concentra sullo stato emotivo del protagonista, nel manga di Furuya diventa estremo, aggressivo, crudele e a tratti pornografico e volgare. Volendo fare degli esempi pratici, se nel romanzo Yōzō frequentava locali e accompagnatrici e lasciava il resto all'immaginazione, nel manga consuma amplessi - disegnati molto esplicitamente - con ragazze liceali che lavorano in bordelli e soap land. Nel romanzo la relazione con la moglie Yoshiko si deteriora in un silenzio fatto di ansia e paura, ma non viene descritto nulla di eclatante né si parla di gravidanza. Nel manga invece Yōzō fa prostituire la moglie, la insulta pesantemente in preda a crisi di astinenza, e cerca di farla abortire.

In generale in questa versione è molto più forte la sensazione che Yōzō si stia approfittando delle persone che ha intorno ferendole, mentre nel romanzo (e anche nel citato film) succede il contrario. Da qui scaturisce l'altra differenza sostanziale, quella relativa al carattere del protagonista: nel manga non è più un ritratto della passività e della paura di agire come lo Yōzō letterario, ma un giovane uomo capace di azioni e parole crudeli nei confronti del mondo che lo circonda, se questo comporta per lui un tornaconto.

Da ciò nasce un enorme scarto nella percezione della storia da parte del lettore.

Chi legge il romanzo di Dazai Osamu è portato a sentire una forte identificazione con il protagonista, che diventa vero sgomento nel momento in cui Yōzō si accorge di essere impazzito. Ciò accade non tanto in virtù delle vicende narrate, quanto per il particolare stile dell'autore, detto “in seconda persona”, che sembra parlare direttamente al lettore per accompagnarlo in un rapporto empatico. Un'empatia che molto meno facilmente si ingenera nel caso del manga di Furuya Usamaru, proprio per lo stile scelto dal fumettista per rappresentare la storia. E non è solo la presenza di disegni dedicati a un target di pubblico che gradisce scene esplicite di sesso, inquietudine e violenza, a creare uno stile estremo che crea una distanza tra il lettore e il protagonista. Infatti la serie Aoi Bungaku invece era riuscita, pur utilizzando immagini forti, a mantenere una buona interpretazione tragica ma pacatamente bilanciata quanto il romanzo.

L'idea affascinante di Furuya, che ha voluto portare la storia di Yōzō nel Giappone contemporaneo, si scontra quindi con una scelta stilistica controversa, che prevede il non lasciare nulla all'immaginazione e calcare la mano non tanto sul lato emotivo, ma sulla decadenza morale del protagonista. Vanno notate anche la lentezza e l'accanimento sul personaggio che contraddistingue l'ultimo volume. Il manga rimane tuttavia un'opera artisticamente complessa e interessante, meritevole di lettura come esempio di rielaborazione impegnata e fondamentale nello studio della percezione di Ningen Shikkaku a più di sessant'anni dalla sua pubblicazione.

Il testo originale di Dazai Osamu è disponibile su Aozora Bunko.

La traduzione italiana Lo squalificato (traduzione di Marcella Bonsanti, Milano, Feltrinelli, 1962) è una traduzione dall'inglese americano di Donald Keen (No Longer Human, tr. di Donald Keene, New York, New Direction Publishing Corporation, 1958).

Il manga di Furuya Usamaru è stato pubblicato tra il 2009 e il 2011 nella collana Bunch Comics dell'editore Shinchōsha.

È stato tradotto in inglese da Vertical Inc come No Longer Human e in lingua francese da Casterman con il titolo Je ne suis pas un homme.