JAPAN CONTEST: CHI HA VINTO?

Dopo aver annunciato i vincitori  del primo concorso letterario dedicato al Giappone, la Scuola di Lingue e Letterature, Traduzione e Interpretazione, NipPop e O barra O edizioni pubblicano la motivazione e la recensione che ha guadagnato il primo premio

 

I VINCITORI:

1. DEMETRIO SPOSATO

2. LIVIA DA ROS

3. ENRICA FIACCHI

 

LA MOTIVAZIONE:

Il testo critico di Demetrio Sposato offre una panoramica completa sia sul contenuto del romanzo Il mondo dei fiori e dei salici di Masuda Sayo, sia sulle problematicità storiche e sociali che il libro fa emergere. La recensione è redatta con attenzione e cura terminologica e ha la capacità di coinvolgere tanto lo 'spettatore' digiuno di Giappone quanto chi già lo ama e lo conosce.

Abbiamo apprezzato particolarmente la suddivisione in paragrafi, ognuno dei quali preceduto da un titolo: anche questo contribuisce a rendere chiare la lettura e le intenzioni del testo.

Pur nella decisa impronta personale dell'approccio critico, l'autore non si sotituisce al futuro lettore, lasciandogli materiale da scoprire, stimolando la sua curiosità e fornendogli al contempo le coordinate per apprezzare il romanzo con maggiore consapevolezza.

 

Masuda Sayo, Il mondo dei fiori e dei salici

a cura di Demetrio Sposato


 

La cicatrice sotto al kimono

Il mondo delle geisha rappresenta uno dei tanti paradossi delle conoscenze comuni che l'occidentale ha del Giappone. Chiunque saprebbe ricollegare il termine ad un'immagine femminile ben definita; ma questa immagine è tanto intuitiva quanto stereotipata e di conseguenza errata, come spesso accade (specialmente quando ci si approccia ad elementi della cultura nipponica).

Nessuna bambolina che vive di modi delicati e arcaici, né tanto meno abili prostitute d'alto bordo. Eliminiamo dunque i nostri preconcetti, perché Masuda Sayo ha il merito spontaneo di scuoterci il cuore e la testa mostrando la realtà di questa figura nella sua nudità culturale ed emotiva. Il lettore si vede inoculare una concentrazione di dolori, sacrifici, solitudini, povertà, emarginazione, attraverso un linguaggio semplicissimo ma elevato da una sincerità tanto genuina da lasciare disarmati. Proprio come un bambino, quando racconta qualcosa che ha visto.

 

Bestialità

Il mondo dei fiori e dei salici è la semplice, cruda, autobiografia che Masuda completa nel 1957, dopo essere stata notata per un racconto piazzatosi secondo ad un concorso letterario indetto dalla celebre rivista dell'epoca Shufu no tomo e intitolato “Storie vere di donne”. Nata nel 1925 in un villaggio della difficile zona della prefettura di Nagano, la bimba Masuda Sayo inizia presto a diventare donna: messa a lavorare, paradossalmente e come molti suoi coetanei, come bambinaia, vive un'infanzia ridotta ai minimi termini, al punto che i ricordi stessi partono dal periodo del suo impiego, e prima c'è il vuoto: “Non ricordo quasi più nulla della mia infanzia”. Neanche il proprio nome. La chiamano Tsuru, ossia gru, per via della sua abitudine a star sempre ritta su una gamba come espediente per non patire il freddo, dal momento che non le sono concessi neanche i tabi, le tipiche calze dalla suola spessa. Gli anni che dovrebbero essere dedicati alla serenità della crescita e al gioco sono invece durissimi, quanto i trattamenti riservatele dai padroni di casa: nulla le è concesso, viene picchiata, punita severamente quando sbaglia. Ai tempi, il valore della vita di chi era preso in affidamento a lavorare non si distingueva molto da quello di un animale. Come una gru, o un “cagnolino abbandonato e spaventato”, come recita l'incipit dell'opera. Le figure animali accompagnano il romanzo per tutte le sue pagine: per descrivere sé stessa e gli altri, troviamo richiamati di volta in volta gatti, rospi, polpi. Da una parte, viene così espressa l'innocenza di sentimenti, l'animo da infante che l'autrice conserva per tutta la vita, proprio perché mai ne ha potuto godere; dall'altra è sottolineata la bestialità degli esseri umani, individui che hanno perso la propria spontaneità in cambio di un materialista senso di egoismo.

 

Il cuore di geisha e il cuore di donna

La vita scorre così lenta e dolorosa, ma più veloce di quella dei suoi coetanei, e presto Tsuru viene consegnata alla okiya (l'abitazione e scuola per geisha) “La casa del bambù”, dove apprenderà le arti della danza, l'abilità nel suonare lo shamisen, i giusti costumi da tenere durante i banchetti. Ma imparerà anche, se non soprattutto, la crudezza del mondo e di quella parte della società giapponese dell'epoca, un posto non a misura di bambino, popolato da bestie senza scrupoli. “Durante quel periodo, se un signore gentile mi avesse chiesto “Non ti picchierò, né ti prenderò a male parole, ma dimmi sinceramente, cos'è che ti fa più paura?”, io avrei risposto senza esitazione alcuna: “Le persone!””. Masuda Sayo scoprirà sé stessa insieme al mondo, lungo un'esistenza sempre agitata da un vortice impetuoso di eventi, senza pietà alcuna. Veniamo immersi in una realtà che non ci aspetteremmo, illusi dalla nostra concezione occidentale della geisha. Tsuru è un'intrattenitrice da terme. La sua quotidianità, dentro e fuori la Casa del bambù, è riempita da personaggi borderline o senza remore morali, yakuza, emarginati, immigrati. Il lettore ha il libro incollato alle mani e agli occhi, per scoprire cos'altro riserverà la vita a questa donna, a queste donne. Donne la cui potenza esteriore, nei modi e nell'immagine, convive molte volte con una dolorosa fragilità interiore. La figura della protagonista, poi, sa a tratti brillare d'una luce accecante. Nonostante il degrado fisico e morale al quale quel mondo la conduce, i tentativi di suicidio, le sventure, Masuda, vittima tanto delle sue vidende personali quanto del contesto culturale e storico del Giappone precedente e successivo alla Seconda Guerra Mondiale, riesce a trarre all'occasione da dentro di sé una forza che lascia a bocca aperta. Proprio come i salici, i cui rami sono scossi e sbattuti dal vento, ma non si spezzano; così Masuda resiste alla vita e a sé stessa. Il suo più che un grido di ribellione, è una confidenza raccontata senza giri di parole che fa aprire gli occhi e fa bloccare il respiro. Un monumento per tutti i bambini mai bambini, per tutte le donne sfruttate, per gli emarginati, e per tutti coloro che conoscono il dolore. Con la speranza di un mondo meno adulto, lascivo, meschino, e più bambino.

 

Leggere la sincerità

Le parole dell'autrice scendono lievi giù per la gola per poi arrivare all'interno dell'intestino e bruciare, come piccoli frutti dolci avvelenati. La donna aveva vissuto buona parte della sua vita da analfabeta, iniziando ad imparare a leggere e scrivere spinta dal difficilissimo amore della sua vita, il soldato Motoyama: questa peculiarità si traduce in uno stile semplice e lucido, ma intriso della sensibilità della scrittrice, che alterna metafore appassionate a periodi di crudezza senza scampo. La scrittura di Masuda sembra quasi una bozza di minimalismo incosciente. La narrazione è per lei uno strumento a servizio del prossimo: prima con le storie che inventa per strappare un sorriso ai bambini di cui si occuperà, poi con Il mondo dei fiori e dei salici, che ci viene dato carico di messaggi. Che l'amore verso il prossimo è la cura per sé stessi; che coltivando la speranza, in mezzo alla delusione, l'arrendevolezza e la sconfitta, qualcosa la si potrà raccogliere. Masuda ci ricorda che siamo tutti fratelli sulla Terra, perché tutti siamo figli del dolore. Non abbiamo scelta se non trovare dentro di noi una forza che non sapevamo di avere; la forza e la pazienza di una geisha. Dobbiamo essere grati a Masuda Sayo per questo spaccato di storia e cultura del Giappone su un argomento ricco di retroscena e sfaccettature, troppo spesso banalizzato. La sua sincerità è talmente naturale da riuscire a scaldare l'anima di chi si imbatte nelle semplici parole del libro. Molte volte d'altronde, la sincerità è una forma d'amore.

 

 

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