Tagame Gengoroh conversa con Nino Giordano, Simona Stanzani, Elena Zanzi, Marco Lupoi e Paola Scrolavezza


In occasione di NipPop 2018 – Borderlands: A-tipico Giappone, Tagame Gengoroh ha conversato con alcuni dei nostri ospiti riguardo a una moltitudine di argomenti quali il suo manga Il marito di mio fratello, edito da Panini, la comunità LGBT e la sua produzione.

Interrogato da Nino Giordano (Renbooks) sull’origine della sua passione per l’arte italiana, il maestro Tagame ha risposto:

Quando ero bambino, a casa avevamo libri e illustrazioni rappresentanti alcuni dei dipinti più importanti di Europa e in generale dell’occidente. Mi batteva il cuore ogni volta che c’erano immagini ritraenti nudità maschile. Se devo nominare alcuni pittori che mi hanno fatto avvicinare all’estetica italiana, mi vengono in mente Caravaggio e Michelangelo, ad esempio.

Elena Zanzi rivolge invece una domanda al maestro sul suo stile di narrazione:

Molta della mia esperienza deriva naturalmente anche dalla mia produzione omoerotica. In molte delle mie storie, i personaggi non riescono ad accettare di provare eccitazione per le pratiche BDSM. Intraprendono quindi due percorsi: riescono a sentirsi soddisfatti con l’ accettazione, oppure si negano a se stessi e alla propria felicità. Lo sviluppo dei personaggi deriva molto da questa esperienza. Nel caso de Il marito di mio fratello si tratta di una realtà quotidiana, quindi lo sviluppo della storia aveva bisogno di più dettaglio.

Interrogato a gran voce sul riscontro di pubblico generato da Il marito di mio fratello, un’opera istruttiva nei confronti dell’ “uomo della strada” e importante per la normalizzazione della comunità LGBT agli occhi della società giapponese, il maestro Tagame ha spiegato come il raggiungimento di un pubblico più ampio non abbia lasciato indifferenti i suoi lettori più fedeli:

Devo dire che c’è stata una polarizzazione in due coni: uno di questi è rappresentato dai fan che hanno continuato a seguirmi come se nulla fosse, quelli supportivi anche della mia parte da attivista LGBT. C’è però una seconda parte di lettori che sono quelli che sono più affezionati alle opere a sfondo omoerotico. Loro pensano che io mi sia venduto o compromesso per cercare di dare vita a un’opera mainstream e quindi si negano l’opportunità di leggerlo. Se è vero che per Il marito di mio fratello ho cercato di mettere in target anche un pubblico etero, è vero anche che io stesso, come mangaka giapponese apertamente gay, posso forse contribuire ad aiutare questa minoranza sessuale.

Il talk è poi proseguito parlando di Boys Love, un genere di manga di produzione in prevalenza femminile e con oggetto storie di ragazzi omosessuali:

Per quanto riguarda il Boys Love, ne sono anche un lettore. Ce ne sono di interessanti e di meno. Per quanto riguarda me nella fattispecie, quando in passato mi è stato chiesto di partecipare alla produzione di Boys Love l’ho fatto a modo mio, mettendo in chiaro che non avrei cambiato il mio stile, ma avrei realizzato un Boys Love di Tagame Gengoroh. Vorrei mettere in chiaro una cosa però: Boys Love non vuol dire cultura gay. Nel Boys Love vengono prese in considerazione due figure: l’attivo e il passivo. Una delle ragioni è che le case editrici hanno un pubblico che non è interessato alla promozione della cultura gay, ma di portare avanti un concetto eterocentrico del rapporto omosessuale, perché attivo e passivo altro non sono che una riconduzione di uomo e donna. Nel Boys Love c’è una caratterizzazione molto specifica di questi personaggi e non lo trovo gradevole. Quando mi viene chiesto se io sia attivo o passivo, mi dà l’idea di una vera e propria molestia sessuale.

 

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