Nagai Akira dirige l’adattamento cinematografico del celebre romanzo thriller Bakudan (2022) di Katsuhiro Go, candidato al Premio Naoki.
Una sera come tante a Tokyo, un senzatetto ubriaco viene arrestato per aver generato confusione presso un’attività commerciale. Il proprietario promette di ritirare la denuncia a condizione di ricevere il risarcimento dei danni ma, privo di qualsivoglia disponibilità economiche, il senzatetto, di nome Suzuki Tagosaku, propone una diversa moneta di scambio: una premonizione. Suzuki, infatti, afferma di poter percepire, attraverso una sorta di “sesto senso”, posizione e orario di detonazione di un numero indefinito di bombe disseminate per la città. Inizialmente disinteressati, ritenendo le affermazioni di Suzuki meri vaneggiamenti, gli ispettori si preparano a congedare il senzatetto quando ricevono la notifica di una terribile esplosione nel quartiere di Akihabara: è l’inizio di una corsa contro il tempo volta all’individuazione e al disinnescamento degli ordigni, caratterizzata da duelli psicologici, misteri irrisolti del passato e traumi personali mai superati.
Un fascino oscuro esercita proprio la figura di Suzuki (interpretato da un magnifico Jirō Satō), il cui ruolo nello scoppio delle bombe sembra inafferrabile e cambia in continuazione lungo il corso degli accadimenti: il senzatetto passa, infatti, da essere percepito come una persona fragile che cerca di farla franca in ogni modo, un sempliciotto il cui sviluppo psichico è rimasto bloccato allo stadio infantile, a un manipolatore subdolo e astuto, forse complice consapevole di una mente criminale o forse complice sottomesso a impulsi e desideri di terzi. O forse è l’unico vero ideatore di un piano diabolico che colpisce indiscriminatamente senzatetto, bambini, lavoratori pendolari? Ogni ipotesi si rivela fallace, e si sgretola nelle mani degli investigatori un attimo dopo essere stata formulata. Lo spettatore non riesce a stare al passo dei continui mutamenti della psiche di Suzuki, e si perde, incapace di distinguere il vero dal falso.
Suzuki=Bakudan (Fuji Television Network Dentsu, distribuito da Warner Bros. Japan nel 2025 in Giappone), presentato al Far East Film Festival 2026 di Udine, può essere certamente definito un thriller coi fiocchi, qualificato da personaggi complessi, stratificati e mai banali, da scoprire e sbrogliare a poco a poco, inseriti all’interno di una trama intricata e ricca di colpi di scena. La tensione viene sapientemente mantenuta lungo l’intera durata della pellicola (136 minuti) la quale, oltre che per i sorprendenti colpi di scena, si caratterizza per una forte – e rilevante ai fini della trama – critica all’etica dominante e ai pregiudizi, e per la riflessione sulle conseguenze delle scelte che, anche inconsciamente, si compiono tutti i giorni. La pellicola, infatti, si impegna a rendere manifesti gli infidi meccanismi che disciplinano la società tramite regole non scritte eppure insistentemente presenti nella quotidianità, dalle semplici norme comportamentali alla gerarchizzazione del peso che le singole vite umane esercitano sulla collettività: cosa salvaguardare tra la potenziale futura carriera al servizio della società di un bambino e la gravosa esistenza di un senzatetto? Suzuki obbliga gli ispettori a fare una scelta dis-velando l’ipocrisia che si cela dietro una maschera di innocenza. Innocenza che, a turno, tutti i personaggi perderanno lungo il corso degli eventi.
Un’opera coinvolgente che trascina lo spettatore all’interno dello schermo per ricondurlo gradualmente alla realtà attraverso un finale anch’esso imprevedibile.
Consigliamo la visione di Suzuki=Bakudan a chi fosse in cerca di un thriller che intrattenga fino in fondo, a ritmo serrato e privo di elementi superflui, senza tralasciare momenti di profonda riflessione sociale, che rendono l’opera fruibile anche ai non amanti del genere.



