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NIPPOPxFEFF28: “Fujiko” di Kimura Taichi

27 Aprile 2026
NipPop Staff

Quanti ostacoli e insidie una giovane donna deve affrontare, anche solo per essere una madre? Questa è la storia della vita al limite di Fujiko, protagonista di una pellicola dall’animo rock.

Presentato in anteprima mondiale alla ventottesima edizione del Far East Film Festival di Udine (con addirittura due mesi di anticipo rispetto al Giappone) Fujiko è una pellicola che sin da subito ha attirato molto interesse da parte degli spettatori perché si tratta della prima produzione curata da MEGUMI (al secolo Yamano Megumi) protagonista della scorsa edizione del festival e organizzatrice della Japan Night, un evento europeo di networking molto prestigioso. Dopo aver promesso (anche nella intervista che NipPop le ha fatto) di rafforzare i rapporti del cinema giapponese con il pubblico internazionale, con questa pellicola diretta dal regista apolide Kimura Taichi arriva quindi a una prima prova del nove. E il risultato sembra giustificare i suoi sforzi.

 

Ambientata nella cittadina Shizuoka a cavallo fra gli anni ‘70 e l’inizio ‘80 del secolo scorso, la pellicola segue la difficile e tragicomica storia di Fujiko, una giovane madre che si trova costantemente pressata dalla società giapponese per via della sua decisione di dare alla luce la piccola Mari. Divisa fra le aspettative della propria famiglie e di quella del marito che la vogliono o casalinga devota o lavoratrice indefessa, Fujiko decide di recidere ogni legame familiare scappando di casa e rivendica il proprio diritto in primo luogo di essere una madre, anche se questo significa affrontare sacrifici costanti e situazioni al limite, pur di vivere un’esistenza libera.

Il canovaccio della storia può sembrare classico e non particolarmente originale, ma si avverte subito che il progetto ha un’anima e una sensibilità uniche: come ha dichiarato il regista sul palco del Teatro Nuovo Giovanni di Udine, al centro c’è l’esperienza vissuta di sua madre e quindi la sua infanzia. Grazie a una sceneggiatura attenta, curata da Kuniyoshi Saki e Gaijin Shota, e una regia che vuole omaggiare i grintosi anni ‘70 del cultura giapponese, Fujiko narra una storia sempre veloce e incalzante.

La formazione di Kimura nel mondo dei videoclip musicali (per grandi musicisti contemporanei come i The Chemical Brothers e i King Gnu) emerge non solo nel ritmo invidiabile delle sequenze più concitate da drama, ma anche nel talento nel riconoscere quando è il momento migliore per rallentare e creare momenti più intimi e riflessivi, dove i dialoghi pesano il giusto. Il mix finale è una pellicola dramedy che sa perfettamente dosarsi in ogni aspetto, risultando in un intrattenimento più ragionato e profondo, con un finale che rimarca il vero desiderio di libertà agognato dalla protagonista.

Il passato e il legame di Kimura con la musica riemergono anche nei contenuti, in questa storia così personale: oltre alla presenza costante di leitmotiv e montaggi musicali, viene dato peso al valore della musica come elemento di caratterizzazione della storia della protagonista, in particolare, nel legame con il padre stroncato da un ictus, con il quale cerca di instaurare un dialogo al di fuori della comunicazione verbale, fino a una scena incredibile con al centro un vinile, che diventa quasi il fulcro stesso del film. 

Ovviamente tutte queste premesse potrebbero crollare se ad interpretare Fujiko ci fosse un’attrice non di rilievo, ma ovviamente questo non è stato il caso: Katayama Yuki, nonostante la giovane età e diversi ruoli di supporto in dorama e adattamenti live action di anime, al suo primo ruolo centrale cinematografico colpisce nel segno per come alterna momenti di vulnerabilità ad esplosioni di emotività, con uno sguardo che da solo riesce a trasmettere mille emozioni diverse sullo schermo. Anche il rapporto e il legame con la piccola Mari riescono a essere realistici e naturali, sia nei momenti più teneri che in quelli più aspri o nelle esplosioni di frustrazione.

La prima scommessa produttiva di MEGUMI – che recita per altro nei panni del capo e confidente della protagonista! – si può dire a questo punto vinta: Fujiko rappresenta un film che, nonostante sia perfettamente ancorato negli stilemi e stili del cinema giapponese contemporaneo, risulta quanto mai attuale e apprezzabile da un pubblico internazionale grazie all’universalità della sua storia e del suo messaggio di libertà.

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