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NipPop x FEFF28 — “The Last Blossom” di Baku Kinoshita e Kazuya Konomoto

30 Aprile 2026
Chiara Bertolino

The Last Blossom racconta, attraverso una struttura a flashback, la vita di Akutsu, ex membro della yakuza, mettendo al centro il legame affettivo costruito con Nana e il figlio Kensuke. Scivolando continuamente tra passato e presente, il film esplora forme alternative di famiglia non fondate sui legami di sangue, facendo così emergere una riflessione intensa su amore, colpa e redenzione.

L’unico film d’animazione giapponese proiettato al FEFF28 è The Last Blossom, prodotto dallo studio CLAP e distribuito da Pony Canyon. Il film, diretto da Baku Kinoshita e scritto da Kazuya Konomoto, racconta, attraverso una serie di flashback, il passato di Akutsu, un ex membro della yakuza. In questo modo si sviluppano due linee temporali principali: la prima che va dal 1987 alla seconda metà degli anni ‘90, la seconda che si colloca intorno al 2020. In un dialogo con una pianta di balsamina rossa — in grado di parlare, ma solamente ai bambini e alle persone in punto di morte —, Akutsu, ormai anziano, ripercorre a ritroso quelli che sembrano essere semplicemente gli eventi che lo hanno portato all’incarcerazione ma che, più avanti, si riveleranno essere i ricordi più speciali e colmi d’amore che l’uomo possegga.

Al centro della pellicola sono i legami affettivi che possono stringersi tra le persone senza che ci siano vincoli di sangue a unirle, donando così allo spettatore una versione alternativa alla tradizionale famiglia nucleare. Akutsu, infatti, convive con Nana, una donna pressoché sua coetanea, e Kensuke, il figlio neonato della giovane. Col trascorrere del tempo, Akutsu diventa a tutti gli effetti quello che si definirebbe un genitore, trasformandosi in un vero e proprio padre per il bambino. Nonostante ciò, Akutsu prova una certa difficoltà nel riconoscersi in questo ruolo. Nella scena in cui il piccolo Kensuke comincia a pronunciare le sue prime parole, Nana gli suggerisce di riferirsi ad Akutsu come “papà”, provocando così una reazione nell’uomo che, in un mix di imbarazzo e confusione, nega di essere il padre del bambino. 

Questa è una tematica che verrà toccata a più riprese e da diversi personaggi, in particolare dalla balsamina rossa le cui parole vengono qui utilizzate per rappresentare quelle che sono le opinioni diffuse all’interno della società. Nonostante le continue provocazioni e prese in giro da parte della pianta, Akutsu, anziano e in fin di vita, confesserà i suoi veri sentimenti e ammetterà che considerava Nana e Kensuke come parte della sua famiglia.

In una delle scene fondamentali, Akutsu cita l’articolo 162 del Codice Civile Giapponese sulla prescrizione acquisitiva (usucapione) della proprietà. In sintesi, la norma regola il trasferimento del diritto di proprietà basato sul possesso prolungato nel tempo. Nonostante nella scena in questione venga fatto riferimento all’articolo 162 in relazione a un terreno disabitato, questo diventa una metafora, neanche troppo celata, su quella che è la relazione affettiva tra Akutsu e Kensuke e che potremmo quasi definire “prescrizione acquisitiva della genitorialità”: il padre biologico del bambino è del tutto assente al punto che, col passare del tempo, sarà Akutsu a farne le veci.

Sarà proprio per amore verso il piccolo Kensuke che Akutsu finirà col trascorrere 30 anni in una cella. Una volta cresciuto, le maestre d’asilo di Kensuke si rendono conto che il piccolo ha difficoltà nel mantenere lo stesso passo e la stessa energia degli altri bambini, il che lo porta a una condizione di affaticamento costante. A seguito di alcuni accertamenti, gli verrà diagnosticata una cardiomiopatia dilatativa, condizione non curabile ma gestibile, seppur in maniera limitata e per niente definitiva, grazie a una terapia farmacologica. Vista la tenera età del bambino, il rischio di non sopravvivere aumenta notevolmente, provocando nei due adulti un senso di smarrimento e di impotenza tale da spingere Akutsu a sporcarsi le mani di sangue e, di conseguenza, a prendere la decisione che che determinerà il corso del suo futuro.

L’unica soluzione definitiva sembra essere un trapianto di cuore, intervento che, in quegli anni, era praticato solo in America e a un costo esageratamente elevato. Una spesa che Akutsu non può permettersi dopo aver sperperato tutto il suo denaro in club notturni e divertimenti discutibili.

Tsutsumi, membro dello stesso clan di Akutsu, nonché suo superiore, non appena saputa la notizia propone una soluzione, ideando un piano che prevede il furto di una grossa somma di denaro e un omicidio. Akutsu, non avendo altra scelta, decide di assecondarlo pur di poter salvare la vita del piccolo Kensuke.

Per quanto riguarda l’ambientazione, nei flashback viene mostrato il Giappone degli anni ‘80 e in particolare a livello di trama è stata fatta una contestualizzazione precisa e corretta sul paese in quegli anni. Infatti, attraverso i dialoghi tra i vari membri della yakuza, è possibile cogliere svariati riferimenti alla crescita del mercato immobiliare e nello specifico alla bolla economica, la cui imminente fine viene persino annunciata nelle parole di uno dei personaggi: “tutte le bolle prima o poi scoppiano”.

Per tutta la durata della pellicola vengono fatti svariati riferimenti a Reversi — noto commercialmente come Othello —, un gioco da tavolo strategico per due giocatori il cui obiettivo è circondare le pedine avversarie per convertirle al proprio colore, rendendo chi ha più pezzi sulla scacchiera il vincitore della partita. Sarà questo uno dei momenti di diletto, ma anche di condivisione fra Akutsu e Nana, le cui battute verranno poi riprese dalla versione adulta dei due personaggi in contesti del tutto estranei al gioco, mettendo così in luce altre tematiche come la rivincita personale.

Per quanto Nana sia un personaggio positivo, con una forte consapevolezza riguardo a cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, la donna, ormai anziana, non può non considerare che Akutsu, proprio grazie a quel gesto riprovevole, ha salvato la vita del figlio. Il discorso finale di Nana su come Akutsu non sia totalmente da condannare per le sue azioni, in quanto condizionate dall’amore che provava nei confronti del figlio “adottivo”, sembra quasi un’eco di una delle sue prime battute in riferimento alla balsamina, che pare rappresentare una sorta di alter ego dell’uomo: “vista così sembra una generica pianta, ma se la guardi di lato si riescono a vedere i suoi bellissimi fiori”.

In definitiva, The Last Blossom si configura come un’opera profondamente emotiva, capace di intrecciare elementi intimi e critica sociale in una narrazione coerente e toccante. Nonostante le animazioni non siano il punto di forza del film, riescono comunque a sostenere con efficacia il peso emotivo e simbolico della storia. Attraverso la figura di Akutsu, il film mette in discussione categorie rigide come quelle di famiglia, colpa e giustizia, suggerendo come le relazioni più autentiche possano nascere anche al di fuori dei legami convenzionali. La presenza simbolica della balsamina rossa accompagna lo spettatore in questo percorso, offrendo uno sguardo critico e a tratti ironico. Il risultato è una storia che, pur nella sua semplicità apparente, lascia spazio a una riflessione profonda sul valore delle scelte e sulle conseguenze dell’amore.

 

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