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NipPop x FEFF28 ― “The Woodsman and the Rain” di Okita Shūichi

29 Aprile 2026
Camil Ristè

Cosa succederebbe se un rude boscaiolo delle montagne incontrasse un giovane aspirante regista? Se ve lo siete mai domandato, beh, questo film è la risposta perfetta per immergersi in una particolare e delicata storia d’amicizia fra due uomini estremamente diversi tra loro.

The Woodsman and the Rain (キツツキと雨, Kitsutsuki to ame) è una commedia di Okita Shūichi del 2011 che segue un boscaiolo, Kishi Katsuhiko (interpretato da Yakusho Kōji), coinvolto nelle riprese di un film di zombie dall’aspirante e impacciato regista Tanabe Koichi (Oguri Shun). Presentato sia al Tokyo International Film Festival, dove è  insignito con il Premio Speciale della Giuria, che al Dubai Film Festival nello stesso anno, vincendo ben tre premi (fra cui miglior attore per la performance di Yakusho), viene poi rilasciato al pubblico a febbraio del 2012. Tuttavia, non ha mai ricevuto una release internazionale, se non la sua presenza su alcune piattaforme in streaming.

La regia di Okita coinvolge lo spettatore con una comicità diretta ma efficace, giocando sulle reazioni silenziose e sui tempi morti dei suoi personaggi: la schiettezza di un uomo “d’altri tempi” tutto d’un pezzo viene qui contrapposta alla timida irrequietezza del giovane regista, perennemente preoccupato per l’imminente debutto sul grande schermo (o, perlomeno, su qualunque schermo decida di proiettarlo senza troppe pretese).

Ci troviamo così davanti a un Katsuhiko inizialmente frastornato dal caos frenetico della troupe, ma che finisce per farsi truccare con stoica pazienza; una volta calato nel set di questo film horror a basso budget, l’uomo inizia a prendere il suo ruolo di zombie con una serietà quasi solenne, creando un contrasto esilarante con la totale mancanza di polso di Koichi. Quest’ultimo, infatti, fatica visibilmente a gestire il set, stretto tra la propria insicurezza cronica e una squadra di collaboratori sempre più frustrati da una produzione che sembra costantemente sull’orlo del fallimento creativo, rendendo ogni ciak un piccolo miracolo di goffaggine e umanità.

Tuttavia, il film regala anche delle piccole parentesi di riflessione, mostrando alcuni momenti problematici nella vita di Katsuhiko: vedovo da tre anni, ha un rapporto turbolento con il figlio che, tra le altre cose, condivide il nome proprio con il nostro futuro regista. Sicuramente è un elemento che vuole sottolineare non solo la nascente amicizia fra i due uomini, ma anche un rapporto quasi padre-figlio, in una mutua relazione che porta alla crescita di entrambi. Dall’altra parte, abbiamo anche il disagio di Koichi, che pensa di essere inadatto al suo ruolo, venendo costantemente scavalcato dall’aiuto regia.

Questa commedia vuole cercare di risolvere uno scontro generazionale che, spesso, si basa sui nostri stessi preconcetti: se Katsuhiko inizialmente vede Koichi come un uomo senza spina dorsale, riesce a comprendere le sue insicurezze e la su ansia artistica, dal canto suo, Koichi riesce a captare la saggezza “pratica” che Katsuhiko può insegnargli.

Il film, divertente e ancora attuale, è sicuramente una pellicola che può piacere sia ai giovani (ansiosi e non) che a un pubblico più maturo, grazie anche alla regia pulita, il ritmo non troppo lento e, sicuramente, qualche battuta non guasta mai!

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