NipPop

“Black Box Diaries”: la realtà delle donne vittime di violenza sessuale in Giappone

28 Novembre 2025
NipPop Staff

La giornalista Itō Shiori racconta coraggiosamente la sua battaglia contro la violenza sulle donne in Giappone mettendo in evidenza la corruzione del sistema giudiziario giapponese basato su abuso di potere, minacce e favoritismi. 

Scopriamo insieme Black Box Diaries, documentario distribuito da Dogwoof e diretto dalla stessa Itō, presentato in anteprima nel Regno Unito nell’ottobre 2024.

È la sera del 3 aprile 2015 quando, a Tokyo, la giornalista giapponese Itō Shiori incontra il suo superiore Yamaguchi Noriyuki per discutere di alcune faccende di lavoro. Giunta sul luogo dell’appuntamento la donna, però, scopre con sorpresa che quello che doveva essere un formale incontro di lavoro si era trasformato in una cena per due. Bastano un paio di bicchieri e Itō perde conoscenza. 

Così si apre il documentario: dalle riprese di sorveglianza di un hotel e grazie alla testimonianza di un tassista è possibile ricostruire parte della memoria di Itō che, visibilmente debilitata, viene trascinata a forza da Yamaguchi all’interno di una camera d’albergo. 

Qui riprende conoscenza e, nonostante l’effetto della droga, capisce immediatamente cosa le stia succedendo ma è solo con il sorgere del sole che Itō riuscirà a sottrarsi dalla violenza dell’uomo. 

Le norme sociali giapponesi prevedono che la vittima di una violenza sessuale si mostri debole e piena di vergogna per l’atto subito. Come dimostrano le statistiche di un centro anti-violenza visitato dalla stessa Itō, solo il 4% delle donne denuncia e il 70% non cerca nemmeno nessun aiuto da parte delle autorità. Ulteriore difficoltà è rappresentata dalla eventuale testimonianza in polizia dove si viene costrette a ricostruire l’avvenuto servendosi di un manichino a grandezza naturale. La violenza, quindi, deve rappresentare un dolore privato, un atto che genera conseguenze sì, ma solo per la vittima che deve imparare a portarne il peso da sola. 

Questo però non è il caso di Shiori che, subito a seguito della violenza, decide di denunciare. Ma è proprio l’identità del suo aggressore a causare uno dei maggiori ostacoli alla lotta per la giustizia di Itō: Yamaguchi è amico e autore di due biografie dell’allora primo ministro Abe Shinzō e scontrarsi con lui significa andare contro l’intero sistema. A prova di questo, seppure fosse stato emanato un mandato di arresto nei confronti dell’uomo, il caso, dopo un anno e mezzo, viene improvvisamente archiviato per insufficienza di prove. È cruciale la testimonianza del primo investigatore che conferma i sospetti nutriti da Itō circa la corruzione delle indagini: non fidandosi della professionalità della polizia e temendo per la propria incolumità, la donna aveva spontaneamente iniziato a raccogliere materiale sotto forma di registrazioni audio e appunti, applicando la mentalità della sua professione al proprio caso.

È quindi nel maggio 2017 che Itō prende la coraggiosa decisione di denunciare pubblicamente la violenza subita attraverso una conferenza stampa nel corso della quale dichiara che, in quanto giornalista, ha il dovere di raccontare la verità in modo tale che le leggi possano essere modificate a tutela delle donne vittime di violenza. Ad accompagnare la sua esplosiva esposizione mediatica è la pubblicazione, nello stesso anno, del libro Black Box (edito in Italia per Inari Books, 2020, traduzione di Asuka Ozumi) dove la giornalista racconta in prima persona la sua esperienza approfondendo il peso emotivo della violenza e della umiliazione subita dalle autorità. Il titolo, infatti, nasce dalle parole che Itō si è sentita ripetere a seguito della denuncia in polizia: ciò che è accaduto sarebbe rimasto per sempre in una “black box” ovvero una scatola nera da cui la verità non sarebbe mai potuta trapelare. 

La sua opera scatena una serie di reazioni contrastanti in Giappone e nel mondo: Itō diventa il volto giapponese del #Metoo, movimento femminista globale contro le violenze sessuali subite da uomini di potere, ma riceve anche numerosissime critiche, alcune delle quali da donne giapponesi che si dimostrano indignate delle attenzioni che la giornalista riceve.

Ma neanche l’influenza mediatica acquisita a seguito della pubblicazione del libro si dimostra sufficiente a riaprire il caso, così la donna decide di andare oltre: raccogliere il materiale collezionato negli anni di indagine in un documentario, suo progetto primario, che si presenta come un diario filmato atto a raccontare non solo l’esperienza personale della regista ma anche il funzionamento, nonché il fallimento, dell’intero sistema culturale giapponese.

Nel film ripercorriamo quindi tutti i momenti della vicenda, collezionati in una meta-narrazione che alterna riflessioni e sfoghi della giornalista a sequenze in uffici, strade e paesaggi che hanno un peso emotivo importante per la donna, come i sentieri notturni percorsi la notte dell’aggressione. Elemento particolarmente interessante risulta essere l’alternanza di inglese e giapponese nelle riflessioni di Itō. A volte, racconta alla camera, è più facile parlare in inglese dal momento che la lingua giapponese, con la sua struttura e i suoi codici sociali, può rendere difficile esprimere con sincerità i propri sentimenti e in particolare può rendere più difficile dire “no”. Persino nel momento stesso della violenza la lingua giapponese l’ha obbligata a chiedere gentilmente all’uomo di fermarsi.

Il documentario mostra come sia semplice, avendo le giuste conoscenze, arrivare a piegare le autorità a proprio piacimento, schiacciando senza problemi autentiche vite umane. 

Nonostante le tante minacce e i pesanti crolli psicologici, il viaggio personale e legale di Itō si è dimostrato quasi catartico: grazie al suo coraggio, la donna ha avviato un meccanismo di solidarietà che, come una coperta, l’ha avvolta e protetta, permettendole di continuare la sua battaglia, divenuta a quel punto universale per tutte le donne. 

È merito di questo straordinario impegno se, sebbene a distanza di anni, Itō riesce finalmente ad avere giustizia vincendo la causa civile intentata contro Yamaguchi. Ma, oltre al successo personale, la vicenda della donna contribuisce alla realizzazione di un tassello importante per il movimento femminista in Giappone: nel 2023 la legge sullo stupro, vecchia di oltre cent’anni e basata su un antico impianto patriarcale, viene aggiornata e l’età del consenso viene alzata dai tredici ai sedici anni. Il reato di violenza sessuale viene finalmente riconosciuto.

Nonostante i traguardi raggiunti, Itō Shiori rifiuta l’etichetta di attivista: “Non sto facendo propaganda. Sono solo una giornalista” afferma. Il suo lavoro ha aperto un dibattito universale sugli abusi di potere, sulla resistenza e, soprattutto, sul ruolo che ciascuno di noi gioca nella vita di tutti i giorni. A detta di Itō ogni persona può essere vittima, carnefice o spettatore e sorvolare sulla responsabilità individuale non è più ammissibile perché, come dimostra Itō, il gesto di uno può significare il cambiamento di molti. 

Il documentario nel mondo ha riscontrato apprezzamenti unanimi, tanto da ricevere una candidatura agli Oscar 2024 nella categoria omonima. Tuttavia, in Giappone la pellicola non è ancora stata distribuita in sala, ufficialmente a causa della presunta illegittimità di alcune riprese utilizzate in tribunale, ma la verità, è chiaro, risulta essere ben diversa. Solo recentemente la situazione sembra essersi sbloccata: poche settimane fa è stata annunciata la distribuzione giapponese del documentario per questo dicembre, a distanza di oltre due anni dalla prima presentazione, segnando un “ritorno in patria” trionfale per Itō.

Black Box Diaries è un’esperienza emotiva intensa che attraverso le vicende di una singola donna mostra la guerra secolare del genere femminile per la propria dignità e autoaffermazione. È la dimostrazione di come la forza e la caparbietà di una donna possano arrivare a ribaltare un governo di uomini, ed è la speranza che un giorno ogni persona possa sentirsi sicura, libera e riconosciuta.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Oltre a rimanere aggiornato sui nostri eventi e le nostre attività, riceverai anche l'accesso a contenuti esclusivi!

Marketing a cura di

Prossimi eventi

Articoli recenti

La pittura a inchiostro giapponese: un’esperienza che fonde religiosità ed estetica

La pittura a inchiostro giapponese, nota anche con il termine sumi-e (pittura a inchiostro nero), è una forma d’arte estremamente affascinate che affonda le proprie radici in una tradizione filosofica inizialmente estranea: il buddhismo chan. Sarà grazie all’importazione dalla Cina di tale filosofia che il Giappone avrà occasione di conoscere, padroneggiare e, in seguito, rivendicare la pittura a inchiostro come espressione del buddhismo zen. 

Leggi tutto

“Tokyo Sympathy Tower”: la torre dell’empatia

In una Tokyo appena oltre il nostro presente, la giustizia non si misura più in anni di pena, ma in gradi di compassione. Al posto delle prigioni sorgono torri; i colpevoli scompaiono dietro nuove etichette, mentre la punizione si dissolve in un linguaggio che simula empatia. Tokyo Sympathy Tower di Rie Qudan si apre così come un esperimento narrativo e morale: che cosa accade quando linguaggio, tecnologia e architettura si alleano per “correggere” l’umano? Dietro l’apparente utopia di una società empatica si nasconde una domanda più inquietante: fino a che punto le parole possono alleviare la colpa — e quando, invece, iniziano a occultarla? 

Leggi tutto