NipPop

La ricompensa del gatto al cinema!

29 Gennaio 2016
Chiara Tufariello

Neko no ongaeshi 猫の恩返し (La ricompensa del gatto), film d'animazione dello Studio Ghibli prodotto nel 2002, arriva nei cinema italiani distribuito da Lucky Red per soli due giorni: il 9 e il 10 febbraio!

Regista del film è Morita Hiroyuki , già animatore di Kiki consegne a domicilio e I racconti di Terramare, rispettivamente al fianco di Miyazaki Hayao e Goro.

Il film si può considerare uno spin-off del film I sospiri del mio cuore in cui comparivano in ruoli minori tre personaggi della storia (il gatto Baron, il gattone Muta e il corvo Toto).

I guai per la protagonista Haru, una ragazza di 17 anni che frequenta le scuole superiori, iniziano quando salva un gatto che stava per essere investito da un camion per la strada. Poichè colui che ha salvato è il Principe dei Gatti, suo padre, nientemeno che il Re dei Gatti, decide, per ringraziarla del gesto, di darla in moglie a suo figlio! Riuscirà a sfuggire alle nozze la nostra Haru?

Correte al cinema per scoprirlo! Intanto ecco il trailer italiano:

 

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Oltre a rimanere aggiornato sui nostri eventi e le nostre attività, riceverai anche l'accesso a contenuti esclusivi!

Marketing a cura di

Prossimi eventi

Articoli recenti

La pittura a inchiostro giapponese: un’esperienza che fonde religiosità ed estetica

La pittura a inchiostro giapponese, nota anche con il termine sumi-e (pittura a inchiostro nero), è una forma d’arte estremamente affascinate che affonda le proprie radici in una tradizione filosofica inizialmente estranea: il buddhismo chan. Sarà grazie all’importazione dalla Cina di tale filosofia che il Giappone avrà occasione di conoscere, padroneggiare e, in seguito, rivendicare la pittura a inchiostro come espressione del buddhismo zen. 

Leggi tutto

“Tokyo Sympathy Tower”: la torre dell’empatia

In una Tokyo appena oltre il nostro presente, la giustizia non si misura più in anni di pena, ma in gradi di compassione. Al posto delle prigioni sorgono torri; i colpevoli scompaiono dietro nuove etichette, mentre la punizione si dissolve in un linguaggio che simula empatia. Tokyo Sympathy Tower di Rie Qudan si apre così come un esperimento narrativo e morale: che cosa accade quando linguaggio, tecnologia e architettura si alleano per “correggere” l’umano? Dietro l’apparente utopia di una società empatica si nasconde una domanda più inquietante: fino a che punto le parole possono alleviare la colpa — e quando, invece, iniziano a occultarla? 

Leggi tutto