Assassin’s Creed Shadows è un’opera che affascina e divide, che narra storie di libertà personale mentre attizza il fuoco di un dibattito più ampio sulla responsabilità culturale. Una riflessione sull’importanza della consapevolezza interculturale nel mondo del gaming in un mondo globalizzato.
“Vincere non vi insegnerà nulla, ma la sconfitta vi insegnerà tutto.” (Sandayu, Assassin’s Creed Shadows)
La saga videoludica di Assassin’s Creed nasce nel lontano 2007 con il primo capitolo ambientato nella Terra Santa e ci introduce fin da subito al focus del gioco: l’eterna guerra tra la Confraternita degli Assassini e l’Ordine Templare per l’egemonia su degli antichi manufatti Isu capaci di modificare il concetto di libertà. Il grande successo della saga è strettamente legato alla capacità dimostrata dalla casa di sviluppo francese Ubisoft di amalgamare la realtà storica con fatti e personaggi fittizi, ma sempre perfettamente coerenti con i contesti storici nei quali si sviluppano le varie storie. La serie ha attraversato i secoli: dalle Crociate al Rinascimento italiano, fino alle coste dei Caraibi e alle sabbie dell’Antico Egitto. Il filo conduttore della verosimiglianza storica e l’intrigante quanto misteriosa storia del Credo degli Assassini, volto a garantire la libertà individuale contro il desiderio di controllo di massa dei Templari, ha garantito una fortunata longevità al franchise che, capitolo dopo capitolo, non ha mai smesso di appassionare.
Assassin’s Creed Shadows è stato probabilmente il capitolo più atteso della saga, richiesto dai fan fin dalla trilogia di Ezio Auditore. Gli appassionati chiedevano da anni l’ambientazione nel Giappone dell’era Sengoku, caratterizzata da continue guerre civili tra i daimyo (signori feudali) e cambiamenti sociali intensi. Per strutturare una storia così complessa Ubisoft ha scelto di impiegare due personaggi complementari: una shinobi di nome Naoe e una figura storica realmente esistita , il samurai nero Yasuke. La prima protagonista, Naoe, è una shinobi della prefettura di Iga ed incarna il desiderio dei fan di tornare ad uno stile di gioco più stealth, dedicato all’agire in modo furtivo e rapido e con la ritrovata importanza della lama celata, arma caratterizzante degli Assassini fin dai tempi del primo gioco con Altaïr. Il suo personaggio è il legame diretto con i capitoli precedenti della saga in quanto la madre di Naoe ha introdotto il Credo degli Assassini in Giappone. La trama del gioco è incentrata sulla battaglia contro lo Shinbakufu, un’organizzazione segreta e clandestina il cui leader non è altro che lo shogun appena deposto e che continua a tessere le trame del potere nell’ombra. Il gruppo clandestino causa all’inizio del gioco la morte del padre di Naoe per rubare lo scrigno ereditato dalla moglie e dal contenuto pericoloso nelle mani sbagliate. Questi eventi portano Naoe a perseguire una vendetta privata che ben presto si trasforma in qualcosa di più nobile: recatasi in un kofun (antico sepolcro tipico giapponese) a Settsu, Naoe trova un nascondiglio Assassino e un diario che le rivelano come sua madre Tsuyu fosse una delle Assassine incaricate dall’Imperatore Go-Nara di fondare una nuova confraternita in Giappone per proteggere i tesori imperiali. L’avventura di Naoe continua al fianco del co-protagonista Yasuke e altri personaggi tra cui Tomiko, vecchia amica del padre di Naoe che fornirà supporto per tutto il gioco, Junjiro un piccolo orfano ed apprendista di un monaco che presto si lega a Naoe ed infine la Kakushiba ikki (la “Lega della Lama Nascosta”) che si uniranno alla sua causa alla ricerca dei componenti dello Shinbakufu.

Il secondo protagonista, Yasuke, è invece una figura più controversa. Presentato nel gioco come samurai al servizio del daimyo Oda Nobunaga, – personaggio storico fondamentale dell’epoca Sengoku – appare per la prima volta al fianco del gesuita Alessandro Valignano – personaggio storico – quando quest’ultimo si presenta al cospetto di Oda Nobunaga per chiedere il permesso di circolare liberamente per le sue terre per evangelizzarle. Incuriosito da Yasuke, Oda lo prende con sè e gli conferisce il titolo di samurai. Su questi ultimi aspetti è nata una delle tante critiche mosse alla Ubisoft da parte dei fan: data la fama del gioco per la sua attinenza alla realtà storica, pur se incentrato su storie di immaginazione, il titolo di samurai è risultato profondamente fuori contesto. È necessario specificare che durante l’era Sengoku la categoria dei samurai non era ben definita, l’immaginario contemporaneo di queste figure si crea solo in epoca moderna con la canonizzazione di determinati parametri, non bisogna infatti cascare nella falsa analogia con la classe cavalleresca del medioevo europeo che era, al contrario, una classe sociale ben definita già durante quell’epoca. Inoltre, per quanto esista un’evidenza storica della presenza di un uomo nero di nome Yasuke al servizio di Oda Nobunaga – Ietada Nikki 家忠日記 di Matsudaira Ietada, Tenshō 10.4.19 = 11 maggio 1582 – non abbiamo certezze del ruolo affidatogli e non vi sono ulteriori notizie su di lui dopo la morte per seppuku di Oda; questa incertezza ha dato ampio spazio per la narrazione del gioco. Va notato, inoltre, che un’altra delle critiche legate al personaggio di Yasuke è di carattere fondamentalmente etnico: per i fan della saga, ma soprattutto della cultura nipponica, è pesata la presenza di un personaggio non asiatico in un capitolo fortemente atteso e controverso al tempo stesso proprio per accuse di razzismo mosse dagli appassionati a Ubisoft, di cui parleremo tra poco.

Per tornare alle dinamiche di gioco, invece, il franchise le aveva da tempo modificate prediligendo l’open world e trasformandosi in un action-RPG massivo basato su livelli e progressione (la cosiddetta “formula Origins/Valhalla”), allontanandosi dalla furtività e dalle missioni segrete che avevano contribuito alla fama dei primi Assassin’s Creed. Con il capitolo giapponese queste due realtà di gioco si sono fuse, con la parte più stealth incarnata da Naoe e la parte più action, che sfrutta un sistema di combat basato sulle hitbox e sulla distruttibilità ambientale, nel personaggio di Yasuke. Ed è proprio sulla possibilità di distruggere certi oggetti, luoghi e di poter attaccare alcuni PNG/NPC e non altri che sono nate le critiche più forti verso la Ubisoft, arrivate fino alla Dieta Nazionale. La questione tocca anche accuse di sacrilegio e gira principalmente intorno alla ricostruzione non autorizzata del santuario Itatehyōzu nella prefettura di Hyogo. Ubisoft è stata accusata di aver riprodotto questo luogo sacro senza l’autorizzazione dei sacerdoti, permettendo inoltre ai giocatori di compiere atti ritenuti sacrileghi, come la distruzione del goshintai 御神体, l’oggetto più prezioso che rappresenta la divinità stessa. La disparità nelle dinamiche di gioco che permette di attaccare i sacerdoti buddisti e shintoisti, ma non di fare lo stesso con i preti cristiani, ha alimentato tensioni sulla parità di trattamento delle fedi. Le problematiche sopra citate sono arrivate anche all’attenzione della Dieta Nazionale tramite l’intervento del politico giapponese Kada Hiroyuki e perfino ad una conferenza ufficiale durante la quale l’ex Primo Ministro giapponese Ishiba Shigeru ha dichiarato che “distruggere i santuari è fuori questione”, sottolineando che il rispetto per la cultura e la religione è fondamentale. L’indignazione pubblica è cresciuta ulteriormente a causa dell’inserimento di elementi estremamente sensibili, come oggetti legati al bombardamento atomico di Nagasaki, giudicati offensivi per la memoria storica del popolo giapponese. A ciò si aggiunge il trattamento dei simboli nazionali e religiosi, come la rappresentazione del furto dei tre tesori sacri della casa imperiale e l’uso di sottotitoli in cinese in video rivolti al pubblico nipponico, una scelta interpretata come una visione razzista e appiattita delle diverse identità dell’Asia orientale.

Davanti ad una sollecitazione di tale portata la Ubisoft è stata costretta a rilasciare un comunicato ufficiale di scuse cercando di calmare le acque, ribadendo la natura di “finzione storica” del brand, ammettendo però che alcuni elementi promozionali avevano causato disagio e non riflettevano il rispetto dovuto alla cultura giapponese. Queste turbolenze hanno portato allo slittamento dell’uscita del gioco al febbraio 2025 e che hanno rischiato di trasformare uno dei giochi potenzialmente più attesi degli ultimi anni in una disfatta, non solo nel mondo del gaming, ma anche diplomatica. In un mondo ormai globalizzato l’esperienza di Assassin’s Creed Shadows ha dimostrato che lo sviluppo di “videogiochi transnazionali”, ormai, non può più prescindere da una consulenza culturale che sia profonda e non meramente estetica. È questa la nuova sfida a cui deve approcciarsi la Ubisoft per la continuazione dell’amata saga di Assassin’s Creed.



