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NipPop

Il design responsabile di Takayuki Hori

23 Luglio 2014
Giulia Perin

Il design è certamente un mezzo espressivo impiegato da alcuni esseri umani per rendere più bella e comoda la vita di altri esseri umani. A costo di essere provocatoriamente ingiusti, potremmo spingerci tanto lontano da dire che il design serve a rendere più appetibili le forme dei prodotti allineati sugli scaffali di negozi e ipermercati, a Milano come a Tokyo. Prodotti che, una volta utilizzati o danneggiati, sono invariabilmente destinati a essere buttati, rendendo forse più appropriata, per il contesto sociale affermatosi nel dopoguerra, in Italia come in Giappone, la definizione “società dei rifiuti” che non “società dei consumi”. Le conseguenze ambientali sono sotto gli occhi di tutti. 

Anche di Takayuki Hori, giovane designer vincitore della Mitsubishi Chemical Junior Design Competition 2010. Questa edizione ha voluto mettere il design, mezzo espressivo umano, al servizio delle vittime non umane della devastazione consumistica, in particolare delle specie a rischio di estinzione nella fascia costiera del Sol Levante. Takayuki con Oritsunagumono (折り繋ぐ物 letteralmente “cose che si piegano e connettono”) reinterpreta in modo innovativo la tecnica degli origami. I fogli di partenza, traslucidi e simili a lastre ai raggi X, riportano gli scheletri di uccelli e altri animali, in alcuni casi anche rifiuti colorati. Una volta piegato, il suggestivo origami dà l’illusione di guardare la struttura ossea di uccelli e tartarughe in 3D. Il gioco di trasparenze rivela però la presenza di quei rifiuti nei quali spesso, nella realtà, uccelli, pesci, tartarughe e mammiferi marini inavvertitamente finiscono per impigliarsi o che confondono con il cibo. Ancora una volta, un mezzo espressivo tradizionale come l’ origami trova il modo di adattarsi al tempo presente, trasformandosi da passatempo ludico a una meditazione sulla fragilità di un mondo sempre più abusato.

 
 
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