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NipPop

Ecologia made in Japan

29 Agosto 2019
NipPop Staff

Come si smaltiscono i rifiuti in Giappone? Se siete in Giappone e fate l’inevitabile tappa a una vending machine o a un konbini, dopo aver consumato cibo o bevande, vi troverete sicuramente con qualche incarto o lattina in mano. A questo punto lo smaltimento dei rifiuti potrebbe risultare per i più un po’ complicato. Il problema è la disposizione urbana dei bidoni come anche la peculiare categorizzazione in sottogruppi.

A caccia di bidoni in città
Se si conosce la logica dietro la disposizione dei rifiuti, è più semplice localizzarli in città. I bidoni non sono disposti a ogni incrocio ma piuttosto nei luoghi di stallo e in particolare dove la spazzatura nasce. Nei parchi, alle fermate dei bus, nelle stazioni, ma anche nei konbini o alle vending machine si possono trovare bidoni di diversi tipi. Non è abitudine dei giapponesi mangiare mentre si passeggia, si preferisce sostare nei pressi delle vending machine, ad esempio. In questo modo la spazzatura non rischia di non essere smaltita in quanto è possibile buttare i rifiuti negli appositi cestini differenziati per ogni tipo di snack in vendita.

Accortezze sullo smaltimento
Anche per quanto riguarda lo street food è consigliata la consumazione in loco per evitare problemi di smaltimento. I konbini funzionano in modo simile ma con una piccola differenza. Essendo esercizi commerciali, la spazzatura che andranno a smaltire è soggetta a una tassa sui rifiuti. Per questo i loro bidoni non sono considerati propriamente come pubblici, in quanto ideati per contenere rifiuti prodotti nel negozio. Se doveste comunque trovarvi con della spazzatura che non sapete dove buttare, sappiate che proprio a causa della scarsità dei cestini è ormai un’abitudine diffusa portare con sé i propri rifiuti per poi smaltirli unicamente una volta che se ne trova uno. Sarà quindi più piacevole contribuire attivamente al mantenimento della pulizia.

Una particolare raccolta differenziata
Una volta trovati i cestini è molto probabile che questi siano numerosi, tanti quanti le sottocategorie di rifiuti. I più diffusi sono quelli per rifiuti combustibili, non combustibili, plastica e infine vetro e lattine. La particolare suddivisione in rifiuti combustibili e non combustibili deriva dalla principale modalità di smaltimento. L’incenerimento è infatti preferito in quanto il Giappone, con un territorio di modesta entità geografica ma altamente popolato, non riesce ad accogliere discariche o a gestire il sotterramento dei rifiuti.

Rifiuti domestici
La raccolta dei rifiuti a livello domestico risulta più complicata, perché si tratta di smaltire rifiuti più complessi dei semplici involucri. Ogni città ha un proprio programma settimanale per il prelevamento dei rifiuti, che andranno quindi lasciati in zone prestabilite nei giorni indicati, e nei sacchetti appositi. Uno sbaglio può portare all’antipatica conseguenza di trovare il proprio sacchetto marchiato da un grande adesivo rosso che comunica l’errore. Fortunatamente i programmi per il ritiro dei rifiuti sono molto dettagliati e si possono richiedere in numerose lingue, italiano compreso.

Seconda chance per i rifiuti
Un’ottima alternativa al riciclo è il riutilizzo. Infiniti sono gli esempi ma particolari sono quelli in cui i rifiuti riprendono vita in tavola. Il primo è un’iniziativa della Kimoto Glassware Co. Ltd che, nella sua collezione funew, trasforma per esempio le bottiglie di vino usate in vassoi unici, oltre a proporre molti altri articoli.

Altro esempio è offerto dall’idea del designer Kosuke Araki. Dalla trasformazione di rifiuti organici quotidiani produce plastica organica. Dopo aver documentato lo spreco di cibo nei negozi, nei mercati e anche nelle case, ha ideato una proposta per creare dai rifiuti organici piatti e stoviglie. Nel 2018 ne ha proposto una versione laccata, secondo la tradizione giapponese, quindi più resistente, in una collezione che ha chiamato Anima.

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