Salta al contenuto principale

NipPop

NipPop @FEFF20: One Cut of the Dead

26 Aprile 2018
NipPop Staff

Cos’è più importante? La propria vita o l’arte? Una troupe cinematografica si reca in una fabbrica abbandonata per girare un film piuttosto insolito. È questa la premessa di One Cut of the Dead (Kamera wo tomeruna カメラを止めるな), di Ueda Shinichirō che abbiamo visto per voi al FEFF20!

La commedia diretta dal regista Ueda Shinichirō si presenta inizialmente come un classico b-movie horror. Tuttavia, lo spettatore presto si renderà conto di trovarsi di fronte a qualcosa di totalmente diverso.
La pellicola si apre con le riprese di un film incentrato sui morti viventi dove il regista pretende dagli attori ingaggiati un’estrema dedizione alla propria parte, insistendo che le emozioni catturate sulla cinepresa rispecchino la realtà. In seguito a una discussione tra il regista e i due protagonisti, in un momento di pausa tra un ciak e l’altro la troupe viene improvvisamente attaccata da quello che sembra essere un vero e proprio zombie.

Ben presto si scoprirà che il luogo scelto per girare la pellicola nasconde una spaventosa leggenda metropolitana: il governo giapponese avrebbe svolto proprio in quell’edificio degli esperimenti segreti su come riportare in vita i morti. Il regista quindi,  nel tentativo di ottenere la ripresa perfetta, ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora, scatenando veri zombie contro i suoi stessi attori. Dopo il rocambolesco tentativo di fuga della protagonista femminile, viene svelato il vero volto del film: si tratta in realtà di una ripresa, per la precisione un cortometraggio per un programma televisivo che deve essere realizzato con una sola camera e senza interruzioni di alcun genere, il cosiddetto one cut.

Ueda Shinichirō con questo primo lungometraggio della sua carriera riesce a rendere perfettamente l’idea della “ripresa dentro la ripresa”: molte scene sconnesse o prive di senso che occupano la prima mezz’ora della pellicola trovano una spiegazione nella seconda parte. Questa scelta mostra efficacemente come tutte le difficoltà e gli imprevisti che potrebbero verificarsi nel corso della realizzazione di un film senza interruzioni di ripresa possano essere sfruttate per aggiungere creatività e comicità alla trama. Le improvvisazioni diventano infatti realtà per il pubblico che ha accesso esclusivamente alle scene dell’one cut. Il film non si concentra quindi sulla classica tematica zombie, che fa da semplice contorno alla vera trama: la difficoltà per un regista di soddisfare le condizioni imposte per la realizzazione dell’opera con i pochi mezzi a sua disposizione, quasi come se volesse alludere alla situazione in cui Ueda stesso si è trovato con questo titolo.

La trama è molto semplice ma questo non incide minimamente sulla resa finale di una pellicola che, pur in assenza degli odierni effetti CGI e a budget limitato, riesce a intrattenere il pubblico per tutta la sua durata con risate assicurate.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Oltre a rimanere aggiornato sui nostri eventi e le nostre attività, riceverai anche l'accesso a contenuti esclusivi!

Marketing a cura di

Prossimi eventi

Articoli recenti

Dietro la maschera: “Persona 5” e la società giapponese contemporanea

Persona 5 (ペルソナ5, Perusona Faibu), sesto capitolo nonché punta di diamante della serie Persona, è un Japanese Role-playing Game (JRPG) nato nel 2016 dalla direzione e sceneggiatura di Hashino Katsura, affiancato da Yamamoto Shinji e Tanaka Yuichirō. Prodotto dall’azienda videoludica giapponese Atlus e dalla divisione P-studio, la serie venne inizialmente pensata come spin-off di Shin Megami Tensei (真・女神転生) nel 1996, per poi superare quest’ultimo in popolarità. Grazie alla fusione tra elementi culturali giapponesi e trama soprannaturale, Persona 5 si è affermato come uno dei JRPG migliori degli ultimi anni, distinguendosi soprattutto per la critica sociale rivolta alle grandi istituzioni – il sistema giudiziario, la scuola, la famiglia e la politica – e alle problematiche del Giappone contemporaneo.

Leggi tutto

Il jōruri, un’arte dal cuore di legno

Il bunraku, in origine chiamato jōruri, è una delle forme di teatro più importanti del teatro tradizionale giapponese, caratterizzata dall’uso di burattini e da una complessa combinazione di narrazione e musica. Nato nel periodo Edo (1603-1868) dal gusto della nuova classe emergente dei mercanti, questo genere teatrale riflette l’incontro tra diverse tradizioni artistiche e lo sviluppo culturale del Giappone dell’epoca.

Leggi tutto

“Nel paese delle donne selvagge” di Matsuda Aoko: il folklore tradizionale giapponese interpretato in chiave femminista

Matsuda Aoko, traduttrice e scrittrice giapponese, è conosciuta per la sua estetica satirica e fortemente femminista. Ha riscontrato il suo primo grande successo con La donna muore (Onna ga shinu) del 2019, finalista allo Shirley Jackson Award. È però con la sua ultima opera Nel paese delle donne selvagge (2021) che si afferma nel panorama della letteratura femminile e fantasy mondiale.

Leggi tutto