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NipPop

NipPop @FEFF18: Mohican comes home

2 Maggio 2016
Francesco Minucci

Doppio premio al Giappone alla 18° edizione del Far East Film Festival per Mohican comes home (Mohican kokyō ni kaeru モヒカン故郷に帰る) di Okita Shuichi, che con la sua sceneggiatura originale si aggiudica il Black Dragon Award (premio della critica) e la terza posizione dell’Audience Award, con grande applauso del pubblico in sala.

Come suggerisce il titolo stesso dell’opera, il motore delle agrodolci dinamiche familiari di cui è intessuta la commedia Mohican comes home è un ritorno. In particolare, si tratta del ritorno a casa del giovane punk rocker Eikichi (Matsuda Ryuhei) che, insieme alla fidanzata Yuka (Meda Atsuko), lascia temporaneamente Tokyo alla volta della distante isola natìa ubicata nel Mare interno del Giappone. Eikichi, dopo sette lunghi anni di assenza, si presenta riluttante a casa dei genitori, con un appariscente taglio di capelli alla mohicana, annunciando di volersi sposare con la graziosa ed educata Yuka, che attende un bambino. Il padre (Emoto Akira), dopo esser venuto a conoscenza dell’attività del figlio all’interno di una band che riesce difficilmente a vendere dischi, adirato gli ordina di tagliare i capelli e di cercare un vero impiego. Se il rifiuto di Eikichi sembra accendere una tensione familiare a lungo sopita, il lieto evento necessita comunque di essere celebrato. Il padre di Eikichi organizza una festa al termine della quale viene improvvisamente colpito da un malore: la diagnosi sarà un inoperabile cancro ai polmoni in stadio avanzato. Quella che doveva essere una breve visita nella terra natale subisce così un cambio di rotta, nel momento in cui Eikichi e Yuka decidono di prolungare la loro permanenza sull’isola.

L’infausta rivelazione della malattia avrebbe potuto calare la storia in un mero patetismo drammatico, eppure la regia di Okita Shuichi evita abilmente i toni grevi attuando un’equilibrata commistione tragicomica. Il padre di Eikichi, nonostante la gravità della sua condizione di salute e il suo duro carattere, è ritratto con contorni caricaturali che permettono in qualche modo di esorcizzare il dramma attraverso la risata e le gag. Il conflitto generazionale che vede protagonisti padre e figlio si assottiglia nel corso della narrazione, man mano che i loro mondi si avvicinano. Se inizialmente il padre mostrava avversità per l’attività musicale di Eikichi, notiamo presto che dietro all’ostilità si cela un animo rock che ha trasmesso al figlio. Anche il personaggio di Eikichi, nonostante appaia calmo e placido, quasi disinteressato a quanto lo circonda, in realtà si scopre più partecipe ed empatico di quanto appaia in superficie. Il suo atteggiamento distante e sottotono, che lo porta spesso ad assecondare passivamente l’opinione degli altri, cela una forza intrinseca che gli permette di sostenere il peso della situazione. Irremovibile nelle sue posizioni (non cede, ad esempio, alla richiesta di tagliare la cresta alla mohicana), manifesta anche un animo nobile e gentile quando vuole esaudire, fino alla fine, gli ultimi desideri e capricci di suo padre.

La rappresentazione della famiglia è ricorrente nella storia del cinema giapponese e alcune scene di Mohican comes home potrebbero richiamare alla mente i dipinti familiari di Ozu Yasujirō. Con una storia semplice che diverte e commuove in giusta misura e un cast solido che vede anche Motai Masako nei panni della madre di Eikichi, Okita (autore di successi come The woodsman and the rain A story of Yonosuke) porta in scena la quotidianità di rapporti umani in cui anche l’ineluttabilità della morte viene trattata con delicatezza e levità di tocco.

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