Dal 24 aprile al 2 maggio 2026 a Udine si terrà la 28esima edizione del Far East Film Festival (FEFF), intitolata “Un nuovo racconto dell’Asia”. Con un programma ricchissimo e una forte identità culturale, il festival continua a raccontare l’Asia contemporanea attraverso uno sguardo plurale capace di unire storie, volti e sensibilità diverse sotto l’impronta cinematografica.
Con 76 film in programma, di cui 52 in concorso e 24 fuori concorso, il FEFF 2026 propone una selezione ampia e articolata proveniente da 12 paesi asiatici. Attraverso 8 world premiere, 18 anteprime internazionali, 22 anteprime europee e 20 anteprime italiane, offre agli spettatori la possibilità di esplorare un panorama cinematografico estremamente variegato. Tra i film più popolari e opere d’autore, il festival si conferma come un’occasione importante per scoprire da vicino le storie e i temi del cinema dell’Estremo oriente.
In questa occasione, saranno assegnati due Gelsi d’Oro alla Carriera a due grandi protagonisti del cinema asiatico: la star cinese Fan Bingbing e l’attore giapponese Yakusho Kōji, protagonista del film Perfect Days di Wim Wenders. La loro presenza a Udine rappresenta un’occasione importante per celebrare due carriere di rilievo. Accanto a loro sarà presente anche il regista Lee Sang-il che presenterà il suo film Kokuho – Il maestro di kabuki, in uscita nelle sale italiane il 30 aprile.
Il programma di quest’anno conferma ancora una volta la varietà del festival che offrirà una full immersion lunga nove giorni e trasformerà il cuore della città in una coloratissima Asian Zone.
Vediamo insieme i film giapponesi che verranno presentati quest’anno al Far East Film Festival 28!
5 Centimeters Per Second (2025), diretto da OKUYAMA Yoshiyuki, è un romantic drama scritto da Ayako Suzuki. Nel 2008, Takaki si avvicina ai trent’anni e conduce una vita solitaria a Tokyo. Dietro questa routine apparentemente stabile affiorano i ricordi di un passato più luminoso, legato a una relazione fondamentale che ha plasmato il suo modo di vedere il mondo. Il film esplora il trascorrere del tempo, la malinconia degli amori e la sfida di far combaciare sogni e realtà.

90 Meters (2026), diretto da NAKAGAWA Shun, pone al centro la figura del caregiver, ossia chi che si prende cura di coloro che non sono più autosufficienti. Il protagonista è Tasuku, un ragazzo delle superiori, che si occupa ogni giorno della madre affetta da sclerosi laterale amiotrofica. Il ragazzo non solo la aiuta fisicamente nelle attività quotidiane, ma deve affrontare anche un forte peso emotivo. Tasuku deve convivere con la sofferenza della madre e con la consapevolezza del suo peggioramento, rinunciando alla sua vita adolescenziale.

All Greens (2026), diretto da KOYAMA Takashi, è un film drammatico ispirato all’omonimo romanzo di Do Namiki. Racconta la storia di un gruppo di adolescenti che vive in una città in declino dove le opportunità sembrano ormai esaurite. Decisi a cambiare il proprio destino, i ragazzi mettono in atto un piano ambizioso ma rischioso. Tuttavia mentre il progetto prende forma, emergono tensioni, paure nascoste e rapporti sempre più fragili.

Fujiko (2026), diretto da KIMURA Taichi, tratta di una storia ambientata a Shizuoka negli anni ‘70 e ‘80. Racconta la vita turbolenta della protagonista Fujiko la cui gioia, dopo aver dato alla luce sua figlia, cesserà per via dei continui maltrattamenti da parte del marito che arriverà a rapire la bambina. Con l’aiuto della madre biologica, Fujiko riuscirà a ritrovare la figlia e la crescerà come madre single.

The Last Blossom (2025), diretto da KINOSHITA Baku, è un film d’animazione che narra la vicenda di Akutsu Minoru, un uomo anziano che sta scontando una condanna all’ergastolo attendendo una morte solitaria nella sua cella. L’unico vero segno di vita nella cella è un fiore di balsamo in vaso.

The Sickness Unto Love (2025) di HIROKI Ryuichi è un film che parte da una classica storia adolescenziale – l’amore tra un ragazzo timido e la ragazza più popolare – per trasformarsi in qualcosa di più profondo e disturbante. Attraverso uno stile visivo delicato ma incisivo, il film esplora non solo l’intensità dell’amore giovanile, ma anche il lato oscuro delle relazioni tra adolescenti mettendo in luce temi come il bullismo, la crudeltà e l’influenza di internet.

Suzuki=Bakudan (2025) è un film diretto da NAGAI Akira. Un uomo disoccupato di nome Suzuki viene arrestato dalla polizia per aver rotto un distributore automatico di alcolici. Quando prevede l’esplosione di due bombe e afferma che ce ne sono altre, la polizia inizia a indagare su di lui come terrorista. Fornisce indizi sulle bombe attraverso enigmi mentre irrita i suoi interrogatori.

Tiger (2025), diretto da Anshul CHAUHAN, racconta la storia di Taiga, un uomo diviso tra due mondi: la vita nelle comunità gay di Tokyo e il ritorno alla famiglia d’origine, segnata da aspettative, segreti e tensioni. Quando il padre si ammala gravemente Taiga è costretto a confrontarsi con il proprio passato e con una realtà familiare che lo respinge, mentre cerca allo stesso tempo un senso di appartenenza e la possibilità di costruire un futuro.

Unchained (2026), scritto e diretto da YOSHIDA Keisuke, è basato sugli anni giovanili nel regista. Il film ruota attorno alle lotte di delinquenti dalle vite turbolente in Giappone e degli adulti che si sforzano di aiutarli. Con Wataru Ichinose e Kaho, la sua uscita in Giappone è prevista per il 26 giugno.

Oltre a questo vasto programma, in occasione del premio alla carriera assegnato a Yakusho Kōji, il Far East Film Festival 2028 riproporrà i grandi successi in cui l’attore è stato protagonista!
Raccontare la grandezza di qualcuno o di qualcosa, non è mai facile: basta un attimo e si rischia di oltrepassare la linea, di compromettere un equilibrio. Tutto diventa “epica”, “sogno”, “mito”. Del resto, raccontare la grandezza è come raccontare la normalità: serve un alfabeto specifico, misurato, capace di puntare all’essenza. Ma è davvero possibile essere misurati quando si maneggia un nome incredibile come quello di Yakusho Kōji? Il protagonista del magnifico Perfect Days di Wim Wenders, attore-simbolo del 2023 (incoronato a Cannes) e degli ultimi quarant’anni di cinema giapponese, riceverà il 25 aprile il Gelso d’Oro alla Carriera sul palco del Far East Film Festival 28 di Udine! Un momento epocale che, in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma/The Japan Foundation e di ANA (All Nippon Airways), vedrà Yakusho anche protagonista di un imperdibile tributo: una monografia complessiva di 8 titoli presentati sia a Udine (7 film) che a Roma (5 film) per dipingere il ritratto del «Tom Hanks nipponico».
Se raccontare il FEFF significa raccontare la grandezza del cinema pop asiatico senza paura dei superlativi e dei punti esclamativi, raccontare gli ospiti d’onore del FEFF significa raccontare la loro grandezza senza paura di sfoggiare parole come “gigante”, “icona”, “leggenda”. Ed ecco, appunto, l’arrivo di un gigante, di un’icona, di una leggenda gloriosamente in sella dal 1985. Nato nel 1956 a Nagasaki, nel 1978 entra nella scuola di recitazione di Nakadai Tatsuya. La grande svolta, tuttavia, avviene nel 1996 con il ruolo da protagonista nella commedia di Suo Masayuki Shall We Dance? (nel remake hollywoodiano, ricordiamo, il ruolo passerà a Richard Gere).
Nel 1997 torna sotto i riflettori internazionali con L’anguilla (The Eel) di Imamura Shohei, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, ma l’impronta più duratura arriva subito dopo con il cult horror Cure di Kurosawa Kiyoshi. Nei decenni successivi Yakusho ha consolidato questi successi con interpretazioni pluripremiate per importanti registi giapponesi e stranieri.
Scopriamo insieme i film che comporranno il tributo a questa icona del cinema giapponese!
The Eel (1997) diretto da IMAMURA Shohei. Il film ruota attorno alla storia di un uomo d’affari che uccide la moglie adultera e viene mandato in prigione. Dopo il rilascio, apre un barbiere e incontra nuove persone, non parla quasi con nessuno tranne un’anguilla con cui ha stretto amicizia mentre era in prigione. Un giorno trova il corpo privo di sensi di Keiko, che ha tentato il suicidio e gli ricorda sua moglie.

13 Assassins (2010) di MIIKE Takashi tratta di un nobile samurai di nome Shinzaemon Shimada, interpretato da Yakusho Kōji. Il samurai riceve in segreto l’incarico di assassinare il crudele signore feudale Naritsugu in seguito alla sua violenta ascesa al potere. Insieme a un gruppo di abilissimi samurai, Shinzaemon progetta un’imboscata per catturare il feudatario. Tuttavia gli impavidi samurai sanno che stanno per avventurarsi in una missione suicida.

The Blood of Wolves (2018) di SHIRAISHI Kazuya. A metà tra poliziesco e yakuza eiga, il film richiama da un lato il crime americano, dall’altro il cinema di Kinji Fukasaku per complessità narrativa ed energia registica. La storia segue il giovane detective Hioka, assegnato a Hiroshima al fianco di Ōgami Shōgo che si ritrova invischiato in una guerra tra clan yakuza e costretto a confrontarsi con un mondo dove le regole apprese non valgono più. Il contrasto tra i due – idealismo contro pragmatismo amorale – guida il racconto.

Under The Open Sky (2020) di NISHIKAWA Miwa racconta la storia di Mikami, ex esponente della Yakuza che ha trascorso la maggior parte della vita in prigione. Una volta rilasciato, inizia a lottare per trovare un lavoro adeguato e per inserirsi nella società, ma il codice di condotta di Mikami non si adatta all’ordinato sistema di assistenza sociale del Giappone. Essere compatito o disprezzato non fa parte del suo bagaglio culturale; inoltre non comprende la grammatica sociale degli aiuti statali. La sua natura impulsiva rischia di compromettere anche i rapporti con chi cerca di aiutarlo.

In The Woodsman and the Rain (2020), diretto da OKITA Shuichi, Yakusho Kōji sorprende in una commedia metacinematografica in cui si ritrova persino a interpretare uno zombie. Il film segue Katsu, un solitario taglialegna che, entrando casualmente in contatto con una troupe, si lascia coinvolgere nel loro lavoro, trasformando la monotonia quotidiana in un’esperienza inattesa e vitale. Tra gag surreali e situazioni esilaranti, il racconto intreccia anche un percorso più intimo.

Tampopo (2022), diretto da ITAMI Juzo, racconta di una vedova determinata che gestisce un piccolo ristorante di ramen cercando di renderlo il migliore di Tokyo. Con l’aiuto di un camionista e di un gruppo di eccentrici amici, sperimenta, impara e affina la sua arte, trasformando una ciotola di noodle in un simbolo di impegno e unione.

Perfect Days (2023), diretto da Wim WENDERS, tratta della storia del protagonista, Hirayama, un uomo solitario sulla cinquantina che vive una vita semplice e ordinaria, lavorando come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo. La sua vita cambia quando incontra alcune persone che gli fanno scoprire qualcosa di più sul suo passato e sul suo futuro. Hirayama dovrà affrontare le sue paure, i suoi rimpianti e i suoi sogni, in un viaggio alla ricerca della felicità.

Come abbiamo accennato, il percorso nel cinema giapponese del festival segue anche 24 film fuori concorso, tra Special Screenings e Restored Classics.
Tra gli Special Screenings giapponesi abbiamo due film:
Kokuho – Il maestro di kabuki (2025), diretto da Lee Sang-il e tratto dal monumentale romanzo omonimo di Yoshida Shuichi. Emotivamente infuocato e visivamente sontuoso, il campione d’incassi assoluto del cinema giapponese approderà al Far East Film Festival 28, accompagnato dal regista, e immediatamente dopo, dal 30 aprile, nei cinema italiani. Lee Sang-il, del resto, non ha lesinato sulla grandiosità stilistica e narrativa, firmando una storia dove convivono l’arte, l’ambizione, l’amicizia e l’amore. Una storia lunga 50 anni che ha l’incedere epico e maestoso di Addio mia concubina e de L’Ultimo imperatore.

Tokyo Taxi (2025), diretto da YAMADA Yoji, racconta di un tassista di nome Koji Usami che riceve l’incarico di accompagnare l’anziana Sumire Takano da Shibamata a Tokyo, fino a una casa di riposo a Hayama. Durante il viaggio la donna chiede di deviare più volte il percorso, trasformando la corsa in un itinerario inatteso. Tappa dopo tappa, tra confidenze e ricordi emerge il racconto del suo passato dando vita a un percorso intimo in cui il viaggio diventa occasione di scoperta e memoria.

Tra i Restored Classics giapponesi spiccano invece i film:
Gamera (2025) diretto da YUASA Noriaki. È un classico kaiju eiga che introduce il celebre mostro tartaruga gigante, protagonista di una lunga saga e spesso accostato all’immaginario di Godzilla. La creatura si risveglia in seguito a un’esplosione nucleare e, come da tradizione del genere, scatena una devastante ondata di distruzione fino a raggiungere il Giappone.

Hula Girls (2025) diretto da YUASA Noriaki e ambientato nel 1965, racconta la crisi della cittadina mineraria di Joban dopo il crollo dell’industria del carbone. Con gli uomini rimasti senza lavoro, sono le donne a prendere l’iniziativa, cercando di rilanciare il territorio trasformandolo in una meta turistica attraverso la danza hawaiana. L’arrivo dell’insegnante Madoka Hirayama da Tokyo segna l’inizio di un percorso di cambiamento, tra difficoltà, resistenze e riscoperta collettiva.

Per nove giorni Udine si trasforma in un vero e proprio avamposto asiatico, tra proiezioni, eventi, incontri e contaminazioni culturali che coinvolgono tutta la città. Il FEFF 28 si conferma un’occasione preziosa per esplorare realtà lontane, e allo stesso tempo, riflettere su temi universali, risultando così un’esperienza che va oltre la semplice visione di un film!


