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Nara Yoshitomo: l’artista dell’infanzia sotto attacco

1 Marzo 2018
Marlene Manfredini


Per Nara Yoshitomo le immagini sono più forti delle parole: lo dimostrano i suoi dipinti delle bambine arrabbiate. 

Nara Yoshitomo è un artista giapponese conosciuto in tutto il mondo per i suoi dipinti di bambine arrabbiate: sono sole, all’erta, tengono strette in mano delle armi giocattolo, segno di un’infanzia che deve imparare a difendersi fin troppo presto dal mondo esterno.

I dipinti di Nara Yoshitomo (@michinara3 su instagram) ci parlano della sua visione del mondo, dei suoi sentimenti e della sua infanzia; vediamo tutto questo plasmarsi e prendere forma nelle opere delle bambine arrabbiate, dai nomi ispirati ai gruppi musicali che l’artista ascoltava da giovane (basti pensare al quadro Ramona, ispirato ai The Ramones) e alla solitudine della sua fanciullezza. Dipingere gli viene naturale come respirare. Prende gli strumenti che si trova accanto in quel momento, segue l’impulso dei suoi sentimenti e non si ferma a ragionare: scultura, scrittura, disegno, ogni tecnica può andare bene. L’arte gli permette di esprimere quello che prova molto meglio delle parole.

Evoluzione di un artista

La Kaikai Kiki Gallery di Tōkyō ha organizzato una mostra d’arte dedicata a Nara Yoshitomo, che si concluderà l’8 marzo 2018. La mostra si chiama Drawings: 1988~2018 Last 30 years, a indicare l’intento di ripercorrere i passi dell’artista dalla fine degli anni ottanta, quando era ancora uno studente dell’accademia d’arte tedesca di Dusseldorf, al presente, sottolineando come il suo stile sia evoluto nel tempo. Negli anni 2000 la sua fama ha raggiunto livelli mondiali, e le sue bambine arrabbiate hanno cominciato a mostrarsi sempre più pacate, man mano che l’artista si allontanava dal mondo dei media.

Un messaggio dal passato

Ad accoglierci sulla pagina iniziale della Kaikai Kiki Gallery, troviamo un messaggio di Murakami Takashi, forse l’artista giapponese contemporaneo più conosciuto fuori dai confini dell’arcipelago e contemporaneo di Nara Yoshitomo (ve ne parliamo qui), che spiega l’obiettivo della mostra: rendere le opere di Nara più tangibili, così da facilitare la comunicazione con i suoi ammiratori, e superare la repulsione da parte dell’artista per i rivenditori delle sue opere, battute all’asta per milioni di dollari. Una lettera di Nara Yoshitomo segue le parole di Murakami; si confida con i lettori, con il pubblico, raccontando il suo rapporto con l’evento. Come in una macchina del tempo, rivede un frammento del proprio io passato in ogni dipinto, e in ogni immagine saluta un vecchio sentimento. La mostra è un modo per ritrovare e riconoscere la propria identità.

Le bambine arrabbiate

Alcuni ipotizzano che le bambine arrabbiate dei dipinti di Nara siano il risultato del sistema scolastico giapponese: bullismo, pressione e isolamento sociale, per elencare alcuni dei casi peggiori. Altri vi vedono il Giappone di oggi, che dà nuovamente importanza al ruolo della donna nella sua scelta di usarla come simbolo; o il Giappone del passato, che ancora combatte per mantenere integra le proprie cultura e identità, proteggendosi dall’influenza straniero. Ma con le misere armi giocattolo delle bambine, è solo e destinato a perdere.

Il vero significato delle sue bambine? Nara non l’ha mai rivelato.

Per ulteriori approfondimenti sull’arte giapponese vedi anche:

Francesca Scotti racconta Murakami Takashi

Kunisada – Il maestro riscoperto

Kuniyoshi – Il visionario del mondo fluttuante

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